Nino, giudice delle due rose

di Giovanni Colombo
presidente della Rosa Bianca - consigliere comunale progressista di Milano

All'uscita dalla camera ardente di Paolo Borsellino aveva esclamato con voce rotta dall'emozione: "E' finita, è finita...".  Ma subito si pentì di quelle parole di sconforto e decise di dedicare gli ultimi anni della sua vita a seminare speranza. "Non dobbiamo mai avere paura di sognare e di sperare. E' una ricchezza interiore che dobbiamo coltivare. Dobbiamo affrontare le difficoltà tenendoci per mano, sperando e sognando. Credo che l'avvenire stia dalla nostra parte. Quando nelle scuole mi chiedono se in un mondo così si può avere speranza, rispondo sempre con le parole di padre Turoldo: "Sperare è da eroi, ma non se ne può fare a meno". Oggi si deve sperare. Il dovere di ciascuno di noi  è proiettare l'animo verso il domani, verso la speranza. Solo così potremo fare passi in avanti. E ci troveremo a uscire dalla notte." (intervento alla scuola della Rosa Bianca, Brentonico, 24 agosto 1994) Nino Caponnetto, cuore tenero e spirito forte,  lo ricordo così: mentre alla fine degli incontri, saluta il pubblico con le dita alzate in segno di vittoria. Lui, così fragile fisicamente, così riservato e delicato, così anti-eroe, mostrava una determinazione fuori dal comune nel combattere la buona battaglia per una giustizia autentica. Per tre volte abbiamo raccolto le firme per la sua nomina a senatore a vita. Non ce l'abbiamo fatta. Purtroppo sono altri i personaggi che s'ammantano di tale titolo. Lui però non se l'é presa e ha tirato dritto, prodigandosi fino all'ultimo negli incontri nelle scuole per scuotere le coscienze giovanili. Sulla sua bara i familiari hanno messo la toga e due rose: una rosa rossa, simbolo di dedizione e amore, e una rosa bianca, simbolo di saggezza e candore. Splendida sintesi della sua esistenza.  Grazie, nonno Nino, giudice delle due rose. Le rose hanno dato tutto e ora muoiono, che è un modo di dare ancora.

La redazione si associa al dolore di quanti, tra cui noi, hanno conosciuto il capo del pool antimafia di Palermo degli anni ottanta, NINO CAPONNETTO, di quel gruppo oggi restano in vita, uccisi nel ’92 Falcone e Borsellino, i magistrati Guarnotta e Di Lello.

Dei tanti insegnamenti di Nino Caponnetto ci piace ricordare il suo totale favore alla liberalizzazione delle droghe leggere perché, spiegava, sarebbe stato l’unico modo per combattere seriamente spacciatori e droghe pesanti, solo infatti recuperando forze dell’ordine oggi impiegate nella repressione del fumo e solo con la divisione dei due mercati, uno appunto trasformato in legale, si sarebbero ottenuti successi contro la mafia e contro la droga che uccide. Come molti altri suo insegnamenti è rimasto inascoltato.