Visioni veneziane

di Manuela Tempesta

 


L'ultimo film di Steven Spielberg è The Terminal. La storia, che ha come protagonista Tom Hanks, è ambientata in uno scintillante aeroporto di New York, completamente ricostruito, in cui arriva Viktor Navorsky, un cittadino dell'Europa dell'Est  inconsapevole del fatto che durante il viaggio il suo paese abbia subito un colpo di stato. Viktor non può lasciare l'aeroporto perché il suo passaporto non è più valido ed è costretto a vivere lì, sotto il controllo del direttore responsabile e della polizia. Nonostante gli impedimenti burocratici, i rifiuti delle strutture americane e a volte l'indifferenza umana, Viktor riesce ad esaudire il sogno di suo padre, ovvero l'unico scopo del suo viaggio: avere l'autografo di uno dei più famosi jazzman americani. Da questo film, firmato da uno dei più grandi registi viventi, emergono le paure e le fobie degli Stati Uniti dopo l'11 settembre 2001, alle prese con i pericoli aeroportuali e ossessionata dagli stranieri.

Valia Santelli, autrice di Te lo leggo negli occhi prodotto dalla Sacher di Nanni Moretti, porta invece sullo schermo un'opera molto deludente. Il tema scelto, il rapporto conflittuale tra madre e figlia, è uno dei più abusati dalla cinematografia italiana e non risulta né coinvolgente né emozionante, oltre a non essere trattato in una veste stilistica nuova.

Di tutt'altro genere, e ambientato in una Los Angeles ipermoderna, perturbante e sconfinata dove, come ricorda il killer Vincent-Tom Cruise “a nessuno interessa sapere cosa pensano gli altri”, è Collateral, l'ultimo sensazionale lungometraggio del filmaker sperimentale Michael Mann, un'opera in cui Marco Muller (direttore del Festival di Venezia 2004) ha dichiarato di aver visto “tutto il cinema del futuro e della modernità”. Vincent sale di notte sul taxi di un uomo che non vuole smettere di sognare e che ignora il destino di quella notte. Il metropolitano viaggio notturno è costellato da alcune tappe omicide decise da Vincent, ma alla fine l'itinerario crolla e viene distrutto, come il passato e le identità dei due uomini.

Mysterious Skin, scritto e sceneggiato dal Gregg Araki con uno stile provocatorio e poetico, ha affrontato il tema della pedofilia, argomento scomodo e poco esplorato dal cinema contemporaneo. Il film “brucia nella psiche del pubblico” ha osservato il regista, ma forse fa molto di più: aiuta a riflettere prima di giudicare, a scrutare sotto la superficie alcune  sfaccettature della violenza non solo fisica ma anche psicologica.

 

Queste pellicole, parte di un panorama variegato e significativo offerto a settembre dal Festival di Venezia, mostrano un occhio al passato e uno al futuro e sono alcune tra le tante proposte molto interessanti che abbiamo avuto la fortuna di vedere. C'è da augurarsi di ritrovare gli stessi criteri di scelta anche per il Festival del 2005.