NEBRIS - Sara Zanghì -edizioni Empiria

di Salvatore S. Livolsi

 


Ci sono tante Sicilie, diceva Sciascia, tante quante ne coglie lo sguardo di chi vi si avventura: continuano a testimoniarlo alcuni libri recenti: quello di Matteo Collura, In Sicilia (Longanesi), che rivisita luoghi e storie magari già note, ma indagate da un siciliano attratto e inquietato dalla sua terra, in un bel reportage capace di rinnovarne l'interesse; l'altro di Stefano Lanuzza, Erranze in Sicilia (Guida), dove storia e attualità dell'isola vengono rivisitate non senza una apprezzabile attenzione per i fatti minimi ma emblematici e poco noti della sua complessa e bizzarra realtà, anche quelli, più frivoli, delle strane presenze diaboliche, che animano la vita di paesini posti ai piedi dell'Etna (come se non bastasse già la misteriosità del vulcano), o ancora Dal vulcano al caos (L'ippocampo), diario siciliano di Edith de la Heronniere, colmo di belle e profonde riflessioni, rielaborazioni di emozioni vere e di visioni in grado di penetrare l'animus e l'anima di uomini e luoghi che la scrittrice francese, studiosa del pensiero, rincorre e metabolizza: raccogliendo pure, di questa terra dove è perenne la critica della ragione pura e pratica, le confidenze di un noto professore, rinomato studioso di Manzoni, sulla diffusa diceria che vuole assolutamente “innominabile” un altrettanto noto scrittore siciliano perché portatore di iatture e gravi mali. Quindi il romanzo di Sara Zanghì, Nebris (Empiria) che nel suo essere un racconto ben scritto, dove la chiarezza e l'incisività dello stile si armonizzano alla linearità, alla semplicità (e profondità) del contenuto, è anch'esso un viaggio nella storia e nella geografia di un'area dell'isola, usualmente poco frequentata dai viaggiatori e fors'anche da parte degli isolani. Il tempo che narra è quello che va dagli anni ‘30 agli anno ‘60 del novecento; il territorio è quello dei Monti Nebrodi, dell'antico Val Demone, del versante orientale della Sicilia fatto di tanti piccoli, montani e isolati centri, antichi nella loro storia, arcaici nei costumi. Il romanzo della Zanghì delinea le vicende pubbliche e private di un piccolo paesino di questi monti Nebrodi (Nebris ne è l'originario e greco nome): narrando nelle prime pagine di un delitto d'onore: dipinge così la società dell'inizio secolo, patriarcale, maschilista, arretrata.

L'evoluzione di tale mondo dove la povertà è materiale ma anche culturale e della mentalità viene raccontata attraverso l'emancipazione delle donne che sono protagoniste del romanzo, in particolare di Tonia, che porterà a compimento quel percorso di affrancamento dalle convenzioni sociali e dal predominio maschile che già la madre aveva coraggiosamente intrapreso, riuscendo a ribaltare (presunti) valori dominanti, apertamente, potendolo fare perché economicamente privilegiata e culturalmente attrezzata, ma vivendo le sue scelte come ferite dolorose e sempre aperte. Mentre il passare degli anni, in Tonia permetterà una conquista definitiva e matura dello spirito di libertà e della coscienza della necessità dell'autonomia di atti e giudizi: nonostante esternamente la realtà proceda a rilento: la caduta del fascismo, la liberazione dell'isola con lo sbarco americano aprono a nuove prospettive, ma le stragi e la repressioni delle rivolte contadine, il fallimento della rivolta agraria con la conseguente emigrazione arrestano i sogni di progresso sociale e impoveriscono l'isola. Nell'abbandono finale del paese da parte della protagonista, per un lavoro a Roma, ma soprattutto nella sorte di sfacelo che tocca alla villa della sua famiglia, (all'interno della quale, per parte femminile, s'è tolto il velo all'ipocrisia, dove s'è sperimentata l'asprezza del vivere in un ambiente difficile e opprimente) ben presto ridotta a macerie, c'è la fine di quel “secolo lungo” che è stato l'ottocento e che si è protratto in quella parte di Sicilia, ben più avanti nei decenni del “secolo breve”, con i suoi codici del (dis)onore familiare, coi suoi miti del focolare, della casa e della “roba”, con le sue tradizioni e i suoi fatalismi.