ONORA IL PADRE
di Paolo Casarolli
Col sopraggiungere di un anniversario, soprattutto se decennale, vi sono ricordi e lacrime a profusione. Non questa volta, non per lui. Forse avrebbe preferito così. Charles Bukowski moriva dieci anni fa, il 9 Marzo del 1994, e pochi ne hanno parlato in questi mesi. Mi piace ricordarlo, onorarlo come il padre di tutti noi. Vivere una vita come la sua è opera difficile, quasi impossibile, sebbene sia contraddizione per molti. Ha condotto una non-esistenza, a prima vista superficiale: lavori saltuari, la quotidianità vissuta rinchiuso in casa o nei bar, le notti infinite davanti a una macchina da scrivere. Il tutto con lo stomaco pieno della sola amata birra. La sua mancanza di ambizione per il successo lo distingue dallo spirito capitalista del XX secolo e si può spiegare soltanto con la ricerca forsennata di un piacere semplice e duraturo. La scrittura (scoperta da ragazzo e ripresa in età matura) lo ha salvato ed elevato ad un nirvana costante, alternato alla depressione continua causata dalla scoperta delle risposte più importanti della nostra esistenza. Sostenitore dell'idea che “scrivere è uno dei modi più belli di passare la notte che sia mai stato inventato”, Bukowski con molti dei suoi libri ha donato un po' delle sue scoperte, compiute sul campo, nella vita, anche a noi, indirettamente suoi figli. Per citarne alcuni, con Taccuino di un vecchio sporcaccione (1980), Compagni di sbronze (1979), Quando eravamo giovani (1999) e soprattutto Pulp Una storia del XX secolo (1995), sembra che Charles (o l'indimenticabile alter ego Henry Chinasky) giochi costantemente a poker con il destino (o Dio, o la signora morte), riuscendo sempre a batterlo. Ciao e grazie, vecchio porco.