Umberto Nobile parlamentare comunista
di Davide Rossi
Umberto
Nobile è uno degli italiani più illustri del Novecento, ingegnere aeronautico,
inventore, generale e professore universitario, guida le spedizioni polari dei
dirigibili “Norge” e “Italia”, dopo il tragico esito di quest’ultima, pur
rimanendo intatto il consenso popolare, viene pesantemente attaccato dal regime
fascista. Mussolini e il ministro dell’aeronautica Balbo mal sopportano questo
cattolico di sentimenti progressisti. Costretto ad abbandonare l’Italia si reca
dal 1931 al 1936 in Unione Sovietica dove è invitato a lavorare e a proseguire
le sue ricerche, quindi dal 1939 al 1944 sarà negli Stati Uniti.
Resta tuttavia colpito positivamente dalla prima e dalla “uguaglianza
di opportunità”, così scrive, offerta da questa ai suoi cittadini.
Dell’Unione Sovietica aveva apprezzato: “… l’enorme
rimescolio di uomini e di idee che era stata la rivoluzione d’ottobre. Ero
stato affascinato da quell’atmosfera vibrante di passione dove tutte le forze,
tutti gli spiriti sembravano tesi verso la costruzione di una nuova società
umana basata sugli ideali che mi avevano attirato da adolescente.” E
ancora: “ ... un sistema politico che fa appello all’unione dei lavoratori
di tutto il mondo, che è, praticamente, quanto dire l’unione di tutti gli
uomini. … la spinta del profitto individuale è stata abolita e sostituita dal
motivo del dovere da compiere verso la collettività e sé stesso.
Ad un siffatto sistema, che costituisce un ordine
sociale superiore, non può non volgersi con la simpatia più profonda lo sguardo
di tutti gli uomini di buona volontà.“
Molte altre pagine del suo libro pubblicato nel 1945 e
intitolato “Quello che ho visto nell’Unione Sovietica” smentivano luoghi
comuni che la propaganda anticomunista iniziava a diffondere, a partire da
quelli dedicati ai temi religiosi. La
libera frequentazione delle messe domenicali in piena Mosca urtava quanti
volevano far credere che così non fosse. Nobile chiude le sue pagine di
racconti sulla quotidianità sovietica con considerazioni più che lusinghiere,
affermando: “… innanzi a me si svolgeva l’insieme di un quadro grandioso.”
Quando nel 1946 si preparano le liste per l’Assemblea
Costituente la Democrazia Cristiana gli avanza un’offerta di candidatura poco convinta,
ma forte del fatto che Nobile è membro dell’Accademia Pontificia delle scienze.
Negli stessi giorni il generale viene contatto da Eduardo D’Onofrio, segretario
della Federazione romana del PCI, che gli propone di essere presente, come
indipendente, nelle liste comuniste. Dopo qualche titubanza e i duri attacchi
di ambienti vaticani che lo costringono alle dimissioni dall’Accademia e lo
accusano di sbagliare gravemente, accetta.
Attivo e presente nei due anni di attività parlamentare,
dal 1946 al 1948, così commenterà questa sue esperienza: “Ai comunisti fui
grato per aver mantenuto lealmente fede alla promessa fatta di lasciarmi libero
di parlare ed agire in piena indipendenza. In fondo fu gradevole per me
constatare che – a differenza di altri partiti – tra le loro file non vi erano
intrighi personali. L’ interesse personale appariva sempre subordinato a quello
collettivo, e questa disciplina mi piaceva.”
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