“Allora, c’è un essere umano… Un essere umano studia da una vita il comportamento dei ragni. Finalmente fa una eccezionale scoperta e convoca una riunione dei piu' grandi esperti del mondo per illustrarla. L’essere umano mostra ai colleghi un ragno, lo mette sul tavolo e gli dice: ‘Fai tre passi avanti.’ Fra lo stupore generale il ragno fa tre passi avanti. Poi gli dice: ‘Fai tre passi indetro.’ E il ragno, incredibilmente, esegue l'ordine e fa tre passi indietro. Poi stacca le zampe al ragno e gli dice: ‘Ora fai tre passi avanti.’ Il ragno rimane immobile. ‘Fai tre passi indietro.’ Il ragno rimane sempre immobile. ‘Questa e' la mia scoperta,’ commenta orgoglioso il Professore ‘se si staccano le zampe a un ragno, questi diventa sordo.’
Gli animali risero. Come erano stupidi questi esseri umani! Non si erano mai accorti che i Ragni sono sordi? E soprattutto che il solo pensare di (ahi!) staccare (si fa per dire, Dio non voglia!) le zampe a un Ragno procura sette anni di variegate imprevedibili incontrollabili disgrazie?
Anche Marzio rideva. Chissà per quale ragione. Valli a capire gli uomini.
Berny era ottimista. Non sapeva perché ma era pronto a dargli una chance.
Corvoblu intanto era in viaggio, esasperato ed esaurito per la fatica, la frustrazione, le forti emozioni della giornata.
D’altra parte era l’unico che sapesse come scovare Kalanaga.
E di Kalanaga c’era bisogno al Consiglio perché era l’unico in grado di decifrare con sicurezza i messaggi di Altai.
Al Consiglio se la ridevano. Se la ridevano perché non si erano ancora resi conto che ormai la loro vita, e l’esistenza stessa del villaggio, dipendevano da Kalanaga. O stritolati dalle spire dell’Anaconda… o nelle mani del Serpente Nero. Eheh.
La loro vita era appesa a un filo sottilissimo, più illusorioe ingannatore ed evanescente di un filo di ragnatela. Dipendeva da un veggente sordo.
E da Kalanaga. L’unico animale che li avrebbe fatti fuori tutti.
Era tutta la giornata che Corvoblu continuava a fare la spola avanti e indietro da Sud/Ovest a Sud (le prime anse del fiume), da Sud a Ovest (casa di Bruna), da Ovest al Centro (Ezechiele) e poi ancora dal Centro a Sud/Ovest (chiamare i suoi), da Sud/Ovest al Centro e poi ancora a Sud/Ovest (chiamare il vecchio Kala).
E il tratto fino a Sud/Ovest ogni volta era infinito. La proprietà dei Corvonero distava qualche migliaio di doppie pertiche dai primi vicini ed era vasta un migliaio di doppie pertiche quadrate…
A Corvoblu faceva l’effetto di un circuito. Ogni volta il giovane pennuto si elettrizzava si caricava di più. Non era un’impressione. Ogni volta era più blu.
Varcava il confine delle direzioni e si stordiva lungo il percorso delle mezze-direzioni. Il Sud/Ovest nel suo caso. Il Sud/Ovest. La sfida del Sogno, il luogo dove tutto era possibile, intenso e reale, pensava Corvoblu. La sfida che le conteneva tutte. Sognare e vedere. Vedere e agire. Nel Sogno. E in questa realtà realizzare il proprio Sogno, la propria ‘Mission’, proprio quella. E vivere nel Sogno, nel nome del Sogno, quello che ci arriva da Nonno Cielo e i Popoli delle Stelle, vivere nel Sogno fino alla morte. E rendere la morte parte della sfida del Sogno: ultimo capolavoro: superare la morte attraverso il Sogno stesso.
Corvoblu sapeva tutte queste cose. E non solo perché era un corvo. Era nato nella Casa del Sogno. Era nato nell’estrema propaggine Sud/Ovest della contrada. Sognava fin da piccolo. E sapeva perfettamente che per un vero Sognatore nulla era impossibile.
E ogni volta che andava verso Sud/Ovest quel giorno, andava più veloce e ogni particella del suo corpo e del suo Spirito vibrava e girava più veloce. Il sangue gli gonfiava le vene e il cuore gli pulsava forte fin nelle tempie e gli faceva male. E lui sentiva ogni volta, sempre più forte, che tutta questa dannatissima vita non gli era servita a niente che non aveva mai fatto niente che era arrivato il momento di fare qualcosa per il suo Sogno. Qualsiasi cosa.