Negli anni
ottanta - noi - nati tra il ’68 e i primi anni settanta
abbiamo vissuto la nostra fanciullezza e la nostra adolescenza,
tra cartoni animati e “paninari”. Pensare era difficile,
anche perché a sinistra l’aria era quella da combattenti
e reduci di stagioni consunte da parole svuotatesi di
significato e tramortite da spot pubblicitari che ti
raccontavano lo scintillio consumistico di un modernità aggressiva
e volgare, quella della “Milano da bere” del Ramazzotti.
Nella città meneghina la sinistra governava con gli uomini
di Bettino Craxi, che impunemente garantiva al sodale
Berlusconi l’invenzione sul territorio nazionale di “Canale
5”. Il Collettivo Dionisi mettendo in scena DISCO '80 - Educazione sentimentale e monopolio televisivo per la regia della brava Renata
Ciaravino ripercorre attraverso la quotidianità di
un decennio il crescere di una generazione, mentre il
cavaliere armeggiava per costruire il suo impero dell’etere,
sorridendo nell’81 pure alla sanguinaria dittatura uruguaiana,
pur di garantirsi i diritti di alcune partite di calcio.
Afferma a ragione la regista: “Sembrava non stesse
succedendo niente”, è vero, alla metà degli anni
’80, per quanto ci si sforzasse di capire, l’Italia,
l’Europa, il mondo ci regalavano anni uno uguale all’altro.
Invece l’oggi si andava costruendo. Lo spettacolo si
chiude con tre studentesse – gennaio ’90 – che vorrebbero
protestare contro la legge-regalo (ovviamente per il
cavaliere!) di Mammì sulle televisioni, ma poi irrimediabilmente
si mettono davanti al televisore. Uno spettacolo pieno di simpatia e capace di restituirci un’epoca facendoci
ridere e pensare, un modo allegro per capire, non dimenticare,
perché il futuro e il passato interagiscono sempre, uno
spettacolo che dovrebbe essere portato nelle scuole,
fatto conoscere ad una nuova generazione, la prima del
duemila, fatta di giovani che hanno ritrovato il desiderio
di cercare, di comprendere, di immaginare il futuro con
sogni nuovi, nuove categorie.