AZIONE ECCLESIALE NONVIOLENTA segno fraterno

di  Giorgio Poletti*

 

La comunità dei missionari Comboniani di Castel Volturno (Ce), formata da padre Claudio, frate Nicola, padre Franco ed io, agli inizi di giugno si è incatenata ad un’inferriata tra la Questura e la Prefettura di Caserta dando inizio ad un’Azione Ecclesiale Nonviolenta che ha ricevuto l’adesione di sedici vescovi, di associazioni ecclesiali e laiche. Ci siamo incatenati per protestare contro l’operazione “Alto Impatto” in corso sul Litorale Domitio, che colpiva gli immigrati clandestini. Da Azione Ecclesiale Nonviolenta a Caserta è diventata un’azione a livello nazionale. Le autorità e le forze dell’ordine si sono sempre trincerate dietro l’obbedienza alla legge Bossi-Fini. Tutti si difendono dicendo che devono ubbidire alla legge. Quindi da azione locale è diventata azione nazionale, assunta da tutti i missionari Comboniani della Provincia Italiana e ultimamente da tutta la Congregazione dei missionari e dalle missionarie Comboniane, animate dalla commissione Giustizia e Pace dei due istituti. Noi missionari di Castel Volturno siamo rimasti incatenati alla questura  di Caserta per nove giorni, sostenuti dal vescovo di Caserta Raffaele Nogaro. Questa azione ha creato problemi non solo alle autorità civili, il Prefetto e il Questore, ma anche alla Conferenza Episcopale Campana perché ha messo in evidenza un modo di essere chiesa a difesa dei poveri, senza “ammanigliamenti” con il potere, rompendo il connubio tra potere politico e religioso. L’Azione Ecclesiale Nonviolenta è continuata con la valanga di fax e email inviati da tutta Italia a sostegno dell’iniziativa e le 50.000 cartoline distribuite e spedite al ministro Pisanu. La prima fase dell’Azione Ecclesiale Nonviolenta si è conclusa con i sit-in di preghiera davanti alle prefetture d’Italia il 27 settembre. In quel giorno in circa venticinque prefetture, dalla Sicilia fino all’estremo nord, i Comboniani e Associazioni laicali hanno protestato pacificamente contro La legge Bossi-Fini. La seconda fase dell’Azione Ecclesiale ha avuto come gesto significativo il sit-in davanti a Montecitorio il 5 Ottobre. In quel giorno, al mattino, Giovanni Paolo II  ha riconosciuto Daniele Comboni, fondatore dei missionari e delle missionarie Comboniani  nuovo santo, protettore degli Africani. Al pomeriggio quindi in continuità con la canonizzazione gli Istituti Comboniani hanno manifestato a Montecitorio a difesa degli immigrati e in particolare degli Africani. Gli immigrati sono i “nuovi schiavi” del nostro tempo. Anticamente i governi coloniali solcavano i mari per deportare gli schiavi, sradicati dall’Africa e da altri paesi. Oggi i “nuovi schiavi” vengono da noi, pagando spesso profumatamente,  attirati dalla nostra campagna mediatica verso il nostro “paradiso”. L’Azione Ecclesiale Nonviolenta continua con il gesto del 15 novembre quando i missionari e le missionarie Comboniani, associazioni e gruppi rilasceranno il permesso di soggiorno in “nome di Dio” agli immigrati. Si parla di voto amministrativo agli immigrati regolari, noi riteniamo questo un passo avanti, anche se pensiamo di trovarci ancora una volta in un quadro di strumentalizzazione politica.  Vogliamo ricordare il mondo sommerso degli immigrati clandestini, con nessuna possibilità di uscire dalla clandestinità e dalla illegalità. Sono questi coloro che vivono nella precarietà e nella vulnerabilità perché la loro situazione li rende facilmente vittime della criminalità organizzata. Noi chiediamo che si realizzino percorsi e possibilità di regolarizzazione per i clandestini e i richiedenti asilo politico. Come missionari siamo stati in Africa e in America Latina per molti anni e abbiamo  toccato con mano la colonizzazione economica e lo sfruttamento dei paesi occidentali nei confronti dei paesi emergenti. L’azione di rapina dell’occidente tra i quali l’Italia continua in Africa e in altri paesi. Gli immigrati, depredati nelle loro terre, ci chiedono che si riconosca loro il diritto di vivere come esseri umani, il diritto a quei beni minimi fondamentali che la nostra società italiana si rifiuta per molti motivi egoistici di riconoscere loro. La Chiesa stessa impegnata nell’accoglienza è divisa, ci sono molte CARITAS diocesane che accolgono solo immigrati regolari, negando l’accoglienza ai clandestini. Anche le CARITAS espressione delle Curie si comportano a seconda del loro “ammanigliamento” con il potere, certamente rischiando poco nell’accoglienza, ma soprattutto non “uscendo allo scoperto” nel difendere i diritti degli immigrati e limitandosi spesso ad una carità interessata. Il  15 novembre ci ritroveremo davanti alle Prefetture per rilasciare i permessi di soggiorno in “nome di Dio”, è un gesto che vuole scuotere le coscienze, far riflettere tutti noi, soprattutto coloro che si professano cristiani, a prendere posizione ed assumersi responsabilità.

 

*padre missionario Comboniano contattabile, per solidarietà e sostegno, al numero  338-8562963