sabato
23 febbraio:
inaspettatamente
i milanesi si ritrovano
di
Ludovica Rogers
Salgo sulla metropolitana senza ben sapere
cosa aspettarmi. Essendo sabato pomeriggio è normale che sia
affollata, ma abbandonato il centro, la gente, sorpresa, comincia
a rendersi conto che le persone che le stanno intorno hanno
la stessa destinazione. Perché siamo così sorpresi? Forse
per il modo in cui è stata organizzata la manifestazione:
per passa parola, e-mail, iniziativa personale. Forse perché
c'è stato così tanto silenzio fino a questo momento, forse
perché non è organizzato da nessun partito o associazione.
Ma ripensandoci forse queste sono proprio le ragioni del successo
dell’iniziativa. C'è un silenzio quasi commosso scendendo
dal treno: la presa di coscienza che si sta per partecipare
a un grande evento. Nessuno in quel momento si aspetta che
le centinaia di persone che già sembrano tante, sarebbero
diventate migliaia. Anche quando dentro un Palavobis stracolmo
ci giunge la voce che fuori si trovavano altrettante persone,
sembra incredibile finché non ci mostrano le immagini. Ma
perché così tanta gente e perché questa commozione generale?
I presenti sono accomunati dal desiderio di difendere dei
principi: la legalità e la democrazia. Non solo un grido di
protesta, ma anche di proposta. È una manifestazione in un
certo senso rivolta più all'opposizione che al governo. Vuole
essere una spinta affinché parli, si opponga senza compromessi
in nome della Costituzione e della libertà. Lo sdegno non
è rivolto solo al comportamento del Polo, ma soprattutto al
silenzio e all'incapacità della sinistra di fare opposizione
e di rappresentare gli ideali di coloro che vi si riconoscono.
Non a caso l'oratore meno apprezzato è Di Pietro che invece
di valorizzare il ruolo di Mani Pulite preferisce la polemica
politica tra i partiti. Sono invece molto apprezzati gli intellettuali
che denunciano esplicitamente le vicende inaccettabili degli
ultimi mesi, apparentemente ovvie, ma purtroppo sorvolate
con troppo leggerezza. Parlano in modo chiaro sincero e spesso
commosso, come nel caso del professor Pardi e di Marco Travaglio
che, con lineare semplicità illustra la parabola umana del
nuovo presidente della RAI, Baldassarre, da amico di Craxi
ad amico di Previti, senza dimenticare che la moglie di Bruno
Vespa siede oggi al ministero di Grazia e Giustizia, sulla
sedia di Giovanni Falcone. Interessante è pure lo scambio
di ruoli tra comici e non, in particolare Nando dalla Chiesa,
inaspettatamente, saluta i convenuti con un’imitazione inequiparabile
di Berlusconi, d'altra parte, la comicità è proprio insita nel personaggio. La maggioranza commenta il
pomeriggio scambiando cittadini responsabili e preoccupati
per il futuro con una folla di estremisti deliranti, il Cavaliere
si sente ancora una volta attaccato personalmente. Peccato
che i discorsi del Palavobis siano responsabili e pacati nella
lucida conoscenza di ciò che illustrano. Peccato che la satira
politica dovrebbe essere ammessa in una democrazia, senza
essere accusata di diffamazione, e di incitazione alla violenza.
Peccato che le unica parole che si riferivano ad atti di violenza
siano arrivati dalla maggioranza. Probabilmente altri devono
moderare parole e toni. Non certo il “popolo dei girotondi”
che ha semplicemente,pacificamente restituito fiducia alla
parte più coscienziosa della società italiana.
(n.16-2002)