Ragazze afgane, giovani italiani, storie
di Spagna e Romania e altro ancora a Cannes ‘03
di
Davide Rossi
Asciutto, forte, essenziale,
efficace, riuscito. B. B. e il Cormorano mostra un
mondo che non si vorrebbe fosse raccontato, di pensionati
senza casa, professori poveri e turisti squattrinati che
cercano di regalarsi una vacanza fuori stagione. Tutt’attorno
donne e uomini confusi ma da cui emerge a poco a poco e con
delicato affetto la semplicità della vita che prima di tutto è vento
e mare, anche d’autunno, incontri ed emozioni prima ancora
che soldi e arroganza. Bravo l’esordiente regista e protagonista
Gabriellini capace di chiudere quando necessario senza trascinare
la pellicola con fotogrammi e code inutili, difetto ahimè diffuso,
e ugualmente brava la lieve e bellissima Carolina Felline,
spirito libero e consapevole, nel film voce autentica e profonda
di un mondo che si è dimenticato di se stesso. L’isola di
Costanza Quatriglio è colorato e salmastro, prosegue il racconto
di un’Italia semplice e insulare, dopo Ustica e Lampedusa
ora una famiglia di Favignana. L’invasione dei barbari di
Denys Arcand è capace di regalarci momenti esilaranti e intelligenti
al contempo, è una pellicola come di rado capita di vedere,
efficace, scorrevole ed effervescente, un film da consigliare
a tutti e per capire dove siamo finiti e qual è la società che
ci circonda, l’insipienza che avanza. Stesso tema per il
meritato vincitore Elephant di Gus Van Sant restituisce
con algido distacco la nullità delle nuove generazioni studentesche
statunitensi ridotte ad un sottoprodotto della società dei
consumi ed in ultimo sterminate da compagni che amano le
armi e possono trovarle senza difficoltà. Contorto e prolisso,
involuto e familista soprattutto nelle seconde tre ore La
meglio gioventù di Giordana altrimenti regista straordinario. Niki
e Flo del bravissimo rumeno Pintilie svela l’assurda
imbecillità dei soldi che cercano di negare storia e identità di
un popolo, Samira Makhmalbaf torna in Afganistan Alle
cinque della sera e scopre una ragazza a cui i versi
di Garcia Lorca restano la sola consolazione in un mondo
desolante, non diverso da quello opprimente e violento conosciuto
dalla giovanissima protagonista di Osama di Barmak
ambientato ai tempi della agghiacciante stagione dei talebani.
Alla Spagna libertaria si ritorna con No
pasaran del francese Imbert, film oleografico ma al contempo
forte, deciso a mettere in luce la tragedia del tradimento
dei repubblicani spagnoli da parte del governo di Parigi,
migliaia e migliaia di uomini e donne che, dopo aver combattuto
per la libertà si trovano costretti in una nazione che pensavano
amica dietro il filo spinato e poi, invasa la Francia, passati
per i treni nazisti verso i campi di sterminio. Ben seimila
a Matahusen di loro i sessanta superstiti saluteranno con
uno striscione antifascista la liberazione nel maggio ’45.
Bello come sa essere bella la Francia, una nazione contraddittoria
ma ancora intelligentemente libera e democratica, La piccola
Lilli di Miller è la storia di un’estate, del mare, degli
amori, dei prati, delle carni, del vento e di tutto quello
che ne è seguito, narrato con semplicità, ma anche grande
stile. Fellini: sono un grande bugiardo di Pettigrew è il
dovuto omaggio a dieci anni dalla scomparsa di un genio che
ci ha regalato Prova d’orchestra, Lo sceicco bianco, Roma, è la
storia di una vita e di una grande verità, confondiamo sempre
i piani, verità indicibili, sogni, confusioni, passioni, è già difficile
vivere, importante è farlo con entusiasmo, la realtà sarà sempre
quella che viviamo e raccontiamo, sintesi incompiuta di molte
verità. Sangue e oro di Jafar Panahi è la metafora
filmica del difficile passaggio a cui è chiamata la rivoluzione
iraniana, in cui la maggioranza del popolo chiede rispetto
dell’islam e dialogo e gli opposti estremismi chiedono integralismo
da un lato e magliette a stelle e strisce dall’altro, il
divario sociale cresce, la tensione anche interiore di ogni
singolo cittadino anche, il protagonista ne trarrà le estreme
conseguenze.