Rileggere i passi più intensi dell’enciclica Progresso dei popoli di papa Montini a oltre trent’anni di distanza lascia stupefatti non solo per la lucidità e l’attualità dell’analisi, ma ancor di più perché i problemi da lui sollevati in quel giorno di Pasqua del 1967 si sono fatti oggi più acuti e stridenti. Quelli che Montini chiama “paesi in via di sviluppo” sono oggi le nazioni del Sud del mondo che chiedono alternative solidali e concrete allo sfruttamento globale perpetrato dalle potenze del Nord del pianeta. Stupisce, ma solo in parte, il durissimo attacco al liberismo, al pericolo di cui esso è portatore se non è temperato da un forte prevalenza della giustizia sociale, capace di ristabilire pari dignità e rispetto tra i popoli. Ai moderni sostenitori delle politiche della Banca Mondiale e del Fondo Monetario ricordiamo che addirittura nel 1931 Pio XI nell’enciclica Quarantesimo anno aveva scritto: “Il liberalismo senza freni conduce all’imperialismo internazionale del denaro.

 

Dall’enciclica

POPULORUM PROGRESSIO

di papa PAOLO VI

(1967)

 

“I beni della terra devono equamente affluire nelle mani di tutti gli uomini e di tutti i popoli secondo la regola della giustizia.”

 

“Nessuno è autorizzato a riservare a suo uso esclusivo ciò che supera il suo bisogno. Il diritto di proprietà non deve mai esercitarsi a detrimento dell’utilità comune.”

 

“Il reddito disponibile non può essere lasciato al libero capriccio degli uomini e le speculazioni egoiste devono essere bandite.”

 

“Si è malauguratamente instaurato un sistema che considera il profitto come motivo essenziale del progresso economico, la concorrenza come legge suprema dell’economia, la proprietà privata dei mezzi di produzione come un diritto assoluto, senza limiti ne obblighi sociali corrispondenti.”

 

“Vi sono situazioni la cui ingiustizia grida verso il cielo. Popolazioni intere, sprovviste del necessario, vivono in uno stato di dipendenza tale da impedir loro qualsiasi iniziativa e responsabilità e anche ogni possibilità di promozione culturale e di partecipazione alla vita sociale e politica. Tali situazioni sono ingiurie alla dignità umana.”

 

“La sola iniziativa individuale e il semplice gioco della concorrenza non possono assicurare il successo dello sviluppo. Altrimenti si corre il rischio di accrescere ulteriormente la ricchezza dei ricchi e la potenza dei forti, ribadendo la miseria dei poveri e rendendo più pesante la servitù degli oppressi.”

 

“La tecnocrazia di domani può essere fonte di mali non meno temibili che il liberalismo di ieri.”

 

“La fame d’istruzione non è meno deprimente della fame di alimenti: un analfabeta è uno spirito sottoalimentato.”

 

“Il problema è grave perché dalla sua soluzione dipende l’avvenire della civiltà mondiale. Il dovere di solidarietà, cioè l’aiuto che le nazioni ricche devono prestare ai paesi in via di sviluppo, è un dovere di giustizia sociale, cioè il ricomponimento in termini più corretti delle relazioni commerciali difettose tra popoli forti e popoli deboli.”

 

“Il dovere di solidarietà che vige per le persone vale anche per i popoli, le nazioni sviluppate hanno l’urgentissimo dovere di aiutare le nazioni in via di sviluppo. Nessun popolo può pretendere di riservare a suo esclusivo uso le ricchezze di cui dispone.”

 

“Si tratta di costruire un mondo in cui ogni uomo, senza esclusioni, possa vivere una vita pienamente umana.”

 

“La coscienza ha una voce nuova nella nostra epoca. Si è pronti a sopportare maggiori imposizioni affinché i poteri pubblici siano messi in grado di intensificare il loro sforzo per lo sviluppo? A pagare più cari i prodotti importati onde permettere una più giusta remunerazione per il produttore?”

 

“Ogni sperpero, ogni corsa estenuante agli armamenti diventa uno scandalo intollerabile. “

 

“I paesi in via di sviluppo devono esigere che non vi siano ingerenze nella loro politica e non devono più correre il rischio di vedersi sopraffatti dai debiti, il cui soddisfacimento finisce coll’assorbire il meglio dei loro guadagni. “

 

“I prodotti primari provenienti dai paesi in via di sviluppo subiscono ampie e brusche variazioni di prezzo, che li mantengono ben lontani dal plusvalore progressivo dei manufatti delle nazioni altamente industrializzate. Così finisce che i poveri restano ognora poveri, mentre i ricchi diventano sempre più ricchi.”

 

“Ciò che era vero rispetto al giusto salario individuale lo è anche rispetto ai contratti internazionali: una economia di scambio non può più poggiare esclusivamente sulla legge della libera concorrenza, anch’essa troppo spesso generatrice di dittatura economica. La libertà degli scambi non è equa se non subordinatamente alle esigenze della giustizia sociale. La giustizia sociale impone che il commercio internazionale, se ha da essere cosa umana e morale, ristabilisca tra le parti una uguaglianza di possibilità.”

 

 

“Accoglienza è dovuta ai lavoratori emigrati che vivono in condizioni spesso disumane, costretti a spremere il proprio salario per alleviare un poco le famiglie rimaste nella miseria del suolo natale.”

 

“Educatori, tocca a voi suscitare sin dall’infanzia l’amore per i popoli sofferenti.”

 

“Il buono e vero sviluppo non è la ricchezza egoista, ma l’economia al servizio dell’uomo.”

 

 

 

(n.13-2001)