Ancora una volta il pietismo mediatico condisce e chiude la strepitosa operazione di falsificazione degli avvenimenti tailandesi fornita dai mezzi di comunicazione occidentali. Certo questa volta ha del clamoroso. Lo schema è quello classico, anche noioso, da una parte il re, i cittadini di Bangkok, gli impiegati e i lavoratori seri, quelli in giacca e cravatta, dall’altra un militare sanguinario che guidava le camicie rosse, a loro volta manovrate da un capo politico in esilio e che è un “Berlusconi” tailandese, miliardario e padrone dell’informazione, sostenuto da masse di straccioni, derelitti, disgraziati e mascalzoni che non vogliono lavorare. Più o meno è questo che hanno capito, ascoltando i servizi televisivi e leggendo i principali giornali, i cittadini europei. Uno schieramento bipartisan dell’informazione, tutti con la “legalità” dei primi contro l’orrore violento e populista dei secondi, le camicie rosse.
Proviamo a ricostruire i fatti fuor di retorica e al di là delle falsificazioni.
Le camicie rosse non sono straccioni, ma rappresentano la maggioranza assoluta dei tailandesi, non solo i contadini delle campagne, ma anche quei settori di piccolo commercio, quelli dediti ad attività impiegatizie non fortemente remunerate, il mondo della scuola, che sono danneggiati e non si riconoscono nel governo senza basi elettorali messo insieme dal re, dai poteri economici più forti e da quella parte ultraminoritaria di ricchi tailandesi che vivono quasi esclusivamente nella capitale, con costumi e cultura occidentale. Un governo che rappresenta pochi e la “legalità” se la assicura, meglio se la inventa, coi fucili dei militari.
La guida delle camicie rosse è certamente un personaggio ambiguo, ma non è quello che si racconta. L’ex primo ministro è un peperone vanesio, ma non ha il controllo berlusconiano dei media e, dato fondamentale, quando è stato al governo ha messo in atto politiche popolari a vantaggio delle fasce più deboli della società, non a caso anche con il sostegno delle, per quanto limitate, forze di sinistra. Una iniziativa per tutte, tasse ai ricchi per la sanità dei più poveri. Tutto questo urta ovviamente chi ricco è e le tasse non le vuole pagare. In più nel progetto politico delle camicie rosse c’è un riavvicinamento alla Cina e lo sganciamento dell’economia all’attuale asservimento agli interessi occidentali, che controllano e intascano gli utili della produzione ed esportazione della fecola (tapioca), del riso, dello zucchero, dell’ananas in scatola e del pesce e dell’estrazione dello stagno.
In Thailandia si è ammazzato un popolo, a garanzia di superiori interessi, quelli occidentali, l’operazione è così smaccatamente evidente che vergognarsi è poco e alla vergogna si unisce la preoccupazione del crescente risentimento contro l’Occidente che simili operazioni suscitano tra tutti quei cittadini del Sud del mondo che la realtà la capiscono anche se la televisione gliela falsifica costantemente.