Funzione Obiettivo –obiettivo disfunzione

 

di Fosca Tesoro *

 

Sono un’insegnante di scuola elementare e nell’ottobre del 1999 sono stata invitata a candidarmi come funzione obiettivo, una delle nuove figure della scuola, dal mio capo d’istituto che forse per evitare candidature indesiderate mi ha convinta incensando largamente la mia professionalità  ed esperienza (sono infatti un’ “over 50”) . Dopo il conferimento dell’incarico con compiti di supporto ai docenti- ovvero di Figura Onoraria di feudal - cavalleresca memoria, ho sentito l’esigenza di una chiara definizione delle mie competenze, ma tutto si presentava vago e confuso ed i corsi di formazione si sarebbero svolti chissà quando.

Intanto venivo chiamata a leggere pile di circolari che ogni giorno si ammucchiavano sulla mia cattedra, a compilare scartoffie a non finire, a contattare Servizi Amministrativi, ad incontrare colleghi di altre scuole per stendere Progetti in rete….In orario scolastico ed aggiuntivo e con frequente utilizzo del giorno libero. Il tutto con la grande difficoltà a conciliare gli impegni curricolari con quelli aggiuntivi ed il frequente disturbo per le mie attività didattiche. Il mio crescente disagio sfociò  in  orrore  e  raccapriccio  quando  una mattina, guardandomi allo specchio come al solito alla ricerca della mia smarrita identità vidi  l’avvenuta  metamorfosi : da insegnante dedita agli alunni a “faccendiere-factotum”. Non potevo più ritornare indietro: ero in trappola fino al termine dell’anno scolastico! Tentai di recuperare lo sconforto cercando di sfruttare il mio ruolo per arrecare un contributo valido alla realizzazione di una scuola di qualità ed ho speso a tal fine molte energie. Purtroppo il tentativo è fallito e mi sono resa conto di quanto, all’interno della scuola i solchi potevano diventare sempre più profondi tra vertice d’istituto e le altre componenti assai compresse, se non schiacciate.

Gli organi collegiali mi si sono configurati come una sorta di fantasmi del passato, a conseguenza della scarsa consapevolezza e del distacco di molti colleghi rispetto all’autonomia, perché per gli insegnanti il vero disagio è l’autonomia stessa. Soprattutto il collegio dei docenti si mostrava refrattario al coinvolgimento (salvo i pochi colleghi a me più vicini per motivi di  lavoro) e preferiva un atteggiamento di comoda delega -  disimpegno alle funzioni obiettivo percepite come “figure piramidali,  verticistiche e remunerate”. Eh, si, remunerate!!! Il mio sovraccarico di lavoro è stato compensato con una quattordicesima “aziendale”, un premio di produzione che ogni azienda degna di questo nome  elargisce a tutti i suoi dipendenti, tra giugno e luglio. Ma la nostra “miserella” azienda-scuola italiana non può permetterselo per la politica sparagnina e mariuola dei tagli. A fine giugno la mia odissea sarebbe terminata. Ai sensi dell’art. 37 del contratto il collegio dei docenti, sulla base delle relazioni redatte da ciascuna funzione obiettivo, dopo un dibattito molto sommario e formale, si è affrettato ad esprimere una valutazione positiva per tutti gli insegnanti incaricati. Ciò creava le premesse per la futura conferma del resto già scontata. Mi riecheggiano le “terribili” parole del dirigente del corso di formazione (svoltosi tra aprile-maggio!): - “… lo stato spende per ognuno di voi 30mila lire ad ora, per la vostra formazione…”Numeri alla mano, mi son fatta un po’ di conti per la sola Provincia di Ascoli Piceno:  396 figure obiettivo per venti ore di formazione, moltiplicate per 30mila lire portano ad un totale di 237 milioni. Solo moltiplicato per cento province si raggiunge la cifra di oltre 23 miliardi finiti nelle tasche dei formatori. Commenti credo risultino superflui.

 

*segretaria provinciale Unicobas scuola Ascoli Piceno

 

(n.5-2001)