Le vergogne
di Pannella e dei radicali
di Mark Bernardini*
Vi racconto una storia, poco breve, ma piuttosto avvincente.
Riguarda i miei contatti con i radicali negli ultimi 28 anni. Correva il '74. Da cinque anni era iniziata
la lunga stagione delle stragi, inaugurata da Piazza Fontana;
da altrettanti anni era entrata in vigore la legge sul divorzio, cancellando l'onta internazionale così ben rappresentata da Pietro
Germi nel suo "Divorzio
all'italiana". Da meno di un anno i fascisti avevano
ammazzato Salvador Allende, in Italia si faceva strada il
compromesso storico ed i decreti delegati a scuola. Amintore
Fanfani (Re "Ferendum" di Gal, sull'Unità) si era
fatto paladino dei bacchettoni fascistoidi più retrogradi.
Tutta la sinistra, ovviamente, schierata com'un sol uomo a
difesa della civiltà. Tra, questi, Pannella, che pretendeva
di prendersene tutto il merito. I sondaggi si facevano anche
allora, e come adesso sbagliavano, solo che non se li filava
quasi nessuno. Pannella invece sì. Fu così che, a pochi giorni
dal voto del 12 maggio, invitò ad astenersi per non dargliela
vinta, convinto che si sarebbe perso. Fu smentito dal voto
popolare, ma ovviamente, con la sua solita ghigna a culo,
fece come se nulla fosse e si proclamò vincitore. Siamo nel
'76, l'anno del mancato sorpasso e dei 12.600.000 voti al
PCI, col 34,4% (ben il 7% in più); con mio padre frequentavamo
spesso un suo amico, che aveva studiato anch'esso a Mosca,
ed era lo sceneggiatore non dichiarato del film di Paolo Pietrangeli
"Porci con le ali", dall'omonimo racconto di Marco
Lombardo Radice e Lidia Ravera. Abitava in Campo de' Fiori
(all'epoca era un quartiere quasi proletario, non come è adesso),
spesso pranzavamo in una delle tante osterie con i tavolini
all'aperto, di quelle con i tovaglioli di carta e senza tovaglia.
Un giorno mi vedo passare una specie di culturista, un giovinastro
tutto muscolacci, abbronzato ché manco le lampade di oggi,
tutto fico, jeans e maglietta bianca di un candore impeccabile,
accecante, occhiali da sole a specchio. Era Pannella, che
nel frattempo aveva già 46 anni. Mentre attraversava la piazza,
viene chiamato da un ometto bruttino, mingherlino, con i baffetti.
Era... Occhetto. Achille Occhetto, quello che sette anni prima
aveva sciolto una FGCI di mezzo milione di iscritti nel movimento. Ricostruita un anno dopo, ne avrebbe
avuti solo 140.000. Mai avrei pensato di sentire più parlare
di lui. Si misero a mangiare al tavolino accanto al nostro,
se la intendevano bene, erano amici-amici. E' il '77, Pannella
decide di celebrare il trigesimo del referendum del divorzio.
Glielo sconsigliano tutti, ma lui non aspetta altro che il
sangue per fare il Salvatore della situazione. Il Ministro
degli Interni Francesco Cossiga, quello col kappa e le esse-esse
alla nazista, il "Kossino assassiga" dell'ala creativa
del Movimento, coglie la palla al balzo e lo accontenta: c'ero,
a ponte Garibaldi. Ricordo l'adrenalina della fuga della preda
braccata, ricordo il fischio delle pallottole ad altezza d'uomo,
ricordo l'urlo di una ragazza che dietro me stramazza al suolo.
Se la rivoluzione d'ottobre fosse stata di maggio, un quarto
di secolo fa. Passano i mesi, il '78 è l'anno di Moro, Pannella
non trova di meglio che fare un corteo davanti alla Direzione
nazionale del PCI al grido di "rendiamo chiare le botteghe
oscure", infilando dei garofani nei battenti del portone.
Per qualche istante, esce un compagno della vigilanza, stile
armadietto, gli molla un ceffone e rientra. Camperà di rendita
per anni: "i fascisti del PCI mi hanno massacrato di
botte!", dirà. Certo, il compagno ha sbagliato: c'era
da lasciarlo sul serio in una pozza di sangue, almeno dopo
avrebbe avuto ragione. Nell'81 il Movimento per la Vita di
Formigoni e Buttiglione, rispettivamente segretario ed ideologo
di Comunione e Liberazione, promuove il referendum per la
soppressione della legge 194 sull'aborto. Contemporaneamente,
Pannella propone un'altra decina di referendum, tra cui uno...
per la soppressione della legge 194 sull'aborto. No, un momento,
ma non c'era già quello dei ciellini? "Già, ma il nostro
è di sinistra...". O beh. Il 93% gli votò contro, e così,
avendo il suo Partito all'epoca il 3,5% dei voti, affermò
di avere raddoppiato questi ultimi. Flash. E' il '91. Baffino
(quello amico suo, non quello di adesso) scioglie il PCI.
