La sede parigina di SUD Education
ha visto animarsi nel primo fine settimana
di marzo un confronto di ampio respiro tra
le maggiori organizzazioni alternative della
scuola europea. Un confronto franco, ampio,
partecipato in grado di prospettare con capacità
progettuale scenari d'azione concreta. SUD
Education di Francia e Svizzera, C.G.T. spagnola,
C.N.T. francese e Unicobas Scuola per l'Italia,
si sono trovati concordi nel riscontrare percorsi
comuni ai diversi governi europei, volti a
trasformare la scuola in un elemento costitutivo
di una società organizzata secondo criteri
di produttività, povera di cultura e anzi
orientata ad una feroce mercificazione del
sapere. I sindacati presenti hanno invece
rimarcato la straordinaria distinzione tra
una visione riduttiva della scuola che intende
trasformarla in un semplice servizio flessibile
e ad uso e consumo delle logiche dominanti
e un'idea, la nostra, di scuola come istituzione
che promuove la ricerca didattica, il dialogo
e la crescita di studenti e docenti che vivono
con passione il quotidiano confrontarsi con
i saperi, storici, umanistici, scientifici,
ma soprattutto critici, i soli che lontano
da omologanti conformismi permettano lo sviluppo
autentico di quelle conoscenze necessarie
e indispensabili per i giovani, cittadini
europei di domani. Convergenza si è manifestata
nel rifiutare interpretazioni utilitaristiche
del ruolo degli insegnanti che sempre più
vengono schiacciati dalle diverse legislazioni
nazionali all'interno di compiti impiegatizi,
che nulla hanno da condividere con la scuola.
Gli insegnanti europei devono poter aggiornarsi,
devono vedere riconosciuto il loro diritto
a leggere, studiare, partecipare a manifestazioni
culturali. Gravissimo è l'intensificare le
prestazioni senza rendersi conto che la professione
docente non può essere paragonata, per la
sua specificità, unicità, ad altre attività
lavorative. Confondere la qualità con la quantità,
proprio nella scuola in cui esse sono inversamente
proporzionali, è un pericolo che i sindacati
alternativi respingono. Come procedere quindi?
Concordando momenti comuni di lotta, ma anche
realizzando un coordinamento che risulti efficace,
visibile, riconosciuto da insegnanti, studenti,
famiglie e società civile, che sempre più
devono diventare consapevoli della gravità
della situazione. Con determinazione si è
sottolineato che non si può più, non si deve
più permettere alla sola C.E.S., la sigla
che riunisce nella Confederazione Europea
dei Sindacati le organizzazioni concertative,
di avere voce e diritto di rappresentanza
nelle sedi europee del mondo dell'istruzione. Gli italiani hanno lanciato l'idea di creare
la F.E.S.A.L.: Federazione Europea del
Sindacalismo Alternativo, una struttura
che nel rispetto della più larga e assoluta
autonomia nazionale dei singoli sindacati,
metta positivamente in rete le energie e le
intelligenze che in ogni parte d'Europa si
vanno ogni giorno di più costituendo attraverso
il sindacalismo alternativo. Al lavoro di
coordinamento e di informazione tra i diversi
sindacati si unisce la chiara volontà di offrire
a tutte le scuole d'Europa, dal Baltico all'Adriatico,
dall'Atlantico al Mediterraneo, un soggetto
alternativo, forte e credibile, unito da richieste
esplicitamente rivolte a tutti coloro che
credono indispensabile una scuola democratica
per un futuro democratico, autenticamente
moderno, multiculturale, solidale, in cui
alla libertà di insegnamento e alla libertà
di apprendimento si associ una inderogabile
battaglia di pieno rispetto dei diritti sindacali
all'interno dell'Unione Europea.
Ecco quindi che gli incontri e gli
appuntamenti si sono moltiplicati già nel
corso del confronto parigino, alla stesura
di un documento unitario che valorizzi quelli
già prodotti nel corso di questi mesi si associa
la volontà di essere presenti a Siviglia il
22 giugno, in occasione della manifestazione
in risposta al contemporaneo incontro dei
governi europei, a Granada ai primi di luglio,
ospiti della C.G.T. per la costituzione ufficiale
della F.E.S.AL. e l'approvazione del documento
fondativo, quindi in autunno, a Venezia in
novembre per il Social Forum Europeo e a Berlino
nel marzo 2003. Diversi appuntamenti per rivendicare
con forza la centralità della scuola, che
merita ben più di quanto prevedano di investirvi
le dominanti politiche neoliberiste. Proprio
per rendere nota la nostra proposta alternativa
chiederemo, dopo Granada, incontri ufficiali
con le commissioni cultura, istruzione e lavoro
del Parlamento Europeo, con i commissari preposti
a questi settori, con il Consiglio d'Europa
e con il presidente della Convenzione Europea,
incaricata di stendere la futura Costituzione
unitaria, anche per quanto attiene alle libertà
sindacali, sempre più minacciate nell'Unione
dalla politica consociativa e monopolistica
dei sindacati concertativi, alla quale corrispondono
legislazioni miranti ad eliminare il sindacalismo
di base.
Tali incontri vogliono trasformarsi
anche in momenti di mobilitazione nazionale
ed Europea a sostegno delle nostre richieste.
Questa straordinaria opportunità per
tutti gli insegnanti europei di trovarsi uniti
in un grande progetto alternativo, per la
scuola, per il futuro, per il domani, non
deve essere lasciata sfuggire. Insieme, uniti
da un sentire forte e convinto dell'importanza
del cambiamento, certi che le nostre comuni
idee sono un patrimonio decisivo e sempre
più condiviso, indispensabile per restituire
libertà e centralità alla scuola, dobbiamo
attrezzarci per crescere e impegnarci in ogni
angolo d'Europa.
(n.16-2002)