9° MILANO FILM FESTIVAL
di Valentina Labate e Davide Rossi
Storia incredibile. Per il nono anno ha preso vita il Milano Film Festival, sempre di più grande qualità, con cortometraggi da tutto il mondo, boicottato pervicacemente dal sindaco e dalla giunta ambrosiana. Il motivo di tanto accanimento deriva dalla scelta degli organizzatori di credere possibile il dialogo e il confronto tra le culture, la tolleranza come metodo, la conoscenza come cammino, l'arabo come una delle lingua per comunicare alla città gli appuntamenti.
Apriti cielo, gli attuali amministratori, che costruiscono il proprio consenso sullo scontro tra civiltà, hanno rinunciato ad essere gli amministratori di tutti i meneghini, ma si sono fatti parte, una parte contro l'altra, uno scadimento feroce delle istituzioni, che abbandonano il loro ruolo al servizio dell'intera cittadinanza per trasformarsi in fortini ideologici, quasi fossero la succursale di un partito. Le immagini, come sempre appassionanti, ci hanno portato dalle cascate canadesi tra cui due felci innamorati cantano l'assurdo e ridicolo scontro con il presunto Asse del male, su testo del presidente statunitense Bush, alla miseria delle baraccopoli di Haiti con il vittorioso Il vangelo del porco creolo. Il dramma palestinese è restituito per intero da Avi Mograbi con Detail, poche immagini, pochi minuti che non mostrano nulla di eclatante, solo la semplice quotidianità di una famiglia palestinese che non può raggiungere a piedi una postazione medica perché un blindato dell'esercito israeliano non lascia passare nessuno. Sorrisi e risate per Il provino di Andrea Costantino che si ritrova a duettare senza requie con l'inquietante Marlon Brando del Padrino e per il basco 7 e 35 della mattina di Nacho Vigalondo, esplosiva e divertente colazione in un caffè irrimediabilmente trasformato da una passione delusa.