Ezechiele fu il primo che lo vide arrivare. E non ne fu sollevato.
Kalanaga si trascinava riluttante con Altai sul dorso, ciondolando il capo raso al suolo, tossicchiando e ruttando. Ezechiele si chiese che fine aveva fatto Corvoblu e preferì non darsi risposta.
Kalanaga varcò la Sala del Consiglio. Non volse neanche un’occhiata in giro. Sentiva che era pieno di gente e lui non amava la gente. Con piglio deciso si attorcigliò su se stesso e si mise a dormire.
Altai nel movimento cadde a terra gambe all’aria, gli occhi che roteavano da tutte le parti.
“Presagio di morte.” Serpeggiò il sussurro dell’assemblea.
“Shhhh! E mica ha ancora iniziato! Vedrete poi.” Fece Kalanaga, immobile, senza neanche socchiudere i suoi occhi verdi. L’assemblea trattenne il fiato.
Altai si ricompose. Impugnò il suo bastone. E con questo facevano nove zampe del colore dell’argento. Le quattro direzioni, le mezze direzioni e il Cielo.
Tutti gli occhi degli abitanti del villaggio erano puntati su di lui e lui si sentiva a disagio. Ma sapeva che questa volta non c’era nulla da temere. Perché era un veggente.
Quindi si accinse a percorrere l’intera circonferenza della Sala e posò gli occhi su tutti i presenti. Gli Orsi furono svegliati per l’occasione, in segno di rispetto.
Se Altai voleva guardare negli occhi sarebbe stato meglio che gli occhi fossero aperti. Guardò le iridi scintillanti di Nikita il lupo. Esaminò le scimmiette per aria, in pose da contorsionista. Milton sopra il masso si stiracchiava. Geronimo, a fianco a Ezechiele, si stava dando una grattatina al palco di corna di osso e di velluto che torreggiava sopra la sua testa.
Giunse infine di fronte a Marzio. Si fermò. Lo scrutò da tutte le angolature, davanti e dietro, cioè coi suoi occhi davanti e anche con gli occhi di dietro. E non capì che cosa fosse. Certo, piacere non gli piaceva. Non avrebbe portato nulla di buono quel rametto appassito. Boh.. Diavolerie moderne! Scrollò il capo e, leggero e instabile sulle zampette, riprese la sua andatura e continuò il suo giro. Ma inciampò nel bastone. Che non si sa come gli andò dritto nel petto. Di punta, e vi si conficcò per un bel tratto anche. Altai giaceva stecchito, rovesciato sulla schiena come uno scarafaggio. “Presagio di morte.” Si lasciò sfuggire Coccinella, con gli occhi sgranati e le mani alla bocca. E fu contenta che non fosse per lei. Tutti rimasero molto impressionati. Tranne Marzio che non capì.
Berny si era appoggato a Coccinella per ricevere il conforto del suo calore scimmiesco. Marzio si accostò a Berny, gli diede di gomito e gli parlò all’orecchio: “Che sta facendo?” Berny non rispose.
I presenti sospirarono rilassati e si sistemarono con più comodità nei loro posti. Kalanaga, con tutto il rispetto, ingoiò il Ragno.
Geronimo abbassò le palpebre, inclinò lievemente il capo e fece riposare lo sguardo sulle vette del Nord. Batté uno zoccolo e tornò presente all’assemblea. Con tono grave e definitivo pronunciò: “Presagio di morte.”
“Sarai tu a liberarci dal Mostro 777.” Berny trovò infine la forza di rispondere a Marzio, e lo fece ad alta voce.
“Ti aiuterò io.” Concluse.
L’assemblea si sciolse. Tutti erano allegri.
Le scimmiette cantavano in coro. “MarzIo è un uomo con la ‘I’ ma senza le ‘p’.”
E altre facevano il controcanto: “Berny deve fare l’impresa altrimenti non trova la donna.”
Coccinella si affrettò a contattare le sue amiche vicine di contrada per essere aggiornata sulla esatta localizzazione del Mostro.