Con Cossutta e Garavini ci si raduna al Brancaccio di Roma,
a fondare il Movimento per la Rifondazione Comunista. D'un
tratto, ecco Pannella, il provocatore, a chiedere di ripetere
il '78, un paio di sberle e via. Invece, rischiò davvero il
linciaggio: c'era la rabbia, la disperazione, la mancanza
di un nemico definito negli occhi gonfi di pianto delle centinaia
di compagni che cercavano di agguantarlo per suonargliele.
Si salvò solo grazie al nostro servizio d'ordine. Era diventato
cereo, davvero, grigio, non bianco. C'era la sorpresa e soprattutto
il terrore nei suoi occhi di uomo sessantunenne, strafottenti
fino ad un istante prima. Anch'io avrei provato una umanissima
paura, al suo posto. Solo che io non sono un provocatore.
I radicali vivacchiano, l'istrione si rende conto che senza
una sinistra non ha più di ché - né dove - pescare, e si inventa
il Partito Transnazionale, appropriandosi indebitamente dell'immagine
di Gandhi. Imbarca una folla di sfaccendati e spaesati dai
Paesi dell'ex Comecon, e, tra i russi, anche una caterva di
sciovinisti reazionari, per non dire apertamente fascisti.
In quegli anni, i congressi si tenevano più volte all'anno,
e dall'Ergife di Roma passò quasi subito a Sofia, dove intanto
nel Mausoleo di Dimitrov ci bivaccavano e vi defecavano. Sono
gli anni in cui i radicali mi chiamavano come interprete di
simultanea. I miei famosi paletti me lo consentivano: nessuna
differenza con una conferenza della Confindustria, o della
FIAT, o anche semplicemente una visita aziendale nel comasco
serico. Molto professionali, dunque, noi tutti. Un po' meno
loro, a venire una volta al giorno in cabina a convincerci
di iscriverci al loro Partito. Ancor meno a pagarci con un
anno di ritardo. E' il '94. Pannella entra nel primo governo
Berlusconi. Visti i crediti di un anno e mezzo di arretrati,
telefono. Materialmente le stesse persone fisiche che fino
a qualche mese prima piangevano miseria e ci pregavano di
aspettare dandoci del tu ("compagni, cercate di capire..."),
erano passati ordinatamente al Lei, intimandoci di attendere
silenti, poiché il cliente - cioè loro - ha sempre ragione.
Nel nostro settore, nonostante esistano ben tre associazioni
di categoria (in mancanza di un ordine o di un albo), di cui
una internazionale, è tradizione che ogni interprete faccia
per conto suo e dio per tutti. Invece, per una volta, è scattato
il consociativismo nel senso stretto del termine, e la lotta
unitaria ha pagato: dopo la minaccia scritta di costituirci
parte lesa, fummo pagati, probabilmente con i fondi del barile
craxiano che Berlusconi consegnò ai pretoriani più fedeli,
i radicali appunto ed i leghisti. Inutile specificare che
personalmente non venni mai più chiamato, e devo dire che
non mi mancano. Cosa fa Pannella ora, a parte bere Coca Cola
diluita e spacciarla per propria urina? Nell'elenco ufficiale
del Parlamento Europeo risulta come giornalista eletto nella
Lista Bonino, dunque facente parte del Gruppo Tecnico misto
dei Deputati Indipendenti: Laurea in giurisprudenza (1955).
Giornalista professionista. Fondatore, Segretario e Presidente
del Partito radicale e della Lista Pannella. Cofondatore del
Partito radicale transnazionale. Già Presidente della XIII
circoscrizione del Comune di Roma (Ostia). Già consigliere
comunale a Trieste, Catania, Napoli, Teramo, Roma e L'Aquila.
Già consigliere regionale del Lazio e dell'Abruzzo. Deputato
alla Camera (1976-1992). Onorificenze: "Foresta del KKL"
in Israele (zona del Negev). Presidente d'onore dei Giovani
Sloveni. Membro della Commissione per lo sviluppo e la cooperazione.
Membro sostituto della Commissione per gli affari esteri,
i diritti dell'uomo, la sicurezza comune e la politica di
difesa. Membro della Delegazione per le relazioni con Israele.
Membro del Parlamento Europeo nell'Assemblea Parlamentare
paritetica della convenzione fra gli Stati dell'Africa, dei
Caraibi e del Pacifico e l'Unione europea (ACP-UE).
