riflessioni sul tormentone giubilare
P. De Benedetti e Andrea Gallo
a Milano " Dimenticare il Giubileo
per essere chiesa oggi in Italia"
di Vittorio Bellavite
Organizzato dalla Corsia dei Servi e da Noi Siamo Chiesa,
si è tenuto il 17 novembre a Milano un incontro
sul tema "Al termine del Giubileo come essere chiesa
in Italia ?". Hanno partecipato Paolo De
Benedetti, docente di giudaismo alla Facoltà
teologica dell'Italia settentrionale e don Andrea
Gallo della Comunità di S.Benedetto al porto
di Genova. Ha guidato l'incontro Silvia Giacomoni,
giornalista di "Repubblica". Il Giubileo
cattolico - ha esordito Paolo De Benedetti-
è del tutto diverso dal Giubileo biblico, in
cui non c'erano né pellegrinaggi
né indulgenze. Peraltro è assodato che
il Giubileo biblico non fu mai realizzato ma
nella tradizione rabbinica lo si studiava
nella sua prospettiva escatologica. Il
Giubileo cattolico è nato solo nel 1300 come
ricerca di mezzi straordinari di riconciliazione
(per la sfiducia del popolo in quelli ordinari)
ed è stato indetto da un Papa, Bonifacio VIII,
che peggiore non avrebbe potuto essere.
Si andava a
Roma per ottenere il perdono dei peccati e vedere
la reliquia della Veronica con le fattezze del
Santo volto di Cristo.
Ora si va a Roma a vedere il Papa , nei
cui confronti è sorto un vero e proprio culto
della personalità. Il Papa attira ogni sguardo
su di sé sia nella Chiesa che fuori dalla Chiesa",
le indulgenze "puzzano",
non a caso lo dice la stessa espressione
"lucrare le indulgenze" che fa riferimento
al guadagno, all'utile, al lucro appunto. Tutto
è diventato immagine e spesso affare ( ci sono
persino le
penne e gli orologi con il logo del Giubileo
…..). E'
stato perso il senso del Giubileo come restituzione, come viaggio
verso l'altro . Questo è il viaggio da fare,
non quello verso il Vaticano. "Come allora
essere chiesa oggi in Italia ? -si è chiesto
Paolo De Benedetti - bisogna dimenticare
il Giubileo, i Papa boys e tutto il resto.
Quale deve essere l' identità per la Chiesa
oggi ? può essere
solo quella della comunità che si riunisce
per la Cena , al di fuori non c'è chiesa . Il vizio fondamentale della Chiesa oggi è
quella di avere orrore delle domande e di avere
il monopolio delle risposte". Infine Paolo
De Benedetti ha ricordato " Grand Hotel
Giubileo", il libro edito da Tempi di fraternità
e da Noi Siamo Chiesa contenente un centinaio
di vignette di Gianfranco Monaca in cui un Cristo
barbone e a piedi scalzi percorre i luoghi del
Giubileo romano irridendo e contestando Papa,
Cardinali, Vescovi e fedeli. Il riso- ha detto
Paolo De Benedetti- è proprio di Dio ed ha molte
facce. Dio ride ( ma anche piange ).
Nella Chiesa non si ride ( le gerarchie
poi non sanno né ridere né piangere ). Don Andrea
Gallo ha iniziato ricordando la sua biografia
: "Sono prete da 43 anni, non so come abbiano
fatto a darmi gli ordini, da allora cammino
in equilibrio sulle grondaie ….. sono sopravvissuto
a tre Arcivescovi…..l'essenzialità del Vangelo
l'ho imparato da mia mamma che aveva fatto la
terza elementare; sono un uomo della strada
ad aiuto e soccorso delle situazioni più disperate proprio sul porto di Genova. In questa situazione corro tre rischi,
quello di diventare matto, quello di non concedere
a qualcuno il diritto di non soffrire e quello
di contrabbandare la testimonianza evangelica".
Don Gallo, nel modo spezzettato ed impetuoso
tipico della sua comunicazione spesso interrotta
da battute di grande efficacia e dal racconto
di fatti e di episodi tratti dalla sua vita,
ha poi delineato i punti principali del
suo orientamento culturale e di fede. Il Giubileo
di don Gallo è stato quello degli Oppressi tenutosi
in settembre 2000 lazzetto dello sport di Verona
con Alex Zanottelli e Thomas Balduino. I suoi riferimenti sono stati Padre Turoldo,
Padre Balducci, don Di Liegro, don Aldo Ellena
ed Alex Langer . "Adesso- ha sostenuto
don Gallo- stanno giungendo a termine i cinquant'anni
che Siri disse sarebbero stati necessari per
rimediare ai danni del Concilio ed arriva fino
in fondo le restaurazione .Del resto è noto
che al Concilio il Vescovo Wojtyla si schierò sempre con la minoranza
conservatrice. Siamo in tempo di crociate, quelle
antiecumeniche , quelle antiimmigrati, si pretende
di dare ordini
anche ai farmacisti, si invita a pregare Pio
IX . Ma ogni crociata è figlia della paura,
la parola di Dio non deve travalicare, non deve
entrare in
politica, ( la fede non fornisce certezze politiche).
Per quanto mi riguarda la mia preghiera quotidiana
sono i primi dodici articoli della nostra Costituzione
". Il primo compito di un Vescovo è
quello della comunione nella Chiesa, ha affermato
don Gallo. Adesso la Chiesa ha bisogno di silenzio
oppure di parole di eloquenza profetica. La
Chiesa deve essere aperta alla storia e rifiutare
l'ecclesiocentrismo, i cristiani non devono
rivendicare una loro identità, rifiutino di
avere un tempio a parte. Don Gallo ha poi dettato il suo decalogo: non basta la libertà ci vuole anche la
giustizia, non basta l'uguaglianza ci vuole
anche la pluralità, non basta la coesistenza
ci vuole anche la pace, non basta la fraternità
ci vuole anche la sororità , non basta la produttività ci
vogliono anche la solidarietà e la difesa dell'ambiente,
non basta la tolleranza ci vuole l'ecumenismo
. Don Gallo, da anni promotore dell’uso del
profilattico, ha contestato il presunto diritto
ecclesiale di possedere un diritto naturale
immutabile, universale e definitivo e di considerarlo
come un pilastro del cristianesimo . Bisogna
invece passare da un concetto astratto di natura
a quello della responsabilità personale nelle
scelte etiche.
(n.6-2001)