"Correvano su e giù le
maglie rosse, le maglie bianche …"
Umberto
Saba e il calcio
di Davide Rossi
21 ottobre 2001. Oggi Triestina
- Livorno, già sfida della massima serie negli anni trenta. La
giornata è capace di un tepore tutto estivo e avrebbe colto di
sorpresa anche il poeta che ha scritto: "Ignari
esprimete con quello antiche cose meravigliose sopra il verde
tappeto, all'aria, ai chiari soli d'inverno". Forse si
sarebbe anche commosso e stupito nel trovare il suo celebre verso:
"Anch'io tra i molti vi saluto, rosso alabardati", stampigliato
all'ingresso della gradinata centrale dello stadio dedicato a
Nereo Rocco. Carlo Cerne, amico e collaboratore di Saba
nel negozio di libri di via San Nicolò, rientrava il lunedì, al
lavoro, raggiante od ombroso, senza che la Bora o il sole potessero
essere chiamati a giustificazione. La passione per la Triestina
lo infiammava e le sconfitte lo abbattevano. Saba decise di comprendere
questo sentimento tanto sfrenato per undici calciatori. Per due
domeniche si recò alla partita, restando felicemente conquistato
dall'entusiasmo popolare per la compagine cittadina, la "squadra paesana". Sui suoi passi si
vuol provare a seguire la Triestina di oggi per cogliere luci,
suoni, gesti ed emozioni che ne avrebbero liberato nuovamente
l'immaginazione creativa. I lunghi rilanci dei portieri ad esempio son
ben lontani dall'antico passaggio al compagno più vicino. Le conseguenti
evoluzioni aeree della sfera mettono tante teste all'insù a seguirne
il movimento e chissà come le avrebbe descritte, così come la
tensione che avvolge ogni tiro piazzato, angolo, rigore o punizione.
Oggi domina una più audace e maschia velocità, i contrasti si
fanno vigorosamente muscolari, capita di vedere un difensore triestino
gettarsi di corpo su un avversario per impedirne ogni possibile
azione. I capovolgimenti di fronte sono arditi e rapidi, ben lontani
dalle certosine costruzioni di gioco dell'epoca, per di più l'odierno
abbigliamento sportivo tiene un confortevole caldo, sarebbe impossibile
scrivere oggi di un portiere che nell'attesa del contrattacco:
"cammina su e giù come una sentinella".
Il campo offre diverse immagini tra cui quella di un goffo inchino
di un difensore e un scatto da furetto di un attaccante alabardato.
Mentre gli scambi si fanno più ariosi e la partita si avvia al
suo termine, il cielo si annuvola. Dallo stadio si ammirano le
colline, "tra il sasso
e l'abete", le case intonacate di grigio e di colori
pastello e i tetti dalle molte antenne della televisione. Il mare
prossimo e il mondo da esso bagnato prendono il colore del tramonto.
A fine incontro compare la luna. I giocatori pur mesti per il
risultato, indugiano sul campo, dopo il fischio di chiusura, per
salutare il pubblico, memoria del "saluto alle tribune". Ora i tifosi agitano stendardi, drappi
e sciarpe, non più come un tempo una sola "bandiera sventola solitaria sul muretto". Alcuni sostenitori
riavvolgono uno striscione: "U.S. TRIESTINA - club U. SABA".
Sono le cinque di un tardo pomeriggio e tutto intorno ormai è
un rosseggiare di vivace intensità, dai monti all'estremo orizzonte
del golfo. D'altronde "il sole spense dietro una casa il suo barbaglìo".
(n.13-2001)