Non credo di dovermi ritenere fortunato ad aver frequentato l'apprendistato nel Canton Ticino. Al di là del luogo e del datore di lavoro (per i quali non si può che lasciar scegliere alla fortuna per trovarne di buoni), un problema è la scuola (quasi sempre una SPAI: Scuola professionale artigianale e industriale). Le mie perplessità sono condivise da altri compagni e conoscenti. Con la scusa che certi comportamenti non sarebbero accettati da un datore di lavoro, anche la scuola si mette a difendere le posizioni del padronato, reprimendo quei giovani che vogliono vedere garantiti determinati diritti civili. Quante scuole hanno un'assemblea studentesca con un reale potere deliberativo? Quante hanno dei rappresentanti studenteschi che non siano solo folcloristici? La situazione non é delle migliori neanche per quanto riguarda la partecipazione degli studenti nella gestione della scuola e in fatto di libertà d'espressione; fra gli apprendisti ci manca poco che pronunciare la parola "sindacato" venga considerata attività sovversiva! I difetti di queste scuole - soprattutto della SPAI di Trevano vicino a Lugano - sono sicuramente la decadenza e trascuratezza degli stabili (pareti crepate, muri in cemento armato che si scrostano, ...) inidonei, in particolare nella bella stagione, per fare lezione. Il sole, infatti, batte per tutto il giorno su metà della scuola (ovviamente senza condizionatore!), nelle aule esposte al sole dei tendoni in plastica intendono mitigare i raggi, ma creano nelle classi uno spiacevolissimo effetto serra. Ancor più importante rilevare la scarsa importanza riconosciuta all'insegnamento delle materie di cultura generale, storia e italiano in particolare. Per quanto riguarda l'insegnamento delle materie tecniche e professionali vi è più attenzione, tuttavia in generale va rilevato un atteggiamento dei professori incapace di offrire stimoli e di attivare la partecipazione alle lezioni, la maggioranza purtroppo legge appena il libro di testo. Sarebbe curioso vedere quanti docenti se la caverebbero a gestire una lezione senza aver sotto mano il manuale da leggere. Certo comprendo la prevalenza delle materie professionali, ma è davvero preoccupante il disinteresse per la promozione della cultura generale. Irragionevole al riguardo la riduzione, nel corso della formazione, delle ore di insegnamento di italiano, storia e diritto, infatti se nel primo anno un apprendista segue per circa sei ore settimanali queste materie, il secondo e il terzo anno quasi scompaiono, con la sola permanenza di un'ora settimanale in media di italiano. Ugualmente si dovrebbe riflettere sui programmi affrontati, perché è perlomeno strano che nei due anni in cui ho seguito le lezioni di storia ci si sia concentrati soltanto sulla seconda guerra mondiale. Se il motivo è da riconoscere nella mancanza di tempo per trattare più argomenti o temi, allora perché non allungare di un anno la durata degli apprendistati, che in maggioranza durano tre anni? Una scuola professionale dovrebbe offrire competenze professionali, ma non meno strumenti culturali di un liceo o di una scuola di commercio. Se è importante formare dei perfetti lavoratori lo è ugualmente formare ragazzi più istruiti e quindi più liberi. In questo modo probabilmente si formerebbero dei giovani più preparati per la vita reale, fatta non solo di lavoro, di riassunti svolti in classe, di ricerche sul numero di morti in chissà quale guerra. Bisognerebbe coinvolgere maggiormente gli studenti, da sottolineare “studenti”, visto che non sono solo lavoratori, in attività più coinvolgenti. Ci vorrebbero delle lezioni su temi attuali, che parlino della situazione del nostro mondo, lezioni di letteratura o di arte. Si provi a chiedere ad un apprendista muratore se ha imparato chi erano Hesse o Manet o Orwell. Alcuni miei compagni non sapevano nemmeno di che cosa stessi parlando. Ed è un peccato. Io per primo comunque mi metto tra quelli che di istruzione superiore ne hanno avuta davvero poca, sebbene abbia anche sostenuto la maturità professionale. In molti dopo l'apprendistato ci rendiamo conto che si è entrati nella vita reale, quasi adulta, e capiamo che troppe cose siamo costretti a scoprirle da soli. Nelle scuole professionali, per quanto riguarda la cultura, mancano stimoli di ogni tipo, ma è davvero incredibile pensare di dover stimolare i docenti affinché stimolino gli allievi.