Carmelo Salanitro: la forza della cultura e la brutalità del nazi-fascismo

 di Silvestro Salvatore Livolsi


L'istituzione della “giornata della memoria” è un'occasione importante per rievocare i passaggi fondamentali della lotta al nazismo e per delineare l'impegno collettivo di chi si oppose; per riprendere profili biografici di singoli che, anche a costo della vita, opposero la loro resistenza al dominio e alla violenza. Uno di questi, insegnante e vittima del nazi-fascismo, è stato Carmelo Salanitro. La sua lezione di alta moralità e di ferreo coraggio è quanto mai attuale. Il suo impegno per la pace, la democrazia la  solidarietà, testimoniato in una terra, la Sicilia, secolarmente oppressa, ha avuto un alto significato e va ricordato.  Nato ad Adrano, in provincia di Catania, il 30 ottobre 1894 da una famiglia numerosa ed economicamente molto modesta, riesce con notevoli sacrifici a completare gli studi, laureandosi in lettere classiche presso l’Università di Catania il 10 dicembre 1919. Subito dopo inizia ad insegnare latino e greco al liceo classico di Adrano, Caltagirone ed Acireale. Politicamente liberale e di fede cristiana, partecipa alla vita politica, ricoprendo la carica di consigliere provinciale per il Partito Popolare, fino all'avvento del fascismo. Si sposa con  l’insegnante Geraci, con la quale ha un  figlio, Nicola. La sua carriera di insegnante prosegue con l'incarico, nel 1937, al liceo Cutelli di Catania. Qui vive gli anni della seconda guerra mondiale, cercando di contrastare le barbarie e i massacri voluti dal nazi-fascismo con una attiva opera di informazione, diffondendo volantini nei locali pubblici, lasciandoli nelle cassette delle lettere e, dentro lo stesso istituto, persino sui banchi degli alunni, inneggiando alle nazioni neutrali dell'Europa e alla libertà dei popoli. Denunciato dal Preside del Cutelli, per attività antifascista, il 15 novembre del 1940 viene arrestato dall’O.V.R.A., processato e condannato a 18 anni di reclusione e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Rinchiuso nel carcere di Civitavecchia e poi in quello di Sulmona, dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943,  viene consegnato dalle autorità fasciste ai Tedeschi e deportato, prima in Germania, a Dachau, poi in Austria nel campo trincerato di San Valentino e infine in quello di Mathausen, dove viene ucciso, assieme a tanti altri martiri, nella camera a gas nella notte tra il 23 e 24 aprile 1945, la vigilia della liberazione dell'Italia.  Nella sua attività di saggista, di studioso della poesia classica, nel suo quotidiano relazionarsi con gli altri, Salanitro, esalta  la giustizia sociale, la pace e la libertà come valori fondanti della società; come d'altronde ben presente nel suo pensiero è il senso del fare scuola e del ruolo che questa deve sempre svolgere: "l'unica e vera istituzione nel mondo è stata sempre quella della Scuola. In ogni tempo, la Scuola, libera e indipendente, non asservita ad interessi e scopi particolari d'individui e dl gruppi, né appannata da falsi preconcetti o sviata da pretese rivelazioni, ha sollevato l'animo da infondati terrori e lo ha liberato da fallaci illusioni, ha rimosso e abbattuto artificiosa e dannose barriere. E dalla Scuola sono partite e nella Scuola si sono concluse le Rivoluzioni..., le autentiche e vere e grandi Rivoluzioni".