1921    nasce il Partito Comunista Italiano

 

Clelia Virgili, una giovane insegnante tra le fondatrici del partito comunista

di  Lucia Chimienti

 

Dopo la crisi dell’autunno del 1920 che ha visto il sindacato, guidato dai socialisti riformisti Dugoni e D’Aragona, incapace di portare al successo le lotte operaie e contadine, nel partito socialista ci si prepara al congresso di Livorno del gennaio 1921. Quanti guardano alla Rivoluzione d’Ottobre fonderanno il Partito Comunista d’Italia. Tra loro Gramsci, Bordiga, Togliatti, Terracini, la maggior parte dei giovani socialisti e anche tante donne, come Clelia Virgili, insegnante dal 1918 a Cagli, cittadina pesarese. Rientrata dal congresso, con altre compagne realizza la nuova bandiera del partito e in una affollata assemblea tenuta nel teatro cittadino consegna il nuovo drappo ai compagni incitandoli all’impegno. Le nubi del fascismo e della violenza squadrista però sono all’orizzonte e per Clelia Virgili si prospettano anni di sorveglianza poliziesca e il trasferimento obbligato in una piccola scuola di montagna. La Resistenza e la Liberazione la riporteranno nella sua città e tra i compagni, qui insegnerà sino al 1962 associando la passione per la scuola e i ragazzi all’instancabile impegno politico nelle file del PCI.

 

Riproduciamo qui di seguito l’intervento tenuto da Clelia Virgili in occasione della fondazione del partito comunista a Cagli, nel 1921.

 


“Compagni, io mi sento orgogliosa dell’incarico che mi è stato affidato di consegnarvi questo fiammante vessillo, simbolo di fede, emblema d’amore, insegna di battaglia. Simbolo di fede in un radioso avvenire di pace e di giustizia, emblema d’amore fra i figli del lavoro, insegna di battaglia per la conquista definitiva d’ogni diritto per l’abbattimento di tutte le ingiustizie sociali. Compagni, osservate la bandiera che vi consegniamo, essa porta fra le sue pieghe con caratteri d’oro lo stemma dei Soviet Russi, non è già senza un alto significato che abbiamo voluta adornarla di quello stemma.. E’ dall’oriente che viene la luce, la futura società degli uomini del lavoro nell’Europa Orientale inizia già i suoi esperimenti. Sulla borghesia vinta e travolta si sta restaurando la società del lavoro ed a passi giganteschi guadagna nel mondo l’anima delle turbe. La falce e il martello, cinti di spighe, fra i raggi del sole nascente, diventi il segnacolo di riscossa di tutti i miseri, di tutti gli sfruttati, diventi l’emblema non della Russia soltanto, ma del mondo intero. Questo è il compito di voi socialisti, compito grande, direi quasi sublime, per il quale sono necessari forza di volontà, fede, grandezza di coscienza. Ricordate che ora ferve più che mai la battaglia, che ognuno scelga il suo posto, che difenda la sua consegna e se nel fervore della contesa l’animo vostro vacilla, alzate gli occhi a questa bandiera che rappresenta il vostro santo ideale e sia di sprone nella lotta, di aiuto nella sconfitta, di orgoglio nella vittoria. E noi, o compagne, che compiendo quest’atto stiamo vincendo stolti pregiudizi del passato, noi non terminiamo già il nostro compito consegnando questo vessillo, ma una grande missione ci aspetta. Lo sforzo della conquista dei diritti umani. Non deve gravitare tutto sulle spalle degli uomini, non è giusto, è necessario che anche noi ne sentiamo la nostra parte di peso. Siamo noi nella famiglia che dobbiamo pronunciare la parola che rinfranca e incoraggia, insegnare l’amore per gli oppressi e la ribellione presso gli oppressori. Avanti! Avanti adunque gli uni e gli altri con coraggio, con fede, con amore. Sta dinanzi a noi, sopra voi come una fiaccola ardente che ci rianima, che ci guida, che ci illumina, la bella, la pura, la rossa bandiera”.

 

 

(n.5-2001)