La dura vita dello studente universitario

di Paolo Casarolli


Molto spesso capita di sentire di giovani ragazzi che rimangono ingabbiati nel nostro sistema universitario: non riescono a terminare gli studi, rimangono di qualche anno fuori corso o ancor peggio non riescono ad andare avanti per gli eccessivi costi di mantenimento agli studi. Tutto questo perché? E’ ripetuto spesso che il sistema universitario italiano è scadente e non all’avanguardia, e soprattutto che i ragazzi italiani sono pessimi studenti: c’è sia del vero sia del falso in tutto questo. Che strutture e impianti molto spesso non siano al passo con gli altri paesi è risaputo, ma il problema di base è un altro. L’Università al giorno d’oggi è vista più che come un luogo dove poter formare i padri e le madri del domani, come un’azienda, e questo soprattutto nell’ultimo periodo. E’ da un breve lasso di tempo che si pensa più a come alzare le entrate delle casse piuttosto che dare chiarezza e sicurezze agli studenti. In poco meno di un biennio il sistema universitario è cambiato già due volte e tuttora molti studenti, non hanno un’idea chiara di come funzioni l’attuale sistema e soprattutto non sanno se far riferimento a quello con cui sono iscritti oppure a quello odierno. In poche parole la disinformazione regna sovrana, soltanto un’accurata indagine tra gli altri ragazzi e gli addetti ai lavori (che molto spesso ne sanno meno degli studenti e sono molto inaffidabili) salvano lo studente da diversi errori. Poi bisogna accennare anche ai problemi economici che, soprattutto da quando è entrato in vigore l’euro, scoraggiano, e non poco, lo studente a continuare ad andare avanti con gli studi. Ma facciamo un breve resoconto per rendere l’idea. Se si è studenti fuori sede e bisogna alloggiare in città la spesa mensile per un posto letto non scende mai sotto i 230€ e la media in ogni modo si attesta sui 300€; poi ci sono le bollette, anch’esse molto salate, ma per essere generosi mettiamo in conto come solo 50€ al mese; naturalmente c’è il vitto, e qui si può spendere davvero tanto in una gran città, ma facendo una ragionevole media si arriva a spendere tranquillamente 200€, ma la cifra è sicuramente e costantemente più alta; ci sarebbero da mettere in conto anche i divertimenti, i vestiti e qualche uscita con gli amici, ma è meglio lasciar stare per non far lievitare troppo i costi; per finire ci sono le spese per la frequentazione all’università: le tasse, i libri, i mezzi di trasporto, fotocopie, materiale per cancelleria e attività para-universitarie, il tutto per una spesa media annua di circa 1000-2000€ (per restare bassi). Facendo i calcoli il prezzo finale è di circa 6750-7750€ euro annui, per uno studente risparmiatore, non spendaccione che si limita a studiare e basta. Una cifra molto alta, che non tutti si possono permettere. E qui subentra l’idea di ottenere le borse di studio. Gran bell’idea, gran bella fregatura! Nel senso che se si riesce ottenere (per miracolo) una borsa di studio annua, essa sarà dilazionata in due parti, la prima dopo circa quattro mesi e la seconda dopo una anno! Il bello è che non stiamo parlando di grandi cifre, (mediamente 1000€ a rata), e questo vuol dire che uno studente si dovrebbe mantenere con 1000€ annui! Già 500 sono destinati alla prima rata annua che è pagata a settembre, anche se essa però sarà restituita se beneficiari di una borsa di studio; sì questo è vero, ma c’è anche da dire che al giorno d’oggi (anno 2002) stanno restituendo le rate del 1998, bella trovata! E’ tutto come al solito. Abili ad incassare, restii a restituire! Insomma, senza continuare troppo nell’elenco dei difetti delle nostre università si può sintetizzare il tutto in una sola parola: CAOS. Ma c’è anche da spezzare una lancia in favore delle nostre università e al nostro sistema scolastico: in Italia, può sembrare strano, la cultura media è abbastanza alta, soprattutto se confrontata con “il nostro modello ispiratore”, gli Stati Uniti d’America. Studiare negli States è quasi impossibile per uno studente povero e questo soprattutto all’università, molto più costosa della nostra. Guardando poi quello che si studia si può dire che gli americani non avranno mai il nostro bagaglio culturale medio, e questo in ogni settore e in ogni caso. Loro puntano molto di più sulla specializzazione sin dalle superiori, e questo significa molto meno cultura generale, coscienza e conoscenza minima della realtà da cui si è circondati; col risultato di non sapere come vanno le cose a questo mondo, cosa ne pensa “l’altro”, il “diverso”. Per finire vorrei dire che basterebbe un pizzico di buona volontà di chi comanda nella direzione giusta per creare la struttura universitaria più aperta ed efficiente del mondo, senza star a cercare in giro modelli cui rifarsi.