BEN
HARPER: ENERGIA E SPIRITUALITA’
di
Luca L. Pagani
Oggi Ben Harper è considerato da molti un guru, la
nuova voce spirituale e musicale di tutti coloro
che sono stati folgorati da Are you Experienced?
di Jimi Hendrix o di coloro che
sono stati travolti dai ritmi e dai forti messaggi
di pace e libertà del leggendario Bob Marley.
Oggi Ben Harper e la sua band (The Innocent Criminals),
composta da ottimi elementi tra cui spicca il
pachidermico e carismatico bassista Juan Nelson,
riesce a travolgere ,a far cantare e ballare i
numerosi giovani accorsi all’IdroPark Fila per
il suo concerto. L’artista californiano non è abituato a concerti
con effetti speciali o invenzioni scenografiche. Gli bastano un paio di chitarre, i suoi fidati
compagni e il calore della gente per regalare
un concerto intriso di profumi blues e reggae
dove riesce a trasmettere tutta la sua passione
per la musica dell’anima, anima di un afro-americano
che suona per i popoli oppressi, per chiunque
viva la musica tutt’uno con la vita. Il suo approccio musicale è molto originale poiché usa suonare una
particolare chitarra blues slide (chitarra
Weissnbourn), dotata di un caratteristico
suono acustico ed elettrico, molto usata negli
anni Trenta. Ben Harper porta in giro per il mondo
il suo ultimo lavoro (“Live from Mars”),
un doppio cd dal vivo nel quale sfodera tutti
i più famosi pezzi dei suoi album precedenti e
nel suo show separa in una parte brani dalle sonorità
elettriche e in un’altra pezzi decisamente acustici.
Stupende sono le sue ballate con venature intimiste
e sentimentali. Egli porta in giro la sua cultura afroamericana, il suo amore per
la musica viva, missionaria, raffinata e viscerale,
dotata di una coinvolgente struttura ritmica tipica
della cultura nera interpretata da intrecciate
linee di basso e chitarra, con percussioni e batteria
dalle tinte tipicamente caraibiche.
Il concerto inizia con “Oppression” tratto dall’album che lo ha consacrato al successo
(“Fight for your Mind” ), canzone
di protesta che sfocia nella stupenda interpretazione
di “Get up Stand up” di Bob Marley; “Questo
è un assaggio, tanto per incominciare...” sembra
dire Ben Harper che sfodera subito alcune delle
sue carte migliori in un susseguirsi di brani
di un’intensa forza espressiva passando per le
stupende “Homless Child”,”Ground on Down”
fino ad arrivare alla viscerale “Faded”
che si collega ad un’altra storica cover, questa
volta dei Led Zeppelin (“Who Lotta love”).
Alla fine Ben Harper viene lasciato solo sul palco
e crea un dolce e vellutato legame con il pubblico
suonando brani che sembrano cullare lo spirito.
I sinuosi arpeggi di chitarra si sposano ai suoi
vocalizzi dai quali nascono ballate incantevoli
come “Another lonely day” e
“Woman in you”.
Nel ’93 il suo primo disco “Welcome
to the cruel world”, viene già
consacrato da molti come brillante manifesto della
sua musica e del suo pensiero. In seguito quattro
dischi con la major Virgin non rappresentano certamente un cedimento nella
qualità e nei contenuti: siamo di fronte ad un’artista
e a un gruppo che procedono sviluppando una originale
forza espressiva e che trova un’ effettiva e totale
consacrazione sul palco. Insomma, un grande artista,
un grande poeta, un grande trascinatore che a
buon diritto si farà ancora sentire e apprezzare
in futuro.
(n.11-2001)