speciale  XVII°  Festival del Cinema Latinoamericano di Trieste

Cinema latinoamericano tra storia, realtà e riscatto

di Davide Rossi

 

Nonostante la nuova giunta comunale di Trieste, abbia ridotto il suo contributo, per quest’anno il Miela ha ospitato ancora una volta il festival del Cinema Latinoamericano, giunto alla sua 17° edizione, sul futuro gravano pesanti nubi, a partire da quelle relative alla sorte del cinema che ha ospitato la manifestazione in questi anni, la giunta provinciale vuole infatti chiudere la sala per aprire un circolo ricreativo di anziani di “Forza Italia”. Le giornate sono state aperte dalle interessanti proiezioni di Rocha que voa, immagini poetico - politiche sulla vita del grande autore brasiliano, e dal colombiano Tempo di morire di Jorge Ali Triana, opera dell’85, da un’opera e con la collaborazione di Gabriel Garcia Marquez. Dall’Argentina abbiamo visto in concorso Potestad di D’Angiolillo, storia metatemporale di un uomo stretto nella solitudine di una vecchiaia pervasa dal rodio interiore di terribili scelte passate che lo hanno visto a fianco delle più infamanti operazioni della dittatura. In un filone storico popolare si possono inserire Netto perde l’anima di Souza e Ruas narrante le imprese e le cadute di un militare che combatte nell’ottocento per le terre del Rio Grande do Sul chiedendo libertà per gli schiavi e democrazia, Il fuggiasco del peruviano Tamayo torna tra le spade e il sangue della brutale conquista delle americhe portandoci tra le Ande all’inizio del seicento, in un mondo dove la violenza domina e la libertà è sempre soffocata, dal Venezuela giungono Braccata il lunedì di carnevale di Malena Roncayolo e La piuma dell’Arcangelo di Luis Manzo, pellicole che restituiscono per intero l’arbitrio e i soprusi delle dittature militari del novecento.  Convincente, esilarante, intelligente, lieve eppure capace di dipingere una sottile quanto acuta critica ad un mondo che pensa ai soldi e perde l’anima e i sentimenti, questo è Negocio redondo, ovvero l’affare perfetto, diretto da Carrasco Farfan, storia di tre amici che nel triste Cile d’oggi, inseguendo una presunta opportunità di guadagno, preferiranno l’esuberante e gioiosa spensieratezza della vita. Ancora dal Cile Lubbert con Taxi per tre, ovvero come posso confondersi i confini tra giustizia e ingiustizia e in una società fortemente diseguale. Natura morta del messicano Soriano è l’inquietante storia di un sequestro, un noir notturno e claustrofobico, che tuttavia perde tensione nel momento in cui svela con eccessivo anticipo gli autori dell’atto criminale. In questi giorni che segnano l’entusiasmante trionfo di Lula dal Brasile sono giunti diversi video dedicati ai Sem Terra e a Porto Alegre, tutti interessantissimi e capaci di restituire lo spessore di un movimento che chiede parità di diritti per tutti gli esseri umani senza distinzione tra nord e sud del mondo. Di Scimeca e Torelli abbiamo visto Sem Terra, di Cossia e De Paoli Voci di Porto Alegre, di Balsamo Il villaggio dei disobbedienti. I video sono poi stati capaci di spaziare nelle direzioni più diverse, dalla lotta dei pensionati argentini per un aggiornamento dignitoso di quanto ricevono in 450 di Dario Doria, alla storia del chitarrista argentino Oscar Aleman, inventore di un swing movimentato capace di successo negli anni trenta – quaranta.