Quando decidi di fare un'esperienza di volontariato ti senti eccitato e pieno di buoni propositi, ti senti ansioso di cominciare e fiducioso del risultato… credi che il tuo apporto, anche se in piccola parte, trasportato in una realtà completamente diversa dalla tua , in un paese del “terzo mondo”, possa trasformarsi in beneficio per persone meno fortunate di te….in pratica ti senti pronto…. Ed era esattamente così che mi sentivo due mesi fa quando decisi di partire per il Madagascar… Era il 12 novembre quando io ed altri 3 volontari sbarcammo ad Antananarivo ,la nostra destinazione sarebbe stata Ambalakilonga un villaggio di ragazzi costruito con lo specifico intento di fungere da luogo di passaggio per questi ragazzi malgasci, usciti dall'orfanotrofio, in attesa di trovare loro una sistemazione adeguata nel loro paese, un lavoro che gli assicuri una sufficiente autonomia. Credevo di essere pronta… di sapere quello a cui andavo incontro ,di sapere quello che m'aspettava….ma non era così…non ne avevo la minima idea… Non era la prima volta che visitavo un paese così detto del “terzo mondo”ma solamente lo stare a stretto contatto con la popolazione ,immergerti nei ritmi e negli usi locali ti permette di capire il perché di molte cose….sapevo che il Madagascar era uno dei paesi più poveri del mondo ma quello che non sapevo era quello che la povertà e la disperazione potessero farti fare… Nell'orfanotrofio dal quale sono usciti i ragazzi , anch'esso situato ad Ankofafa quartiere di Fianarantsoa, ci sono quasi quattrocento bambini , quattrocento innocenti uno più bello dell'altro …molti di loro hanno perso la madre durante il parto, morta mettendoli alla luce a causa delle scarse condizioni igienico - sanitarie, altri invece sono stati portati lì dalle famiglie stesse perché incapaci di mantenerli ed altri ancora sono stati strappati a madri violente che sfogavano su di loro la loro disperazione… E tu li guardi e non riesci a capire come si possa fare loro del male ,come possa una madre scagliarsi con tanta violenza sul proprio figlio causandogli dei traumi con i quali dovrà convivere per sempre ,ti sembra tutto assurdo…contro natura… E allora ti rendi conto di quello che la disperazione ti può far fare ,di quello che la fame ti può scatenare…inizi a pensare che una ragazza della mia età (27 anni) in media ha già fatto sei bambini e quando si rende conto di non poterli sfamare ,perché magari abbandonata dal marito, non ha la forza di andare avanti e allora la ragione lascia il posto alla pazzia… e picchiare, abbandonare e perfino uccidere sembrano la normalità… Sembra paradossale perché per noi la parola orfanotrofio è sempre stata sinonimo di un luogo triste e doloroso ma credetemi i bambini che si trovano in orfanotrofio, in Madagascar, sono quelli fortunati. Ho trascorso un mese in Madagascar e la vita al villaggio è stata molto semplice… Le nostre giornate venivano scandite dal ciclo solare…ci si svegliava presto ,si faceva colazione e si aiutavano i ragazzi che non andavano a scuola a svolgere le diverse mansioni all'interno del villaggio….abbiamo ultimato la costruzione del pollaio,curato e sistemato l'orto ....,poi si pranzava tutti insieme e nel pomeriggio andavo all'orfanotrofio a giocare con i bambini anche se poi in realtà più che giocare quello che volevano realmente era semplicemente che gli stessi vicino, che li abbracciassi e coccolassi …quello che ricercano non è il gioco….ma un contatto. Ora sono a casa…nella tranquillità della mia realtà , con le foto sparse sulla scrivania e il mio cane tranquillamente accucciato ai miei piedi e solo ora mi rendo conto di quanto mi sbagliassi, non solo non ero pronta a quello che m'avrebbe aspettato, ma oltretutto solo ora capisco che non sono stata io “ a dare”…ma bensì a ricevere. Non sono stata io a fare qualcosa per loro ma sono stati loro ad aiutarmi a ritrovare il giusto metro delle cose ,mi hanno aiutato a capire quali sono le cose che realmente contano nell'esistenza di un essere umano. Lo so ch'è difficile da capire per chi non l'ha provato in prima persona e che sembrano i soliti discorsi retorici ma credetemi è così... E la nostalgia con la quale devo convivere da quando sono tornata ne è la prova, so bene che ,bella o brutta che sia, è questa la mia realtà ed è questa quella nella quale dovrò vivere è solo che mi sembra tutto così sbagliato…se penso al rapporto che siamo riusciti ad instaurare con i ragazzi ,se penso che la nostra amicizia è stata costruita quasi esclusivamente su sguardi ,gesti ed emozioni a causa delle incomprensioni linguistiche.…la consapevolezza che questo non potrà mai accadere nella mia realtà mi rattrista molto. Non passa giorno in cui io non pensi a loro..mi capita di guardare l'orologio e pensare a quello che potrebbero fare in quel momento,le partite a pallone, le lezioni di guida o semplicemente suonare…suonare e cantare… E poi mi mancano i bambini ,con la loro fisicità e spontaneità….mi manca sentirli urlare tutti insieme il mio nome,mi manca vederli corrermi incontro gettandomi le braccia al collo per essere presi in braccio, mi manca sentirli cantare la domenica in chiesa e vederli mentre si addormentano tra le mie braccia. E allora non mi resta che scrivere ,perché scrivere è il solo modo che conosco per sfogarmi. Scrivo per non dimenticare…per avere in futuro qualcosa di chiaro e certo da contrapporre agli scherzi della memoria , perché la mia sola paura è che il tempo possa cancellare e sedare i ricordi,possa ridurre questa esperienza ad una parentesi della mia vita e possa farmi perdere quella che reputo la giusta visione delle cose…. Ma forse è una paura inutile…. perché in fondo lo so che in qualunque momento mi basterà riaprire e sfogliare l'album delle mie foto per veder riaffiorare nella mia mente i ricordi, i luoghi e gli odori di questo splendido paese,e mi basteranno poche foto per ritrovare le emozioni, i sorrisi e gli sguardi del suo fantastico popolo.
20 marzo
ancora in marcia per la pace lungo le strade del mondo