Si è chiuso un 2009 che peggio non si poteva e si apre un 2010 che certo molto peggio sarà, ma il mondo politico occidentale, aduso a raccontar favole e a mieter voti, magari fomentando intolleranza, odio e paura, come potrebbe ammetterlo? Per cui, come un medico di campagna di qualche secolo fa, ci rifila qualche pillola innocua e molte buone intenzioni. Ma la realtà è ben diversa, tragica, drammatica.
La catastrofe ecologica. A metà novembre 2009 a Roma ci sono stati quasi trenta gradi, in Belgio quindici, dieci a Mosca, venti a Berlino. Alta pressione proveniente dall’Africa, hanno detto. C’è da rallegrarsi per chi ancora ci crede. Gli unici contenti sono i groenlandesi che lasciano la Danimarca, si dichiarano indipendenti, pronti a commercializzare, a un mondo schiavo del petrolio, il loro, liberato dai ghiacci millenari che ne impedivano l’estrazione. Obama, pover’uomo, la catastrofe ecologica l’ha capita e la conosce, ma non può nulla, i governi occidentali e i poteri forti della sua nazione non lo seguono e se ne fregano, i paesi emergenti non sono troppo interessati e giustamente rivendicano il diritto a svilupparsi, i popoli sfruttati arrancano disperati. Quella di Copenaghen sull’ambiente è stata una conferenza disastrosa, al di là di tutte le buone intenzioni.
La catastrofe economico - alimentare. Sempre a metà novembre, a Roma, si è riunita la FAO, l’unica nazione del G8 presente con i suoi massimi dirigenti è stata l’Italia. Berlusconi ha sproloquiato inutilmente come sua abitudine. Obama intanto era nelle stesse ore in Cina. Che il viaggio fosse fondamentale è evidente, tuttavia la data coincidente con il vertice FAO è chiaramente una imposizione delle lobby industriali, economiche e agro-alimentari statunitensi che hanno chiarito a Obama la sola strada percorribile, piegarsi ai loro interessi e smetterla di fare il profeta planetario della giustizia, del rispetto e della cooperazione tra tutti i popoli, pena l’obbligo di rinunciare a essere il presidente. Il vertice FAO è stato un disastro, i rappresentanti dell’Occidente han fatto bei discorsi, in cui hanno ripetuto: “è triste, è grave che ogni cinque secondi muoia un bambino del Sud del pianeta”. Guai però a toccare i brevetti che gonfiano i conti in Svizzera delle multinazionali farmaceutiche che proprio con i loro brevetti impediscono alle medicine di essere vendute a prezzi accessibili per i malati del Sud del pianeta che così, insieme alla denutrizione, hanno un motivo in più per morire alla svelta. Nessuno che abbia cercato di capire perché succede, perché si muore, oppure è più facile immaginare che tutti lo sappiano e tutti fingano di non saperlo. Sono milioni i bambini, le donne e gli uomini ammazzati dalla fame nel Sud del mondo ogni mese, soprattutto da quando non c’è più il muro di Berlino. Sì, perché fin che c’erano due blocchi e il mondo era diviso in amici degli USA e amici dell’URSS, le due superpotenze avevano un comportamento chiaro, gli USA sfruttavano con discrezione, salvo in America Latina, dove depredavano materie prime con i fucili dei dittatori loro amici da Pinochet a Videla, l’URSS aiutava i suoi alleati inviando trattori modello anni Cinquanta, che poi erano quelli che si usavano ancora nei kolchoz sovietici. Non sembri strano, l’URSS era una nazione dai consumi ridotti, non aveva bisogno di rapinar materie prime in giro per il mondo, venti anni fa tutti prendevano in giro i cittadini dei paesi socialisti perché andavano in metropolitana e in tram e non avevano l’automobile, oggi che si capisce dove ci stanno portando le automobili, nessuno che riveda il giudizio denigratorio sui paesi socialisti formulato venti anni fa. Poi, appunto dopo il muro, è arrivata in tutto il mondo la così detta “libertà” occidentale. Per fortuna esclusa l’America Latina, perché i