Ani DiFranco: Una cantastorie all’insegna del nuovo  folk

di Luca L. Pagani

 


“Fate come me, siate voi stessi, ponetevi le vostre personalissime domande e cercate le vostre personalissime risposte, invece di accettare quelle confezionate per voi dalla società. Non posso sapere quello che è giusto per gli altri. Ma incoraggiarli a scoprirlo da soli sì” Queste sono le parole della folk-singer Ani DiFranco.

 

 

Quasi un manifesto per la cantante di Buffalo che da undici anni scrive  canzoni sfornando tredici album dotati di una profonda e rara intensità. Si presenta con questo biglietto da visita il 3 dicembre al Rolling Stone di Milano Ani DiFranco, trentenne ragazza arrabbiata, inquieta , strabordante di energia che riesce a diffondere ai numerosi accorsi per questo concerto che fa letteralmente incantare. La sua è una musica che riesce a trasmettere tutta la sua voglia di suonare, di comunicare, di dire “No” senza compromessi alle radio “commerciali”, alla televisione, alla stampa “centrista generalista”, riuscendo comunque  a lasciare il segno. Ani DiFranco nel tempo è cresciuta e ha costruito, da sola, attorno a sé, una realtà musicale e discografica degna da essere analizzata sia dal profilo artistico sia da quello pratico di piccola etichetta indipendente, fondata con soli 1.500 dollari e diventata ora un vero caso discografico.  Ani ha sempre prodotto da sola tutti i suoi album e  ha sempre seguito passo per passo ogni fase artistico/organizzativa della sua piccola etichetta. Grazie a lei Buffalo sta diventando una vera e propria realtà musicale. Lei stessa afferma: “La Righteous Babe Records è un etichetta discografica gestita da artisti – per gli artisti. E’ sempre stato così e sempre lo sarà. Crediamo, difatti, sia possibile fare musica di qualità, porgerla al pubblica e “pagare i conti” senza dover compromettere i nostri principi”. Durante il concerto l’atmosfera è quasi surreale: Ani DiFranco incanta la platea con la sua voce e i suoi brani tratti dai suoi numerosi album tra cui spiccano le bellissime “Little Plastic Castle”, “What How When Where(Why Who)”, “Shameless” e la bellissima ballata “Garden of Simple”. La sua chitarra suona ritmiche e melodie lucenti e il gruppo la segue abilmente in ogni suo  passo. Ani cerca di dialogare con il pubblico, ride, ringrazia dell’ospitalità e il calore del pubblico italiano.  Il suo volto è sempre sorridente, segno che la sua vita “on the road” è per lei vitale, fonte inesauribile di energia e ispirazione. Si concede al pubblico così,  presentando il suo ultimo lavoro “Revelling and Reckoning”, un doppio cd che unisce i suoi due mondi musicali:brani  dalle sonorità acustiche tra il blues e il folk e altri decisamente più funk-rock. Ani e la sua chitarra acustica hanno grinta da vendere, supportate da un ineccepibile gruppo,e  riescono a dar vita ad un concerto veramente toccante, condito da un susseguirsi di brani a volte introdotti da vere e proprie poesie recitate visceralmente dalla cantante. Lei stessa si definisce una cantastorie, tramanda storie e verità per mezzo della tradizione orale, indica la sua musica folk come  vera musica e voce della comunità e dei cambiamenti sociali, attraverso la musica si tramanda  tutto quello che non possiamo imparare dalla tv e dai testi scolastici: tutto ciò che si può apprendere grazie alla valorizzazione del pensiero umano basato sul rispetto dell’uomo e  dei suoi ideali. Non a caso i suoi idoli sono musicisti come Bob Dylan e Woody Guthrie: musicisti che, come lei, amano tramandare storie che racchiudono piccole e grandi verità.

 

(n.13- 2001)