Che fanno i radicali al Parlamento Europeo? Ve ne avevo
parlato, mesi addietro, quando vi lavoravo come consulente
per i rapporti con la Duma russa. Quello che segue è il testo
che avevo approntato, da cui scaturì il comunicato del PdCI.
Rapporto Cappato: un sostegno al commercio selvaggio. Le comunicazioni
internet sono un veicolo formidabile di informazione e comunicazione
sociale, oltre che, naturalmente, di commercio. Negli ultimi
anni, chiunque abbia a che fare con il mezzo in questione,
a vario titolo, ha dovuto subire il fenomeno entrato ormai
nel linguaggio comune col nome di spamming. Lo spamming è
l'invio di posta elettronica non richiesta. La relazione A5-0374/2001
(COM 385/2000) di Marco Cappato, del Partito Radicale, approvata
il 13 novembre alla seduta di Strasburgo del Parlamento Europeo,
tratta in particolare lo spamming commerciale. La maggioranza
della posta elettronica commerciale, diffusa a centinaia di
migliaia di destinatari, propone prevalentemente prospetti
per arricchirsi rapidamente, per dimagrire, per accedere ai
siti pornografici, per aumentare le proprie capacità sessuali,
ecc. I costi annuali per aprire, leggere ed annullare questi
messaggi sono stimati intorno ai 10 miliardi di ? (studio
Commissione Europea gennaio 2001). L'88% dei consumatori statisticamente
non aderisce mai ad un'offerta che riceve per posta elettronica
non richiesta. Per combattere tale fenomeno, la proposta iniziale
della Commissione Europea consisteva nel cosiddetto criterio
opt-in: accordo preliminare del destinatario prima dell'invio
di un messaggio. La relazione Cappato prevede invece una distinzione
tra marketing diretto via fax, SMS o chiamate automatiche
e via posta elettronica non richiesta: il criterio soft opt-out
delega a scelte nazionali la soluzione. Dunque,
ciascuno Stato membro, a seconda della propria legislazione,
determina se le e-mail non richieste a fini commerciali debbano
essere autorizzate unicamente con un accordo preliminare degli
abbonati o se il solo diritto di questi ultimi è quello di
insistere per essere cancellati dalle liste di indirizzi.
Il Partito Radicale dimostra per l'ennesima volta da quale
parte stia: sia detto senza retorica alcuna, è quella dei
padroni tout court. In parole semplici, anziché imporre ai
mittenti di questi messaggi di chiedere il permesso prima
di invadere le caselle postali dei destinatari, avalla invece
il mantenimento dello statu quo, per il quale se il destinatario
non desidera ricevere ulteriori missive dal mittente, deve
scrivere la relativa richiesta, con l'unico risultato reale
di incrementare ulteriormente la base dati del mittente, che
poi notoriamente rivende questi pacchetti di indirizzi. I
comunisti italiani condannano la proliferazione e la legittimazione
del commercio selvaggio in ogni sua forma, in quanto manifestazione
tra le più odiose del peggior capitalismo, quello senza scrupoli.
L'essere umano non è solo un consumatore, non è un anonimo
numero d'ordine: è invece, al contrario, cittadino del mondo,
con la propria personalità, i propri desideri e le proprie
aspirazioni, di cui non si può e non si deve non tener conto.
Ci preoccupa che molti deputati dell'Ulivo (primo fra tutti
Francesco Rutelli, ma poi Guido Bodrato, Ciriaco De Mita,
Marco Formentini, Franco Marini, Clemente Mastella, Pietro
Mennea) abbiano votato a favore di questa relazione anziché
votarle contro. Ci dispiace altresì che i deputati italiani
del PSE (Fiorella Ghilardotti, Pasqualina Napoletano, Giorgio
Napolitano, Elena Paciotti, Giorgio Ruffolo, Gianni Vattimo,
Demetrio Volcic) si siano astenuti: essa sarebbe stata approvata
egualmente col voto massiccio del PPE (339 contro 92, con
89 astenuti), ma almeno l'Ulivo non avrebbe sprecato quest'ennesima
occasione per presentarsi credibilmente unito nella propria
politica a favore del progresso. La Margherita, compatta,
l'Italia dei Valori ed il PPI hanno nei fatti avallato le
scelte ideologiche dell'impresa berlusconiana. Chi è l'europarlamentare
Cappato? Questa è davvero una barzelletta: un pavone incravattato,
un ragazzotto belloccio (almeno, dà l'aria di essere convinto
di essere un tombeur des femmes) del '71 Rappresentante del
Partito radicale presso l'ONU dal 1997. Dal gennaio 1999 Coordinatore
dei Radicali.