Autenticamente cristiano, quindi rivoluzionario.
questo è Emmanuel Mounier, pensatore straordinario nel panorama
del novecento, capace di prevedere e condannare con anticipo
la deriva liberista della società occidentale segnata dalla
“dittatura dei tecnocrati” preoccupati dei sistemi e non
degli uomini e a cui contrapponeva “una democrazia completamente
riorganizzata sulla base di una effettiva democrazia economica”.
Nato nel 1905, di origini contadine, si consuma nella
passione e nell’impegno per un mondo migliore, spegnendosi
giovane nel 1950. Mounier legge nel pensiero cristiano l’uguaglianza
e il rispetto per il prossimo, con lui nasce il “Personalismo”,
un pensiero esattamente opposto, in antitesi, all’individualismo.
L’uomo, la persona, è tale perché esiste incarnata nella
storia, il suo essere è quindi uno stare in relazione e comunicazione
con il mondo circostante, ben lontano dal bigotto intimismo
di tante sacrestie. Il pensiero e l’azione danno senso all’esistenza,
Mounier non si occupa dell’ “essenza”, rifiuta gli spiritualismi
ripiegati nel particolare, la sua è di fatto la più entusiasmante risposta,
filosofica e sociale al tempo stesso, alla deriva egoista
- esistenzialista dell’occidente, per lui l’uomo è cittadino
della terra. La persona non è un oggetto asservibile, ma è libera
e creatrice, non a caso se la prende con i filosofi greci,
spiriti alti, ma ciechi di fronte alla schiavitù diffusa
nella loro società. Attacca il conformismo e l’idea ancor
oggi dominante di un individuo isolato artefice del suo successo.
Critica aspramente Hegel e le sue “idee” slegate dalla realtà al
punto da disprezzarla, in sintonia con Marx invece mette
al centro l’uomo concreto e attacca le mistificazioni idealiste. È durissimo
contro la schiavitù sociale, economica e politica a cui lo
stato liberale riduce i cittadini. Per lui le cose e il mondo
non sono ostacoli da vincere, materia da possedere e dominare,
la persona si libera liberando ed è chiamata a liberare le
cose così come l’umanità. Singolare e significativa è la
citazione da parte di Mounier di un Marx meno noto, quello
che, contro la riduzione del tutto a merce da sfruttare,
esalta la dignità del mondo e di ogni sua forma perché fonti
d’ispirazione per i poeti. Il lavoro in Mounier non è obbligo,
costrizione, sfruttamento, è tutto il contrario, è attività liberante
e liberatrice, condotta in libertà, ben lontano da vincoli
produttivistici. Lo slancio vitale del suo pensiero è intriso
di un ottimismo razionale e impegnativo, per lui il futuro
potrà essere migliore a patto che tutti gli uomini diventino
liberi ed ugualmente responsabili, una condizione non ricercata
e non voluta dai governanti del primo mondo di questo nuovo
secolo, pronti a decidere le sorti del pianeta contro gli
interessi e le aspettative di miliardi di persone, sempre
più contestati, in un evidente erodersi di consenso reale
al di là di quello elettorale, eppure convinti che si possa
procedere con il solo controllo militare delle risorse. Per
Mounier un mondo giusto non è un sogno, ma un’aspirazione
da costruire nella solidarietà e con la solidarietà. La persona
non è un’affermazione solitaria, distaccata e autoreferenziale, è comunicazione,
fuori da perverse logiche dominanti che vedono nell’altro
non un fratello, ma uno schiavo o un tiranno. Acuta la critica
ad un illuminismo e ad un ottocento fondati sull’individualismo,
scarsamente interessati a comprendere il punto di vista degli
altri, ma disponibili ad accettare l’imporsi del singolo.
La solitudine moderna ne è la conseguenza, non è un dato
della condizione umana, ma il risultato di un tipo di cultura.
L’uomo non è solo, è costretto ad esserlo, perché non si
ribella alla degradazione sociale che non gli riconosce diritti.
Non siamo più consapevoli di essere parte di una comunità,
prevalgono l’accumulazione e la prevaricazione, non esiste
spazio per la gratuità, tutto è mosso dall’interesse e così l’uomo è contro
l’uomo ed è persa ogni traccia di fratellanza. Mounier nella
sua proposta è radicale. Basta con un’intimità fatta di oggetti
posseduti, capace di alimentare solo l’eterna insoddisfazione
esistenzialista. Basta con il possedere in cui chi possiede
diventa posseduto dai suoi stessi beni, finendo assetato
nel deserto dell’abbondanza. Nel profondo la persona è un
essere in movimento verso gli altri, quando ciò accade è un
battito di vita, come un battito d’ali di farfalla. Mounier
ci incita a recuperare il volo, a “riprenderci”, riappropriarci
di noi stessi, volerci bene, ascoltarci, comprendendo la
forza inesauribile e straordinaria che ci viene dall’amare
gli altri, amando e liberando in noi stessi i sentimenti
più profondi e non lasciandoci dominare dalle convenzioni
sociali dell’avere. Ma il suo insegnamento più grande, da
vero innamorato della libertà, è stato quello di insegnarci
che la libertà non si vede ma si vive, si conquista, si costruisce.
Mounier condanna la libertà individuale che si dimentica
o peggio se ne infischia della libertà di tutte le donne
e di tutti gli uomini che ci circondano. L’uomo libero interroga
il mondo e al mondo è chiamato a rispondere, è un uomo responsabile.
In Mounier quindi la libertà va ricercata e costruita attraverso
l’entusiasmo di una vita responsabile tesa all’uguaglianza
di opportunità che devono essere concesse a tutti sotto ogni
latitudine. Il suo invito è forte e attuale, carico di speranza:
vivere la libertà intensamente, solo così “la rivoluzione
verrà, ma non dalla violenza, dalla luce”.