La casa del sogno e il mostro 777- capitolo 17

Ancora Corvoblu di Gloria Leo

 

La storia potrebbe finire qua, ma Bruna, che è un buon Orso, mi chiede: “E Corvoblu?”. Non riesce a prendere sonno e non si può fare questo a un orso, non prima dell’inizio di primavera.

Per rivedere Corvoblu al villaggio Bruna avrebbe dovuto aspettare 3 anni. E non lo avrebbe riconosciuto.

Corvoblu era diventato un corvo grande e robusto. Uno dei tanti corvineri abili nel tempo del Sogno e furbi nel tempo della veglia. Uno come tutti gli altri.

Gli anni con Jagger gli avevano insegnato a mimetizzarsi. Per agire indisturbato, per vivere indisturbato, per cavarsela in ogni situazione. Nessuno riconosceva nel nero di Corvoblu un luccichìo particolare, nessuno ci prestava attenzione. Nessuno percepiva nella sua voce uno spessore particolare, un’estensione particolare, un moltiplicarsi di note e tonalità, di capacità. Nessuno osservava la particolare rsistenza del suo volo e quanto riusciva a spingersi in alto. 

Fuori era nero (o argento) come si conviene a un corvo. Ed era così pienamente Corvo che dentro conteneva l’intero spettro dei colori, la gamma completa delle conoscenze occulte.

Ed era così pienamente Corvo da non essere più solo corvo. Il Corvo è la libertà di essere nel mondo e altrove allo stesso tempo, se stessi e altro da sé. Perciò può contemplare i segreti dell’Universo e farne uso.

Corvoblu era sereno e si divertiva un sacco.

Jagger gli aveva insegnato la vita.

Anche Corvoblu era entrato nel suo Sogno. E la sua vita era una continua sfida.

Era un giovanotto vivace e solitario che camminava poco ma in compenso volava tantissimo.

 

“Perché hai gli occhi così?” Un corvo si era posato sul suo stesso ramo e gli stava rivolgendo la parola. Corvoblu si voltò stupito.

“Così come?”

“Così.” Non c’era da aggiungere altro.

Era una femmina. Corvina fece un gesto con l’ala. Era molto carina e aveva una straordinaria abilità a muovere le penne delle ali, indipendentemente, quelle in punta, più lunghe, quasi come fossero le dita degli uomini.

Corvoblu increspò le labbra e inarcò il sopracciglio sinistro. Aveva gli occhi a mandorla?! “Boh!” rispose.

“Non a mandorla. Strani. Diversi.”

Corvina continuava a guardarlo. “Ma, fatti vedere… Lì, sopra gli occhi… Hai riflessi blu. Sono penne blu non nere.”

Corvoblu ridacchiò.

“Ehi, come ti chiami?” chiese.

“Malvina.”

“Bello, come il color malva. Bello. Sì. Gli assomigli.”

La storia continua.

Quando entri nel tuo Sogno trovi tutti gli amici ad aspettarti.

 

fine

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