Lenin e il partito
Iskra è lavoro teorico
per arrivare organizzati al primo
congresso del Partito Operaio Socialista
Democratico Russo in cui i Bolscevichi
vincono, ma vengono emarginati da
Plechanov. Lenin ha anche scritto
in questi anni (1902-03) "Che
fare?" in cui sottolinea oltre
all'esigenza di una organizzazione
chiara e netta (centro e periferia,
quadri e attivisti) il compito di
guida del partito nel processo rivoluzionario
e soprattutto il compito culturale
di promozione di una coscienza socialista.
Lenin sottolinea che il proletariato
deve prendere rivoluzionariamente
il potere politico perché è impraticabile
una via simile a quella che ha visto
la borghesia guadagnare il potere
dopo il suo sviluppo economico. Della
Luxembourg criticava a ragione lo
spontaneismo attendista che a furia
di attendere portava a progettare
fughe in avanti, in un intelettualismo
che non le apparteneva, ma che sarà
proprio di molti suoi successivi seguaci.
L'idea di soviet e di potere popolare
è fondamentale per capire l'idea socialista
di Lenin, la democrazia si sviluppa
attraverso i consigli operai e tutte
quelle forme di coordinamento organizzativo
che i lavoratori stabiliscono e a
cui il partito offre sintesi politica
e struttura nazionale. In "Imperialismo
fase estrema del capitalismo"
riconosce il ruolo fondamentale che
acquista il movimento dei capitali
dopo quello classico dell'800 delle
merci. Il comunismo leninista vede,
nell'analisi della realtà e nella
ragionevolezza, fondamenti imprescindibili
che si legano alla centralità del
partito e dell'organizzazione. Al
terzo congresso della III° internazionale,
nel 1921, oltre a chiarire i guasti
dell'"Estremismo, malattia infantile
del comunismo", contesta tutte
quelle interpretazioni velleitariamente
romantiche della rivoluzione d'Ottobre
e rivendica il radicamento del movimento
comunista nella Russia del 1917. Al
compagno Terracini infatti chiarisce:
"Noi, in Russia, eravamo un piccolo
partito, ma avevamo con noi la maggioranza
dei Soviet dei deputati operai e contadini
di tutto il paese. Avevamo con noi
quasi la metà dell'esercito, che contava
per lo meno dieci milioni di uomini."
La celebre frase "tutti i poteri
ai Soviet" va tuttavia letta
alla luce della convinzione di Lenin
che la via democratica intrapresa
con la rivoluzione di febbraio andava
non immediatamente ribaltata o rifiutata
con scelte elementarmente estremistiche,
ma allargata verso forme di sempre
maggiore partecipazione in cui la
presenza democratica era articolata
e varia e non solo bolscevica, ma
in cui i bolscevichi, per la loro
capacità organizzativa e la loro ferma
e ineludibile richiesta di pace immediata,
accrescevano di giorno in giorno ruolo
e prestigio. Tutto il potere ai Soviet
non vuol dire quindi tutto il potere
ai bolscevichi, ma allargamento della
via democratica intrapresa dalla rivoluzione
di febbraio verso forme avanzate di
democrazia partecipata, quindi socialista.
(n3-2000)