sudamericani hanno iniziato nei primi anni del nuovo secolo a svilupparsi autonomamente, a nazionalizzare le loro risorse e a rispettare gli indios, cacciando i famelici consiglieri della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale, vampiri che succhiavano sangue là per trasfonderlo nella decrepita economia a stelle e strisce, la “libertà” occidentale infatti in questi venti anni si è comportata con l’Africa e l’Asia, nella seguente maniera: tutti possono vendere tutto in tutto il mondo, Clinton inventa infatti l’Organizzazione Mondiale del Commercio. Ecco cosa è successo: qui tu, Africa e Asia, hai delle regole che difendono il tuo riso e il tuo cacao?, aboliscile! Così l’Europa e gli USA si presentano e fanno subito un prezzo per i prodotti più basso di quello locale. Come fanno? Semplice! Hanno gli incentivi e gli aiuti di stato, strano davvero, ma la difesa delle produzioni nazionali (delle nazioni africane e asiatiche) viene bollata come socialista, gli aiuti di stato, che anch’essi lo sono, invece no, perché i beneficiari sono gli industriali capitalisti, i paladini del mondo libero. Ovvio che poi il controllo di tutti i mezzi di comunicazione, treni, navi, aerei, da parte dell’Occidente, garantisce che in un accordo di scambio di favori, i governi occidentali aiutino e agevolino le industrie occidentali nell’esportazioni dei prodotti, ma chiedono cifre astronomiche ai senegalesi per portare un chilo di riso senegalese in Occidente. Queste pratiche criminali vengono chiamate “libero mercato”, chi le chiama “imperialismo” viene subito bacchettato come vecchio, arretrato, superato, ideologico, insomma un comunista e subito gli si urla dietro che dovrebbe rendersi conto che il muro è caduto. Appunto, verrebbe da ribattere, ma non ce n’è il tempo, via che si passa allo spot successivo, alla nuova pubblicità, alla nuova riaffermazione dell’ideologia dei consumi. Intanto i coltivatori africani in queste condizioni iniziano a smettere di coltivare, perché nessuno compera i loro prodotti e non potrebbero sopravvivere abbassandone i prezzi, quindi emigrano, le loro terre sono comperate dalle multinazionali che pianificano allora a livello planetario la produzione. Evidentemente le multinazionali mettono le unghie in particolare sulle terre delle nazioni precedentemente a governo filo-sovietico, le quali quasi sempre erano dello stato, perché negli altri paesi questo “giochetto democratico” che consiste nel “comperare” la terra degli altri, quasi fosse una fiera di un nuovo colonialismo mascherato, già è stato praticato. In più hanno uno straordinario vantaggio, la libertà ha trasformato asiatici ed africani in nuovi schiavi, alcuni sfruttati nelle campagne di Asia e Africa,altri da sfruttare nelle fabbriche, nei campi e nei lavori umili in Europa e USA.
Intanto in tutto il mondo aumentano i consumi di energia, acqua, carne, carta igienica, nessuno che pensi che la terra è un ecosistema esauribile, che il ciclo dell’acqua, quello del foraggio, che dà frumento agli uomini e granaglie ai bovini e agli altri animali, non possono soddisfare un consumo sfrenato. Intanto si mettono i pulcini in batteria e i polli arrosto fanno schifo e non sanno di niente, ma anche qui si rischia di essere bollati come vecchi, arretrati, il pollo “moderno” è più sano e più leggero, almeno così imbroglia con spot molto colorati la pubblicità.
Intanto si moltiplicano gli sprechi, il pane buttato, ma il problema, ci dicono, è venderlo, non mangiarlo. Perché altrimenti l’economia si ferma. Giusto, ma quando si perdono migliaia di posti di lavoro, come possono comperare coloro che i soldi non li hanno più? Poco importa, bisogna essere ottimisti, dice Berlusconi e con lui i suoi simili. Ad arricchirsi con mutui capestro, famiglie sul lastrico, gente disperata, saranno le banche.
