Nonostante la nuova giunta
comunale di Trieste, abbia ridotto il suo contributo, per quest’anno
il Miela ha ospitato ancora una volta il festival del Cinema Latinoamericano,
giunto alla sua 17° edizione, sul futuro gravano pesanti nubi,
a partire da quelle relative alla sorte del cinema che ha ospitato
la manifestazione in questi anni, la giunta provinciale vuole
infatti chiudere la sala per aprire un circolo ricreativo di anziani
di “Forza Italia”. Le giornate sono state aperte dalle interessanti
proiezioni di Rocha que voa, immagini poetico - politiche
sulla vita del grande autore brasiliano, e dal colombiano Tempo
di morire di Jorge Ali Triana, opera dell’85, da un’opera
e con la collaborazione di Gabriel Garcia Marquez. Dall’Argentina
abbiamo visto in concorso Potestad di D’Angiolillo, storia
metatemporale di un uomo stretto nella solitudine di una vecchiaia
pervasa dal rodio interiore di terribili scelte passate che lo
hanno visto a fianco delle più infamanti operazioni della dittatura.
In un filone storico popolare si possono inserire Netto perde
l’anima di Souza e Ruas narrante le imprese e le cadute di
un militare che combatte nell’ottocento per le terre del Rio Grande
do Sul chiedendo libertà per gli schiavi e democrazia, Il fuggiasco
del peruviano Tamayo torna tra le spade e il sangue della brutale
conquista delle americhe portandoci tra le Ande all’inizio del
seicento, in un mondo dove la violenza domina e la libertà è sempre
soffocata, dal Venezuela giungono Braccata il lunedì di carnevale
di Malena Roncayolo e La piuma dell’Arcangelo di Luis Manzo,
pellicole che restituiscono per intero l’arbitrio e i soprusi
delle dittature militari del novecento.
Convincente, esilarante, intelligente, lieve eppure capace
di dipingere una sottile quanto acuta critica ad un mondo che
pensa ai soldi e perde l’anima e i sentimenti, questo è Negocio
redondo, ovvero l’affare perfetto, diretto da Carrasco Farfan,
storia di tre amici che nel triste Cile d’oggi, inseguendo una
presunta opportunità di guadagno, preferiranno l’esuberante e
gioiosa spensieratezza della vita. Ancora dal Cile Lubbert con
Taxi per tre, ovvero come posso confondersi i confini tra
giustizia e ingiustizia e in una società fortemente diseguale.
Natura morta del messicano Soriano è l’inquietante storia
di un sequestro, un noir notturno e claustrofobico, che tuttavia
perde tensione nel momento in cui svela con eccessivo anticipo
gli autori dell’atto criminale. In questi giorni che segnano l’entusiasmante
trionfo di Lula dal Brasile sono giunti diversi video dedicati
ai Sem Terra e a Porto Alegre, tutti interessantissimi e capaci
di restituire lo spessore di un movimento che chiede parità di
diritti per tutti gli esseri umani senza distinzione tra nord
e sud del mondo. Di Scimeca e Torelli abbiamo visto Sem Terra,
di Cossia e De Paoli Voci di Porto Alegre, di Balsamo Il
villaggio dei disobbedienti. I video sono poi stati capaci
di spaziare nelle direzioni più diverse, dalla lotta dei pensionati
argentini per un aggiornamento dignitoso di quanto ricevono in
450 di Dario Doria, alla storia del chitarrista argentino
Oscar Aleman, inventore di un swing movimentato capace
di successo negli anni trenta – quaranta.