amore
di Giovanni
Colombo
presidente
della Rosa Bianca – consigliere comunale progressista
di Milano
Il maxi ingorgo di
lunedì 1° dicembre ’03 rende bene l'idea della situazione
milanese. E dire che siamo solo a metà percorso della
seconda giunta Albertini (le prossime elezioni
municipali, salvo imprevisti, si terranno nel maggio
2006). Come uscire dal caos? Nelle settimane
scorse il “Corriere della Sera”, tramite un editoriale
del suo direttore, ha parlato di un "nuovo
illuminismo milanese". Sono già intervenuti i
personaggi che contano. “Più luce!” chiedono tutti.
Io non ne sono convinto. Lampade
e riflettori accesi ovunque affinché nessun angolo
resti oscuro. Visibilità totale. Così Milano non avrà né ombre
né misteri e potrà tornare ad eccellere, novella “ville
lumière”. Troppa luce fa male. Lo sapevano già gli antichi.
Coloro che vedono sono ciechi e solo i ciechi possono
vedere... La piena visibilità costringe la verità che
risiede all’interno a rimanere inespressa. In linguaggio
psicanalitico: repressione. Ciò vale per le persone
ma anche per le città. Milano continua a rimanere repressa/depressa.
Più si parla del suo rinascimento, più si chiude a
riccio. Possibile che la Milano liberale, libertaria,
libertina sia repressa? Possibile. L’essere della città è soffocato
dal rumore di migliaia di parole, sepolto sotto moda,
design, fiere, televisione. Perciò si inabissa sottoterra,
va a nascondersi nella nebbia, cerca rifugio nel silenzio,
dimora nell'oscurità. Per scoprire e risollevare Milano,
c’è da udire l’inespresso: “Ascolta, mio cuore…
ascolta l’ininterrotto messaggio che dal silenzio si
crea. Ecco fruscia qualcosa…e viene a te” (Rilke).
Cosa fruscia? Una parola da più parti, sottovoce ma
insistentemente, arriva. Un’unica parola. Si può osare
pronunciarla nella città più laica e disincantata d’Italia
senza venire irrisi? Io la scrivo, in minuscolo
ma la scrivo: amore. Amiamoci, milanesi di ogni età,
sesso, religione, colore, amiamoci, se appena appena è possibile…
La storia di questa città è storia di amore. Amore
deviato, negato, tradito o aperto, spezzato, regalato.
L’amore in questa città si è trasformato in pane e
musica (il binomio che piaceva tanto a Greppi, il sindaco
del dopoguerra), in integrazione e lavoro, in scioperi.
Di amore, non di altro, è la sete che si avverte nelle
scuole più incasinate e nei metrò più affollati. Amore
chiedono i tranvieri scioperanti e amore chiedono
gli automobilisti strombazzanti. Amore è l’inizio e
la fine. L’Innominato una notte, al buio, lo capì.
Ma questi direttori e opinion leader e filosofi e "terzisti",
sdraiati sotto le loro alogene, non lo capiscono, proprio
non lo capiscono. Scrivono un po' di ovvietà sulla
post-modernità e appena possono scappano per il fine
settimana di lusso...liberté,
egalité e jet privé! Dov'è l'attaccamento,
la dedizione, il sacrificio per la propria sposa? Milano
da amare, Milano da sposare.