Bellinzona, capitale del Ticino, è città tutta turrita e il
Festival Internazionale del Cinema Giovane che vi si tiene già
da quindici anni non può che chiamarsi “CASTELLINARIA”, nome
appropriato perché il direttore Giancarlo Zappoli e i suoi collaboratori
manifestano grande sensibilità nel raccogliere il meglio della
produzione capace di coniugare qualità e temi giovanili, un
vero e proprio colpo d’ala. Nel novembre 2002 hanno trionfato
i figli di Respiro di Emanuele Crialese, già vincitore della Settimana Internazionale
della Critica a Cannes, vortice di sentimenti, mare e libertà
con una grande interpretazione di Valeria Golino.
Dalla penisola anche L’ora
di religione di Bellocchio dura critica della meschina mercificazione
del sacro e della assurda volontà di strumentalizzare i bambini,
La grande quercia di Bianchini, già a Berlino ’96, autobiografico
e intimo, storia di una famiglia antifascista osservata con
occhi di bambino mentre infuria la guerra, si avvicina l’8 settembre
e il regime tenta sbiadite prove di forza insultando gli alunni
senza divisa da “balilla”, Clown in Kabul di Balestrieri
e Moser, medici che cercano di far sorridere mentre la guerra
uccide e mutila senza portare libertà duratura, Jurij
di Garbini, toccante e commovente vicenda di un bimbo ipovedente,
tiranneggiato da un padre folle, un bambino condannato al violino
eppure capace di trarre dalla della “Ciaccona” di Vitali il
suo riscatto. Meritoria la retrospettiva dedicata all’Argentina
una nazione violentata dalle promesse liberiste e ridotta oggi
alla fame, in proiezione Garage Olimpo di Bechis, per
non dimenticare le atrocità dei militari, Mondo Grua
di Trapero, ovvero il lavoro che non c’era già prima del disastro
del dicembre 2001, il narrativamente meraviglioso La Cienaga
di Lucrecia Martel capace di raccontare il consumarsi di
ogni speranza nel lontano nord della provincia di Salta, Mao
e Lenin ragazze in fuga nel bianco e nero di Tan de Repente
del bravissimo Diego Lerman, Un giorno fortunato di Sandra
Gugliotta, storia di oggi in una Buenos Aires a più luci e colori
ma anche grigia, una città simbolo di una nazione, vissuta e
attraversata dalla bella Elsa, interpretata dalla brava Valentina
Bassi, ragazza in cerca di lavoro, di affetto, di speranza prima
ancora che di fortuna, strade di una città incattivita dalle
difficoltà, scorbutica e frettolosa ai semafori, capace di dignità
solo attorno ai falò che rivendicano il diritto alla luce elettrica.
Documentata per intero quindi l’effervescente stagione cinematografica
argentina di questi anni a cui ci piace aggiungere, non presente,
il piacevolissimo Solo per oggi di Ariel Rotter, storia
di giovani che condividono casa facendoci sorridere e pensare.