Speciale Locarno 57°
La luce della ragione e il
buio della barbarie,
la saggezza del pensiero e la follia dell’atto
di Valentina Labate
Dopo
Maurizio Sciarra – Pardo d’oro nel 2001 con La rivoluzione sulla due cavalli
– l’italiano Saverio Costanzo vince la 57° edizione del Festival Internazionale
del film di Locarno con Privato, ispirato ad un fatto di cronaca. Il
film mostra, addentrandosi tra le pareti di una casa palestinese occupata da
militari israeliani, i risvolti più intimi e quotidiani di un conflitto a cui
ormai – causa la lontananza, l’interminabile durata, e soprattutto le assidue
notizie e immagini - siamo abituati a pensare in termini troppo astratti.
L’invasione domestica degli israeliani suscita nei vari componenti della
famiglia differenti reazioni: dalla paura alla rabbia, dalla rassegnazione
all’orgoglio sulle quali sembra però prevalere la volontà di intesa e di non
violenza del capo famiglia: Mohammed, che rifiuta categoricamente di
abbandonare la propria casa. La forzata “convivenza” diventa occasione per un
continuo confronto, altrimenti impossibile per le strade insanguinate o fra le
macerie delle case distrutte dai carri armati, dal quale traspare l’umanità di
uomini e donne ugualmente “prigionieri“ di una guerra di cui è difficile spiegarsi
i motivi. Toccante ed emblematico il ruolo di un giovane soldato israeliano che
preferisce suonare il flauto o leggere
piuttosto che sparare ai “nemici”. Proprio quando le reciproche diffidenze
vengono meno e riesce a intravedersi un lieto fine (i militari abbandonano la
casa) il regista ci ricorda il carattere peculiare ed estenuante di uno scontro
che sembra destinato a non aver mai fine. Come in un cerchio, senza vie
d’uscita, il film si chiude con una nuova, terrificante, occupazione militare.
Mentre
una porta si chiude un’altra si apre con la vigorosa forza di una risata.
Ironico e pungente Persone amate – semplicemente umani di Teresa De
Pelegiri e Dominic Harari riesce nell’ardua impresa di far divertire e
sorridere le diecimila persone della Piazza Grande (nell’unica notte stellata,
sarà un caso?) affrontando un tema “scottante” come quello della possibile
relazione sentimentale fra una giovane ebrea e un palestinese. Le divisioni che
da anni segnano i due popoli nulla possono dinnanzi a uno dei fidanzamenti più
comici della cinematografia degli ultimi anni.
Il
tema estremamente attuale della convivenza e dell’accettazione degli altri viene analizzato nelle sue più inaspettate
ripercussioni, a partire dalla difficile situazione della comunità musulmana
presente in Inghilterra, dal film Yasmin di Kenny Glenaan. Cresciuta
lontano dal Pakistan Yasmin non riesce a far proprie le tradizioni e le usanze
del suo paese natale, a cui non si ribella per rispetto verso l’anziano padre
saggio e praticante, adottando uno stile di vita tipicamente occidentale.
Tuttavia dopo gli attentati terroristici dell’11 settembre la giovane ragazza,
allontanata dal lavoro e dagli stessi amici, mossa da una profonda crisi
d’identità trova la forza per riappropriarsi delle radici islamiche. Realistico
e a tratti ironico Yasmin mostra i nervi scoperti di un sistema che basa la
propria forza sul consenso e l’omologazione del pensiero e dei costumi,
costruendo un nemico intorno a colui che non si assoggetta. Fortunatamente
esiste chi, per tradizione o per presa di coscienza, continua a rivendicare il
diritto di esprimere le proprie idee e a riconoscere la diversità come risorsa.
Nella
sezione dedicata ai cineasti del presente si è visto uno dei film più
interessanti della rassegna, intelligente e sarcastico, capace di far ridere e
riflettere senza annoiare. I giovani
allievi della scuola di cinema di Praga Vit Klusak e Filip Remuda raccontano Il
sogno ceco di spendere e comprare senza limiti, cittadini conquistati dalla
vuota logica dei consumi, avviati ad una preoccupante rinuncia delle capacità
critiche.
Scorrono
sullo schermo, al ritmo coinvolgente delle note caraibiche, le fotografie di
una Cuba ormai lontana. Scattate dalla regista Agnes Varda nell’inverno fra il
1962-63 mostrano l’entusiasmo e la vitalità di un paese libero e in costante
trasformazione, entusiasta delle novità realizzate. Alle forme sinuose delle
giovani mulatte, ai sigari e alla canna da zucchero si alternano le immagini
delle scuole, degli ospedali e dei gruppi di alfabetizzazione che la
Rivoluzione ha portato con sé. Viva i cubani vuole essere un omaggio e
un saluto affettuoso a un popolo che ha avuto la forza e il coraggio di
trasformare un sogno in realtà.
“Occhio
per occhio e il mondo sarà cieco”. Troppo lontana l’India del nuovo
millennio dalle parole di Gandhi. Le parole di un bianco nitido e preciso sullo
schermo nero, proiettate per pochi secondi sia all’inizio, sia alla fine del
film Venerdì Nero lasciano nello spettatore il sottile sgomento che
nasce dalla brutale contrapposizione – indagata, analizzata, esacerbata nelle
interminabili tre ore di proiezione - che sussiste fra la luce della ragione e
il buio della barbarie, fra la saggezza del pensiero e la follia dell’atto.
Anno 1993. Tre ordigni esplodono quasi contemporaneamente nelle strade
affollate di Bombay causando quasi trecento vittime e migliaia di feriti. Nel
viaggio proposto dal regista Anurag Kasyap alla ricerca delle cause che hanno
portato a un tale spargimento di sangue traspare la visione di un’India
dilaniata dalle tensioni tra la comunità islamica e quella indù, incapace di
rispondere con gli strumenti della tolleranza e della comprensione a cui
tragicamente preferisce la vendetta e la violenza. Mentre scorrono gli ultimi fotogrammi,
immagini fisse di corpi maciullati e di teste portate a braccetto è inevitabile
chiedersi se qualcuno ancora ricordi l’insegnamento di un uomo che ha segnato
la storia del più grande movimento pacifico del mondo.