Forme
nuove per incontrarsi e confrontarsi
di Luca
Caselli*
Ha ragione Marta Benenti** a scrivere che di mezzi di
informazione indipendenti se ne hanno a bizzeffe il problema è cercare di
trovare il modo per mettere davanti agli occhi di queste persone così
assenteiste tutto questo. E' ovvio che non ti puoi presentare davanti a un
ragazzo o una ragazza, che solitamente passa i suoi pomeriggi liberi a
passeggiare senza una meta, e parlargli di neoliberismo, desertificazione,
controeconomia e via di seguito perché ti guarderebbe come se fossi pazzo.
Bisogna scervellarsi a trovare nuovi metodi per controinformare, perché è solo
su questo che possiamo contare: l'informazione, la presa di coscienza. Dalle varie
assemblee del collettivo della scuola in cui studio e che ho cercato di
seguire, ho avuto spesso l'impressione che non si riuscisse a concludere
nulla e che non ci fossero neanche delle idee nuove, originali, che non ci
fosse un minimo di entusiasmo, di creatività;una mancanza che a mio parere ha
poi portato alla solita e ripetitiva occupazione. Se posso permettermi di
proporre un argomento di discussione: la ricerca di strategie di
controinformazione all'interno della scuola. Non bastano misere autogestione di
tre giorni, c'è bisogno di qualcosa di costante, permanente e con questo non
intendo ore e ore di lezioni sul marxismo o altro come fanno gli alcuni, ma
qualcosa che abbia come primo obbiettivo la partecipazione dello studente,
senza preoccuparsi del fatto che prenda toni banali e ingenui, l'importante è
che lo studente abbia un'attrazione nel parteciparvi, il resto viene dopo. Ad
esempio le grandi assemblee di istituto si potrebbero trasformare in più
piccole assemblee in cui uno studente è magari meno condizionato nel decidere
se intervenire o meno, i rispettivi collettivi delle scuole potrebbero
organizzare delle assemblee
extrascolastiche, si potrebbero diffondere maggiormente informazioni sui
prodotti e sul consumo critico in modo da dare la possibilità agli studenti di
capire che il potere di cambiare le cose lo abbiamo ancora, basta
sfruttarlo. Non è tempo di occupare le scuole perché non ci sono né i
mezzi né il bisogno, dobbiamo creare consapevolezza.
* studente milanese **vedi
“aurora” n.37