Intanto l’India, la Cina, il Sudafrca, il Brasile, pur tra mille contraddizioni, crescono, l’Occidente allora muove guerra, almeno commerciale. Perché i cinesi e gli indiani vogliono il nostro cioccolato, il coltan per la resistenza del loro cellulari e li sottraggono ai nostri mercanti che allora in Africa e in Asia con le armi difendono il furto da noi praticato (qualche altro morto in più è uno spiacevole effetto collaterale della difesa della “libertà” occidentale), che però è mascherato da collaborazione economica tra società occidentali e del Sud della terra, anzi l’Europa si mostra generosa, ha dato ai governi locali i fondi per fare strade e infrastrutture, a patto che siano gestiti da europei, in poche parole, le ditte europee incassano costruendo strade negli altri continenti, anche se la manodopera pagata niente è locale, poi su quelle strade corrono camion che si rubano, ma il politicamente corretto vuole che si dica “esportano”, le ricchezze di quei paesi. Intanto l’Africa si ribella, nascono i pirati che si riprendono quello che è loro, mentre noi diciamo che sono loro che stanno rubando, quello che, solo perché lo paghiamo un prezzo miserevole a governi da noi imposti, reputiamo sia, riso o diamanti, oro o coltan, nostro, anche se dire che è nostro è più di una bugia, è una bestemmia.
Dove stiamo andando quindi? Verso un baratro di cui allegramente i grandi della terra, almeno i G8, se ne infischiano, tranne Obama, a cui i capelli, dopo essere diventati bianchi in un anno di presidenza, anche se li nasconde con un taglio ultracorto, presto cominceranno a cadere. Così Berlusconi dopo battute velatamente razziste nei confronti di Obama, potrà prodursi in qualche bel consiglio sul trapianto di chiome e tupè posticci.
Nel 2010 in Europa e USA si perderanno milioni di posti di lavoro, molti più che nel 2009, eppure energia eolica, pannelli solari e automobili elettriche sono un futuro possibile solo secondo pochi politici, la maggior parte di loro è serva dei poteri forti che chiedono motori a scoppio, petrolio e nucleare. Che anno si preannuncia quindi? Un anno, con buona pace degli ottimisti servi dell’ideologia liberista dominante, del tutto peggiore di quello che è appena finito.
Haiti è la dimostrazione, tutti giustamente a piangere i morti, nessuno a piangere perché da anni ad Haiti si muore di fame, si vendono i bambini, comperati, primi tra tutti dagli statunitensi, per essere utilizzati per l’espianto degli organi e per la prostituzione, ad Haiti la vita media è di 50 anni, vita di stenti e degradante, secondo l’ONU, ma di questo non si è parlato fino al terremoto e non si parlerà dopo che i controllori della comunicazione di massa riterranno finito il tempo della pietà. Intanto in Africa si muore peggio che ad Haiti, terre aride e niente acqua a causa del riscaldamento della terra, più morti e più migranti, in fuga in cerca di una speranza di vita, ma anche questo non fa notizia. Donne e uomini in cerca di un futuro, a cui il razzismo crescente, in Europa e in Italia, riserva violenza e insulti come a Rosarno.
Ma si sa, noi pariamo così perché siamo i soliti profeti del malaugurio, i soliti catastrofisti, peccato che da anni, semplicemente perché leggiamo la realtà con attenzione e documentandoci, abbiamo ragione. Ma si sa anche questo, dire la verità, denunciare la realtà e i problemi prima che diventino deflagranti, dà fastidio. Gli editoriali dei quotidiani è meglio che li scrivano i soliti noti, quelli che sbagliano sempre, ma dicono quello che i potenti si vogliono sentir dire e che, proprio per questo, frequentano i salotti buoni, non come noi, le pizzerie di periferia, in cui il pizzaiolo si chiama Hassan. Il 2010 sarà terribile, il 2011 peggio ancora, ma almeno diamoci dodici mesi prima di arrivarci. E non rinunciamo a lottare, perché un mondo di giustizia, uguaglianza e libertà, quella vera, non quella preconfezionata e sanguinosa portata in giro per il mondo delle missioni militari occidentali, possa provare a farsi largo in questo mare di conformismo, servilismo, viltà. Affrontiamo il 2010 a testa alta, con il sorriso di chi al baratro che si allarga, antepone la solidarietà.