Ai palestinesi deve essere restituita la libertà e l'indipendenza sui territori
occupati nel 1967

di Michel Sabbah*

 

La Terra Santa, ovvero Israele e Palestina, è un territorio di quasi 27mila Km2 ed è la casa di circa 8 milioni di abitanti, sia israeliani che palestinesi, ebrei, cristiani e musulmani. Nel 1948 è stato proclamato lo Stato di Israele sul 78% del territorio, mentre nel 1967 Israele ha occupato il restante 22% del paese, da allora noto col nome di Territori Occupati. Lo Stato di Israele, da un lato, è uno Stato democratico; l'80% dei suoi abitanti è di religione ebraica, mentre il 20% è formato da musulmani e cristiani palestinesi. Tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge e godono di uguali diritti e doveri. Tuttavia, essendo uno Stato ebraico c'è sempre stata una grande differenza tra coloro che sono ebrei e coloro che non lo sono. I Territori Occupati, dall'altro lato - il restante 22% del territorio - non sono stati annessi da Israele, che li ha sempre amministrati come territorio occupato attraverso un regime militare. In seguito all'accordo di Oslo del 1993, è stata costituita un'Autorità palestinese su una parte di questi Territori Occupati, sotto la supervisione dell'autorità israeliana. Con lo scoppio della Seconda Intifada, Israele ha rioccupato la maggior parte dei Territori, lasciando l'Autorità palestinese senza alcuno strumento di governo. Con questa rioccupazione diretta, i palestinesi che vivevano nei territori occupati hanno subito dure ripercussioni: sono stati inflitti metodi di punizione collettiva che andavano dall'assedio generale su città e villaggi alla demolizione delle vie di accesso, dalla creazione di centinaia di checkpoint militari ai coprifuochi spesso imposti per impedire qualunque spostamento all'interno della città, fino all'assassinio di leader palestinesi e di attivisti e alla demolizione di case e di strutture per l'agricoltura. Questa situazione ha portato allo strangolamento economico e sociale. … I palestinesi, credo, proprio come qualunque altro popolo o nazione sulla terra di Dio, hanno l'inalienabile diritto all'autodeterminazione, un diritto - ne siamo tutti consapevoli - che è stato ripetutamente riconosciuto dalla comunità internazionale. Possiedono il fondamentale diritto umano ad essere liberi e indipendenti nella loro terra. Per quanto riguarda il terrorismo - che noi tutti condanniamo e disapproviamo da qualunque parte arrivi, israeliana o palestinese - dovrebbe essere risaputo che è generato dall'occupazione militare. L'occupazione è suolo fertile per il terrorismo. Tuttavia, non è sufficiente condannare e disapprovare il terrorismo. Non stiamo parlando di questioni teoretiche. Stiamo parlando di vite umane innocenti, israeliane, palestinesi ed altre, che vengono sacrificate ogni giorno. C'è bisogno di porre fine al terrorismo e questa fine rischia di non arrivare mai se continuiamo a tenere gli occhi chiusi sulle ragioni che hanno portato a questa situazione. Se la causa viene estirpata, i sintomi scompariranno automaticamente. Se vogliamo fermare la violenza e il terrorismo dobbiamo porre fine all'occupazione militare. Ai palestinesi deve essere restituita la libertà e l'indipendenza sui territori occupati nel 1967. Dopo, e solo dopo, gli israeliani raggiungeranno la sicurezza e il terrore scomparirà dalle loro  vite. … È giunta l'ora di leggere la storia e di imparare la lezione. Questo conflitto dura da cent'anni. Israele ha vinto così tante battaglie militari, e fino ad ora è stato l'unico vincitore, ma senza pace né sicurezza. Le vittorie militari in se stesse non portano sicurezza. Solo la pace, costruita sulla giustizia e il rispetto per i diritti umani, può portare sicurezza. Perché gli israeliani non hanno ancora deciso di fare pace, quando la costruzione della pace sta nelle loro mani? Perché gli israeliani continuano a rifiutarsi di restituire ai palestinesi i Territori Occupati nel 1967 e che si estendono per soli 5mila km2, ovvero il 22% dell'intera Palestina storica, di cui lo Stato di Israele possiede oggi il 78%? Israele sta forse nutrendo ancora il sogno di avere per sé tutti i territori palestinesi, vuoti, senza palestinesi? Dopo un centinaio di anni di conflitto, è ora di prendere atto che questo sogno è alquanto impossibile da realizzare. Oggi, tre milioni di palestinesi vivono nei Territori Occupati. Israele deve affrontare l'attuale realtà palestinese e deve gestirla. Israele deve smetterla di nutrire sogni di deportazione. Israele non si fida dei palestinesi? Teme che non saranno in grado, quando avranno il proprio Stato indipendente, di essere dei vicini pacifici? Questa ipotesi è infondata. Le odierne manifestazioni di ostilità dei palestinesi non sono dovute a un'ostilità innata contro il popolo d'Israele; sono piuttosto l'espressione della resistenza del popolo palestinese contro ciò che loro considerano un tentativo di esproprio della loro terra. Una volta che il conflitto terminerà, anche l'ostilità scomparirà. … L'unico modo per uscire da questo vicolo cieco è credere nella pace e costruirla sulla giustizia e sull'eguaglianza dei diritti e dei doveri. … Oggi, qualunque sia la situazione, dobbiamo ritornare alla verità basilare che entrambi, il forte e il debole, devono riconoscere: nessun essere umano dovrebbe restare vittima dell'oppressione del proprio fratello. I palestinesi non devono essere vittima dell'oppressione. Gli israeliani non devono essere vittima della paura nella quale vivono. Mettendo fine all'oppressione, allo stesso tempo si mette fine alla paura e all'insicurezza. Il male originario deve essere estirpato, e il male originario è l'occupazione. Allora la terra conoscerà la sicurezza e vivrà in pace con i suoi due popoli: israeliani e palestinesi.


*Patriarca latino di Gerusalemme e presidente internazionale di Pax Christi

(dal discorso tenuto a Berlino il 30 maggio 2003 – tratto da www.adista.it )