GALLA PLACIDIA
DONNA APPASSIONATA
E
ULTIMA IMPERATRICE D'OCCIDENTE
di Davide Rossi
A Dario Fo e alla storica Chiara Frugoni dobbiamo il merito di averci restituito in tutta la sua entusiasmante vivacità e gioiosamente spregiudicata azione la vita di Galla Placidia, attraverso le piacevoli e colorate pagine del libro “La vera storia di Ravenna”.
Dopo che Diocleziano aveva fatto Milano capitale nel 286, la città nel 402 è tanto insicura che il diciottenne imperatore Onorio, figlio di Teodosio, si trasferisce nella marina, paludosa e inarrivabile Ravenna. Con lui la gallina di nome Roma che ama più della bella e giovane moglie Maria, figlia di Stilicone, il generale vandalo che difende l'Italia e quello che resta dell'impero dalle sempre più frequenti penetrazioni barbariche.
Ravenna è meno ospitale di quanto Onorio preveda, la notte è popolata da zanzare e dal gracidare di rospi e rane e l'acqua ha uno sgradevole sapore salmastro. La giovanissima, affascinante e intelligente Galla Placidia, sorella dell'imperatore, nata con ogni probabilità nel 389, viene spedita a Roma, lontano dalla corte, alla cultura unisce una bellezza incantevole, ereditata dalla mamma Galla che convinse senza esitazione a seconde nozze il sempre dubbioso Teodosio nel 388.
Nel 408 Stilicone è giustiziato dall'imperatore invidioso dei suoi successi militari, aveva appena fermato gli ostrogoti oltre l'Appennino tosco emiliano. Nel 410 il visigoto Alarico scende per la penisola e arriva a Roma, l'assedia e vi entra. Incontra Galla Placidia e si innamorano, insieme scendono l'Italia e a Napoli ammirano il più antico battistero della penisola.
Quello di San Giovanni in fonte, là dove oggi sorge il duomo gennariano. Galla Placidia è entusiasta del mosaico azzurro e se ne ricorderà in futuro. Giunti nei pressi di Cosenza Alarico muore e Galla Placidia è raggiunta dal nipote del sovrano Ataulfo, nuovo re, precedentemente rimasto nella città eterna.
Risalgono dalla Calabria sino in Francia, qui costituiscono il primo regno romano barbarico e hanno un figlio Teodosio, ma sia il bimbo sia il padre, che convinto dalla consorte aveva preso a indossar la toga, muoiono e Galla Placidia torna dal fratello che le impone di sposare il generale illirico Costanzo, nel 418 hanno una figlia Onoria e l'anno successivo nasce Valentiniano.
Nel 421 si spegne l'anziano Costanzo e Galla Placidia con i figli si trasferisce a Roma e poi a Costantinopoli. Nel 423 torna Ravenna passando per Aquileia, entra in città con l'aiuto di alcuni cittadini che la guidano tra gli stagni melmosi e mortali e con l'aiuto del generale Ardaburio sconfigge il notaio Giovanni, voluto imperatore dal Senato capitolino, e mette sul trono Valentiniano III, di soli sei anni.
A difendere l'impero Galla Placidia chiama il generale barbaro Ezio.
Onoria nel 434 vive i primi amori, ma la madre si preoccupa, memore della sua vita, che non abbia figli per evitare spiacevoli attriti con il fratello.
Quando l'unno Attila nel 451 costringe gli abitanti veneti a migrare verso la laguna viene fermato ma non da papa Leone, un episodio del tutto incerto che contribuisce nella storiografia cattolica ad affermare ruolo e potere del papato, ma da Onoria che parte da Ravenna, con il felice consenso del fratello, e raggiunge probabilmente Parenzo in Istria dove oggi ancora si trova una bellissima basilica paleocristiana, dello stesso stile di quelle di Ravenna. Tra i due sboccia un amore che convince il re unno a rientrare, felicemente accompagnato, in Pannonia, oggi Ungheria, con lui si perdono anche le tracce di Onoria.
L'anno precedente, il 450 muore forse a Roma Galla Placidia, sicuramente viene trasportata nel piccolo mausoleo che si è fatta erigere a Ravenna. Il luogo è davvero meraviglioso e comunicativo, unico ed eccezionale, di un azzurro capace di muovere passione e sentimenti. Nel guidarne l'edificazione siamo convinti che l'ultima imperatrice d'occidente, raffinata e capace di mutare i gusti e insegnare il latino ai tanto valorosi compagni della sua vita, si sia ricordata di quella lontana sosta partenopea e della visita a quel battistero dedicato al Battista.
I suoi resti ossei ammantati di un vestito azzurro come le tessere del mausoleo può essere ammirato dai pertugi della tomba per oltre millecento anni, nel 1577 un visitatore assolutamente sprovveduto avvicina una candela e le vesti pendono fuoco, oggi la tomba è sigillata, a noi restano i mosaici da ammirare e questa straordinaria storia tutta femminile da custodire e far conoscere.