L 'ATTIVITA´ PUBBLICISTICA SLOVENA IN ITALIA

1945 – 1995

di Bojan Brezigar

 

Nel corso di mezzo secolo si susseguono tre generazioni. Coloro che nei primi giorni di libertà, dopo venticinque anni di terrore fascista, gioivano di più in quel mondo finalmente rinato, perchè alla gioia dell'umanità intera univano la vivacità della loro tenera età, oggi - ricordando un difficile passato - rivolgono il loro sguardo al futuro con la saggezza e la ponderatezza tipica dei nonni. In questo mezzo secolo è nato, si è sviluppato ed è cresciuto il Primorski dnevnik, ed è stata un'epoca di cambiamenti continui che non hanno risparmiato neanche il nostro giornale. Il primo numero del Primorski dnevnik è uscito il 13 maggio 1945, ma il giornale affonda le sue radici nel secolo scorso: inizialmente come quindicinale, poi come settimanale, successivamente bisettimanale ed infine dal 2 gennaio 1894 come primo quotidiano degli Sloveni del Litorale - veniva pubblicata a Trieste l'Edinost. Fu il testimone quotidiano della presenza slovena a Trieste e nelle altre località della Primorska, come noi sloveni chiamiamo la regione del litorale. Tramite l'Edinost si affermarono nuove tendenze della cultura slovena, ma l'Edinost fu anche portavoce del primo movimento antifascista in Europa, dal primo giorno dell'avvento del regime al 4 settembre 1928, data della sua chiusura per ordine delle autorità fasciste. Poi, per molti anni agli sloveni del litorale fu tolta la possibilità di esprimersi nella loro lingua materna. La stampa clandestina in lingua slovena continuava ad arrivare nelle famiglie, ma per molto tempo gli sloveni rimasero privi di un quotidiano. Soltanto nel settembre 1943, nei boschi vicino a Cerkno, il Fronte per la liberazione del popolo sloveno iniziò la pubblicazione di un quotidiano ciclostilato dal titolo Partizanski dnevnik - quotidiano partigiano.

Era un foglio piccolo e modesto, ma era quotidiano. Successivamente la redazione e la tipografia furono trasferite sull'altipiano di Vojsko vicino ad Idria, e qui il giornale venne stampato fino alla liberazione. Si trasferì poi per alcuni giorni a Trieste. E quanti ne sono passati in questi cinquant'anni nell'edificio che un tempo ospitava la scuola slovena, dedicata ai santi Cirillo e Metodio, di San Giacomo, rione triestino che è stato sloveno. Quanti giornalisti, collaboratori, corrispondenti, quanti fotografi, tipografi, grafici, quanti autisti ed impiegati. Quanti coloro che da cinquant'anni - che piova, tiri bora o cantino gli uccellini a primavera - ogni mattina attendono l'autista per cominciare poi il loro giro, distribuendo porta a porta il giornale quando tutti o quasi stanno ancora dormendo. Tutto ciò è il Primorski dnevnik. Il giornale è il risultato del grande impegno di molte persone. Soltanto così i lettori possono ricevere quotidianamente un giornale veramente nuovo, pieno di notizie, buone e cattive, notizie che rallegrano e quelle che rattristano. Insomma, assieme al giornale varca la soglia di casa anche la freschezza del nuovo giorno. E questo prodotto industriale - e il quotidiano è senza dubbio un prodotto industriale - ha la durata più breve tra tutti i tipi di merce: il giorno dopo è già vecchio e possiamo utilizzarlo ormai solamente per accenderci il fuoco o per avvolgerci le bucce di patate.

 

“Io mi ribellerò”

“Jazse bom uprl”

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Srecko Kosovel

 

*dal monumento partigiano di Opicina a cura dell'ANPI – Odbor Zveze Partizanov Opcine