Il
circo in musica con Vinicio Capossela
di Giulio Tomanelli
Il 31 luglio a Macerata è stata una grande serata di
musica e spettacolo. All’interno del fitto programma
estivo del Teatro Arena Sferisterio è stato il
turno di Vinicio Capossela. Il cantante emiliano,
in giro per l’Italia con il suo ultimo disco Canzoni
a manovella, si presenta al pubblico sopra
un palco sobrio, circondato da pannelli di tela
bianchi su cui vengono proiettati semplici figure
di luce, colorato da due soli grossi palloni gonfiati,
uno verde e l’altro blu. L’atmosfera che subito
si respira con le prime note è quella tipica di
un vecchio e piccolo circo dove il contrasto tra
allegria e malinconia è tanto netto quanto necessario,
dove si va per divertirsi ma si è anche portati
irrimediabilmente a pensare alla vita e ad interrogarsi
su du essa. La figura del circo nel senso più
genuino e gioviale del termine, è stata fatta
propria anche dallo stesso Capossela che con orgoglio
ad esso ha paragonato sé stesso e i suoi sette
bravissimi musicisti contrapponendosi con una
chiaro e polemico riferimento al “Circo insanguinato
del potere di Roma”. Le oltre due ore dello spettacolo
passano velocemente tra una ballata e una serenata
alla luna, uno scambio di confuse battute con
il pubblico e un assolo di strumenti. La sua è
una musica poco convenzionale che difficilmente
sentiremo per radio o vedremo su Mtv, ma è una
musica che piace perché i suoi ritmi e le sue
melodie rimandano ad atmosfere sognanti e paradossali,
che, difficili o facili che siano, si possono
ascoltare con un bicchiere di vino e lo spirito giusto. E’
bravo Capossela, stupisce e diverte il pubblico
con le sue apparizioni sul palco prima in bicicletta
poi con strani cappelli infine con ali da corvo,
mette tutta la sua voce rauca nel trasmettere
melodie ed emozioni culminanti in un irresistibile
crescendo sull’onda di successi come Che cos’è
l’amor e Il ballo
di S.Vito. Gli spettatori allora si alzano
dai posti su cui prima erano ordinatamente seduti
per lasciarsi andare al ritmo travolgente e a
balli sfrenati. Il gruppo alla fine ringrazia,
il pubblico anche e contento sudato torna a casa
cantando i ritmi “diversi” che Capossela, per
fortuna, ci propone.
(n.10- 2001)