Era già quasi l’alba quando Berny si incamminò per andare verso il ponte da cui sarebbe dovuto passare Marzio per ritornare al villaggio. Se fosse ritornato.
Non era ancora l’alba quando Marzio si massaggiò le caviglie livide, parzialmente digerite, e, grondante sangue, sollievo e gioia, si rimise in posizione verticale. I piedi tenevano. Le gambe tenevano. Fece qualche passo. Riusciva. Respirava. Camminava. Si muoveva liberamente!
Aveva fatto a pezzi il serpente, gli aveva scoperchiato il muso aprendolo in due e poi era andato oltre facendosi strada col macete e dal cadavere squartato aveva estratto gli arti inferiori, uno ad uno. Uno. Due. Solo due. Sono sufficienti. Prese il mezzo muso di anaconda e se lo mise in testa. E gli venne da ridere, gli sembrò di essere Berny alle prese con la sua visiera.
E così, grondante sangue, sollievo e gioia, sfinito, dolorante, tramortito e stupito, prese la via del ritorno. Barcollava ma si sentiva leggero leggero. Che i nemici venissero pure ora, che i pericoli venissero pure ora a insediarlo. Lui era pronto. Era tranquillo.
Attorno a lui tutto era diverso. Si muoveva nella notte come fosse giorno. L’aria era spessa, densa di vita. E lui non aveva più paura. Di niente.
All’andata non aveva visto nulla. Ora guardava e vedeva. Tutto.
Era già quasi l’alba quando Berny, fermo ritto sul ponte, riuscì a intravvedere la figura del suo amico farsi strada tra le ombre e gli alberi della foresta. Era lui, ma non sembrava lui. Che uomo. Sembrava una pertica più alto.
Era chiaro che era vincente. Aveva superato la sua Sfida e aveva liberato il villaggio. Non lo sapeva ancora ma era entrato nel suo Sogno. Nella sua vita vera.
Quando entri nel tuo Sogno trovi tutti gli amici ad aspettarti.
Il piacere che provò Berny nel riabbracciare il suo amico fu tale che si domandò con un certo fastidio quanto a lungo sarebbe ancora durato l’effetto del ‘Gondo’. Ma anche Marzio fu molto contento di vederlo.
Berny era così emozionato che non seppe fare altro che dargli una sberla. Aveva tanta di quella forza dentro e di quell’amore trattenuti così a lungo! E disse esattamente la cosa che meno aveva voglia di dire: “Allora non te la saluto Francesca!”
E sentì di rimando, in risposta, la cosa che meno si sarebbe aspettato di sentire: “Francesca chi?!...”
Marzio non stava scherzando. Non era una volpe. Non scherzava mai. Era un uomo, un essere semplice. La verità era che Francesca non esisteva più. Anche Marzio non esisteva più. Era un’altra persona.
Marzio, il nuovo Marzio, prese Berny e lo strinse a sé, avvolgente come un’anaconda, stretto stretto. Gli accarezzava il collo e la schiena. E anche lui provò un tale piacere che si chiese se il ‘Gondo’ davvero non stesse cominciando a fargli effetto.
“Berny,” gli disse all’orecchio, “Non ce l’avrei mai fatta senza di te. In ogni senso.”
E i due sentirono al cuore un piacere tale quale può essere solo quello dato dall’amore e dalla consapevolezza del destino.
Li aspettava una nuova vita. Non sapevano ancora nulla della vita che li aspettava. Ma non avevano fretta. Non avevano ansia.
Stavano abbracciati e tutto era lì per loro.
La notizia arrivò al villaggio prima di loro, da bocca a bocca, da scimmia a scimmia. “A Marzio piacciono le Rosse!” Tutti furono felici. Quando una goccia nel mare è felice, il mare è felice.
Al villaggio prepararono una grande festa. Coccinella, imperiosa, radunò le scimmie e si mise al lavoro. Bruno portò al Centro del villaggio le ultime sue riserve di Centoerbe, il digestivo più pieno d’amore che esiste nell’Universo. Sarebbero servite!
Tutti stentarono a riconoscere Marzio, che da quel momento divenne Marzio l’anaconda. Furono contenti di accoglierlo nel villaggio e da quel momento Marzio prese alloggio nella tana di Berny, come del resto era sempre stato.