Lella Costa: “Traviata” e l’intelligenza
del cuore
di Elisabetta Mero
L’universo
femminile è fortunato ad avere un’artista come Lella
Costa in grado di mettere in scena l’essenza dell’altra
metà del cielo con ironia e autenticità. È così in “Traviata”
per la regia di Gabriele Vacis. Per rappresentare le
donne di oggi nella loro complessità non c’era esempio
migliore infatti che parlare in terza persona della
protagonista della “Traviata” di Verdi, Violetta Valéry,
giovane prostituta d’alto bordo che non è altro che
la Margherita Gautier del celebre romanzo “La dama delle
camelie” di Alexandre Dumas figlio il quale, a sua volta,
si ispirava alla sua amata Marie Duplessis. Tre donne
per indicare una stessa vicenda di “amore e morte”(titolo
originario della Traviata poi censurato perché troppo
sensualmente pericoloso), vicenda che ormai è diventata
un archetipo nella memoria nazionalpopolare ma che si
presta a molteplici interpretazioni tra cui questa della
Costa. Sono presenti, come nel melodramma verdiano,
i tre atti, ciascuno dei quali viene messo in parallelo
con l’attualità, con le prostitute di oggi, con i piccoli
e grandi scandali della politica contemporanea con accenni
ai relativi rappresentanti, per esempio il Conte Varville
risulta straordinariamente somigliante a Tremonti e
Giorgio Germont, padre di Alfonso, ricorda Berlusconi
per la sua capacità di ingannare, mentire e smentire.
Il messaggio è chiaro: centocinquantamila uomini frequentano
prostitute ogni giorno solo nella città di Milano e
tutto questo rimane ancora un tabù nell’immaginario
collettivo, nessuno si chiede se quelle donne per caso
hanno dei desideri, dei pensieri; l’unica frase che
possono sentire è “quanto vuoi?”. Solo pochi uomini,
quelli che sono stati in grado di capire le donne con
l’intelligenza del cuore, ne escono salvi, uomini come
Alfredo, Verdi, Dumas, come De Andrè, Pasolini, Tom
Waits. Il restante mondo maschile, rappresentato nel
dramma da tutti i ricchi che gravitano attorno alla
figura di Violetta, è abituato a gestire la vita attraverso
i soldi, l’egoismo, la profonda ignoranza nei riguardi
delle donne per le quali non vale la pena fare nessuno
sforzo per capirle. Per questo tipo di uomini le prostitute
vanno bene che ci siano perché ci sono sempre state,
l’importante è che non si vedano alla luce del sole,
sulla strada, perché alla vista potrebbero risultare
“volgari”. E’ questo il messaggio che le donne captano
dallo spettacolo e non si può fare altro che ringraziare
Lella Costa che ha dato voce alle donne del marciapiede
ma anche alle casalinghe, alle manager, alle aspiranti
veline, alle disilluse, a tutte coloro che vogliono
combattere o sono vittime della sempre più ingombrante
mercificazione del corpo femminile e della realtà che
ci circonda. Lo spettacolo è ricco di riferimenti letterari
e a donne simbolo del ventesimo secolo, donne come Maria
Callas o Marilyn Monroe, quest’ultima viene presentata
attraverso gli occhi di Truman Capote che, nel suo libro
“Musica per camaleonti”, la vede, dopo il funerale di
Costance Collier, personaggio di primo piano sui palcoscenici
di New York, non come una bomba del sesso ma come, struccata
e vestita di nero, una bellissima bambina e così anche
a noi, come ci augura Lella, è capitato o capiterà di
sentirci almeno per un momento della nostra vita, davanti
agli occhi di un uomo che ci abbia capite, delle “bellissime
bambine”.