Non solo mare, merenge e rum
di Ornella Sberna
La Prima Settimana
della Letteratura Dominicana ha avuto luogo dal 24 al 30
ottobre scorso in varie città italiane tra le quali,
Milano. Tale evento, organizzato e coordinato dal prof.
Danilo Manera, docente di letteratura ispano-americana all’Università
Statale di Milano, ha permesso al pubblico di conoscere un aspetto
decisamente meno noto della Repubblica Dominicana, quello della
produzione letteraria, che comprende personaggi del calibro
di Marcio Veloz Maggiolo,
considerato uno dei massimi scrittori viventi, e, tra gli altri,
Angela Hernàndez Nùnez, Rafael Garcia Romero, Luis Martìn Gòmez,
Manuel Libre Otero, più
giovani ed emergenti ora nel panorama letterario internazionale.
Ciò che colpisce immediatamente venendo a contatto con gli Autori
è la disponibilità al dialogo, intrecciando la passione per
la cultura con quella per la propria terra e per la vita di
ogni giorno, che non è quella che generalmente viene proposta
ai turisti all’ombra di una palma di un villaggio turistico.
Ascoltando le lezioni e gli interventi si è delineata con forza
l’immagine del popolo
dominicano, attivo, vivace intellettualmente con una storia
antica ma da noi ancora poco conosciuta: i racconti diventano
così un puzzle di musica, luce, sensazioni profonde mai gridate, di ritmo e pause alternati e ben
equilibrati. A volte emerge dai testi un lieve fondo di malinconia,
uno struggimento che convive con l’innata allegria dominicana,
altre volte invece appare nella sua tragica durezza il periodo
della dittatura di Truillo nella sofferenza passata della gente
e mai dimenticata, altre ancora rivivono i luoghi di ritrovo,
in particolare per il mondo intellettuale dominicano, come per
lungo tempo è stato El Conde di Santo Domingo. In Riti di
cabaret (Edizioni Besa) uno degli ultimi romanzi di Marcio
Veloz Maggiolo, il protagonista va alla ricerca del tempo passato
attraverso le donne che ha amato nel corso della sua vita, donne
piene di stile, sempre e in ogni caso; attraverso di esse procediamo
scoprendo un universo dove il confine tra il reale e l’irreale
diventa molto lieve, fino a fondersi e confondersi vicendevolmente.
Tutto ciò che accade nel bene e nel male è accettato e vissuto
in quanto filtrato dall’amore, che è il motore dell’esistenza
stessa. Sul tema dell’amore, come non ricordare il racconto
Amo tre uomini dal libro Come raccogliere l’ombra
dei fiori (Perosini Editore) di Angela Hernandez Nunez?
Pieno di grazia e delicatezza, di sottile ironia, capace di
restituire con incredibile semplicità come sia possibile per
il cuore di una donna, così grande da avere spazio per tanti,
l’amare contemporaneamente più uomini, diversi fra loro e quindi capaci di colmare
i differenti bisogni dell’animo femminile. Possiamo avere un’
idea degli altri Autori intervenuti alla manifestazione leggendo
I cactus non temono il vento (Feltrinelli) un’antologia
di racconti, alcuni dei quali di Luis Martin Gomez e Manuel
Llibre Otero, giornalista il primo e matematico e promotore
della vita culturale dominicana il secondo. L’antologia
ritrae l’universo dominicano, composto di innumerevoli
aspetti e complesse realtà. Di Rafael Garcia Romero, giornalista,
sociologo e direttore della Fondazione educativo-culturale “Ensenarte”,
merita La sordida ragnatela della mansuetudine (Perosini
Editore), storie brevi, che lasciano al lettore un po’ di amaro
in bocca, e un sottile senso di inadeguatezza. Lo spessore e
l’umanità del popolo dominicano emerge da questi romanzi ed
è fedele alla quotidianità di una terra stupenda capace di restituire
all’uomo, anche europeo, quell’unità originaria e ancestrale,
ormai perduta, ben lontana dai modelli occidentali dominanti,
sempre più distanti da un’autentica valorizzazione delle molteplici
espressioni culturali ed artistiche. Chi visita l’isola caraibica
con discrezione può vivere momenti intensi dai cui traspaiono
solidarietà antiche. Lontano da villaggi turistici, eternamente
uguali sotto ogni latitudine, una sera può capitare di trovarsi
nella profonda campagna dell’Altagracia e avere i “catarones”
(una specie di coleotteri volanti) nei capelli, mentre i contadini
suonano la fisarmonica e giocano a domino al lume di candela,
oppure sulla spiaggia del Cortecito a Santo Domingo,
in una “fiesta” improvvisata al tramonto: pollo alla
brace e rum con il mare davanti e i piedi nella sabbia, una
radio portatile e un cd di bachata che suona. Allora
ad un amico come Joselo che afferma: “Diablo, stai diventando una dominicana!” Ci si
sente di dover rispondere: “No, non sto diventando, sto solo
ricordando.”
(n.12-2002)