La politica secondo Giuseppe Dossetti

 

di Giovanni Colombo

(presidente della Rosa Bianca, consigliere democratico e progressista al Comune di Milano)

 


Giuseppe Dossetti, partigiano, presidente del C.L.N. (Comitato di Liberazione Nazionale) di Reggio Emilia, attivo deputato alla Costituente, lascia il parlamento e la Democrazia Cristiana agli inizi degli anni ’50 perché contrario ad una politica non più vissuta come servizio a ciascun cittadino e alla collettività, nonché contro l’ingresso dell’Italia nella Nato. Nei primi anni cinquanta cresce infatti una certa distanza di Dossetti da una  D.C. piegata su posizioni conservatrici, da lui avversate sin dalla famosa “Lettera ai parroci”  del 27 marzo 1945, in cui scrive: “… il liberalismo capitalista è l’ideologia più radicalmente anticristiana”. Fondato un piccolo gruppo monastico, partecipa al Concilio Vaticano II e nel 1972 compie una seconda scelta, quella di andare in Oriente. Porta un nucleo della sua comunità in Terra Santa, a Gerico, occupata da Israele dopo la guerra dei sei giorni del 1967, per ritrovare le radici ebraiche del cristianesimo  e la linfa vitale dell'Oriente ortodosso, ma anche per dialogare con l'Islam e con l'Oriente non cristiano. L'amore per il popolo ebraico non  gli ha impedito di prendere posizione in tutti quegli anni a favore della causa dei palestinesi, privati dei loro diritti fondamentali. Fedele all'idea della politica come attività sapienziale. Dossetti ce ne ha parlato ripetutamente. L'attività politica non è destinata ai professionisti che hanno studiato due o tre schemini, è un'attività da sapienti, che coltivano gli abiti virtuosi, che sanno tenere a freno vanità, invidia, arroganza."Certe esperienze dei cattolici in politica sono risultate deludenti più sul piano degli abiti morali che non su quello delle competenze". Parole quanto mai attuali, per cattolici e non. Così come rimane di grande attualità la metafora del viaggiatore da lui usata nel discorso dell'1 ottobre 1987 a Bologna: "Il cristiano deve comprendere che non solo può, ma deve impegnarsi nella storia, secondo la misura dei doni ricevuti e le opportunità pratiche: ma insieme deve sapere che questo egli deve compierlo col massimo distacco possibile, pena la perdita di tutta la sua credibilità come esploratore e testimone dell'invisibile. Deve essere sempre pronto a lasciare il suo ruolo - tanto più quanto più possa essere umanamente appetibile - come un viaggiatore deve lasciare la camera d'albergo in cui egli ha pernottato una notte, disposto persino a lasciarvi la valigetta con cui vi era entrato." Dossetti si spegne alla fine del 1996 dopo essere tornato sulla scena politica come animatore dei “Comitati per la difesa della Costituzione”, da conservare - tutta - come patrimonio più alto e tutela più forte della nostra Repubblica nata dalla Resistenza.


 

(n15-2002)