“Fate come me, siate voi stessi,
ponetevi le vostre personalissime domande e cercate
le vostre personalissime risposte, invece di accettare
quelle confezionate per voi dalla società. Non
posso sapere quello che è giusto per gli altri.
Ma incoraggiarli a scoprirlo da soli sì” Queste sono le parole della folk-singer Ani DiFranco.
Quasi un manifesto per la cantante
di Buffalo che da undici anni scrive
canzoni sfornando tredici album dotati
di una profonda e rara intensità. Si presenta
con questo biglietto da visita il 3 dicembre al
Rolling Stone di Milano Ani DiFranco, trentenne
ragazza arrabbiata, inquieta , strabordante di
energia che riesce a diffondere ai numerosi accorsi
per questo concerto che fa letteralmente incantare.
La sua è una musica che riesce a trasmettere tutta
la sua voglia di suonare, di comunicare, di dire
“No” senza compromessi alle radio “commerciali”,
alla televisione, alla stampa “centrista generalista”,
riuscendo comunque
a lasciare il segno. Ani DiFranco nel tempo
è cresciuta e ha costruito, da sola, attorno a
sé, una realtà musicale e discografica degna da
essere analizzata sia dal profilo artistico sia
da quello pratico di piccola etichetta indipendente,
fondata con soli 1.500 dollari e diventata ora
un vero caso discografico. Ani ha sempre prodotto da sola tutti i suoi album e ha sempre seguito passo per passo ogni fase
artistico/organizzativa della sua piccola etichetta.
Grazie a lei Buffalo sta diventando una vera e
propria realtà musicale. Lei stessa afferma: “La
Righteous Babe Records è un etichetta discografica
gestita da artisti – per gli artisti. E’ sempre
stato così e sempre lo sarà. Crediamo, difatti,
sia possibile fare musica di qualità, porgerla
al pubblica e “pagare i conti” senza dover compromettere
i nostri principi”. Durante il concerto l’atmosfera
è quasi surreale: Ani DiFranco incanta la platea
con la sua voce e i suoi brani tratti dai suoi
numerosi album tra cui spiccano le bellissime
“Little Plastic Castle”, “What How When Where(Why
Who)”, “Shameless” e la bellissima ballata
“Garden of Simple”. La sua chitarra suona
ritmiche e melodie lucenti e il gruppo la segue
abilmente in ogni suo passo. Ani cerca di dialogare con il pubblico,
ride, ringrazia dell’ospitalità e il calore del
pubblico italiano.
Il suo volto è sempre sorridente, segno
che la sua vita “on the road” è per lei vitale,
fonte inesauribile di energia e ispirazione. Si
concede al pubblico così, presentando il suo ultimo lavoro “Revelling
and Reckoning”, un doppio cd che unisce i
suoi due mondi musicali:brani
dalle sonorità acustiche tra il blues e
il folk e altri decisamente più funk-rock. Ani
e la sua chitarra acustica hanno grinta da vendere,
supportate da un ineccepibile gruppo,e riescono a dar vita ad un concerto veramente
toccante, condito da un susseguirsi di brani a
volte introdotti da vere e proprie poesie recitate
visceralmente dalla cantante. Lei stessa si definisce
una cantastorie, tramanda storie e verità per
mezzo della tradizione orale, indica la sua musica
folk come vera
musica e voce della comunità e dei cambiamenti
sociali, attraverso la musica si tramanda
tutto quello che non possiamo imparare
dalla tv e dai testi scolastici: tutto ciò che
si può apprendere grazie alla valorizzazione del
pensiero umano basato sul rispetto dell’uomo e
dei suoi ideali. Non a caso i suoi idoli
sono musicisti come Bob Dylan e Woody Guthrie:
musicisti che, come lei, amano tramandare storie
che racchiudono piccole e grandi verità.
(n.13- 2001)