Contadini rivoluzionari nella Sicilia degli anni ’50

di Salvatore S. Livolsi

 

Elio Vittorini inizia nel 1937 la stesura del suo più noto romanzo: Conversazione in Sicilia e la conclude definitivamente, dopo una pubblicazione a puntate sulla rivista Letteratura, nel '41 quando il testo viene pubblicato dai fratelli Parenti di Firenze, con il titolo Nome e lagrime. Avuto un notevole successo, il romanzo, nello stesso anno viene edito da Bompiani, che curerà le successive ristampe, sino a quella del ’53. Quest'ultima, però, ha un particolare valore: il testo è accompagnato da centinaia di fotografie di paesi, personaggi e paesaggi della Sicilia meno nota, interna e rurale. Le foto sono di Luigi Crocenzi, e ricorrendo quest'anno il cinquantesimo anniversario, sono state riproposte in una larga selezione nella mostra a lui dedicata quest'estate a Spilimbergo; le foto, che non sono da corredo ma integrano il testo di Vittorini, in quell'edizione del 53 non più ristampato, valgono bene una visione attenta, perché danno conto di quella Sicilia 'immobile' e 'arcaica' di tanta retorica sociologica e politica ma anche del suo opposto, della sua volontà di 'riscatto' e di 'progresso', come lucidamente lo stesso Vittorini spiega in una lettera del 1950, a Dionys Mascolo, parlando del suo viaggio con Crocenzi : “Il mio viaggio è durato ventun giorni ed è stato molto bello anche se con pioggia e anche neve sui monti. Tutto nell'interno. Da Siracusa abbiamo viaggiato con automobile presa in affitto (sans chauffeur) a Noto, Ispica, Scicli, Modica, Ragusa, Comiso, Gela sul mare africano, e da Gela attraverso il latifondo (fermata a Piazza Armerina) fino a Enna, una magnifica città a 1200 metri, poi Leonforte (800 metri), Nicosia 1100 metri, Sperlinga, Gangi, Petralia sempre 1200-1300 metri, e quindi Alimena, Caltanisetta, Caltagirone, Grammichele, Vizzini e di nuovo Siracusa. Vi parlerò di questo viaggio appena ci vedremo. Ho preso 1800 foto che ora stiamo stampando per sceglierne 300 per il libro. Ma ve le mostrerò tutte. Il movimento sociale dei contadini e minatori è magnifico. I Comunisti sono contadini stessi. Niente intellettuali. E conducono una rivoluzione liberale, come, credo, in Cina. Ho assistito a un'occupazione di terre con migliaia di contadini a cavallo come un esercito. Completamente diverso dal Nord Italia e dalla Francia. Niente di ideologicamente restrittivo. E nessuno che pensi all'U.R.S.S. o a dittature. Solo scopi di libertà immediata e di conquiste elementari. Ma non posso sperare di spiegarmi in una lettera. Certo se io abitassi in Sicilia sarei sempre con loro. Abitando a Milano debbo limitarmi a scrivere per loro.” Cinquant'anni dopo è però utile riflettere sui forti limiti che la modernizzazione della Sicilia ha avuto, guidata da ceti dirigenti che inseguendo un modello di sviluppo edilizio e industriale , l'hanno resa dipendente da un apparato politico-burocratico che ha veicolato fondi per un'imprenditorialità che ha mortificato le vere risorse dell'isola, quelle naturalistiche e dell'immenso patrimonio storico-culturale; che ha determinato il tramonto della identità siciliana e della volontà di darle un futuro collettivamente e democraticamente condiviso, come le foto di Crocenzi e il testo di Vittorini testimoniano.