Nel sesto secolo a.C. nella zona del Lazio
a oriente dei fiumi Aniene e Tevere è insediata la popolazione
sabina, la cui città principale sarà Cunes, ricordata, secondo
la tradizione, come luogo dei natali del re romano Numa Pompilio.
In quello stesso periodo giovani sabini si spingono verso l'adriatico
e il meridione, alla ricerca di nuove terre da assoggettare.
Un secolo dopo danno vita ai primi insediamenti preurbani e
si riconoscono in una comune lingua, quella osca, nata dall'incontro
della lingua dei sabini con l'idioma etrusco della Campania
e il greco delle colonie calabre. Strabone narra di loro come
di un popolo spartano, rigoroso, guerriero e fa discendere il
loro nome dal colle Sannio. Altri lo collegano al modo in cui
i greci chiamano le lance sannite, saunìa.
Dediti alle attività militari, garantiscono nelle
terre conquistate protezione ai contadini e ai pescatori in
cambio dei prodotti del loro lavoro, si racconta che fossero
tanto frugali da accontentarsi di case rimediate con i resti
dei legni delle imbarcazioni in disuso. Del primo secolo del
loro insediamento nell'Italia centro-meridionale, che li vede
attestarsi lungo la dorsale appenninica, tra le attuali Marche
e Campania, le sole costruzioni che ci tramandano sono i tumuli
delle tombe, a struttura circolare e formati da terra e pietre.
In seguito costruiranno anche luoghi di culto, quasi sempre
nella prossimità di sorgenti d'acqua, simbolo vitale di fertilità,
fecondità e abbondanza.
Ogni gruppo sannita ha un suo animale totemico il
cui nome passa ad indicare la regione e gli abitanti dei luoghi
occupati. Così il picchio, detto picos, trasmette il nome ai
piceni, e il lupo, chiamato hirpos, è all'origine del termine
che identifica gli irpini. La vicinanza con Roma è causa di
attriti per il controllo del territorio e in particolare dei
monti della Meta, ricchi di risorse metallifere.
L'alleanza romano-sannita del 354 a.C. sancisce la
spartizione tra le due potenze delle terre dei Volsci e la scelta
del fiume Liri come confine, tuttavia la pace è esile e di breve
durata e infatti undici anni dopo, nel 343 a.C., si apre una
lunga stagione di conflitti che dura mezzo secolo e si articola
in tre momenti di guerra. Nel corso della seconda, nel 321 a.C.,
i sanniti, guidati secondo le cronache latine dal generale Gavio
Ponzio, presso la valle vicina alla città di Caudium, l'attuale
Montesarchio in provincia di Benevento, sconfiggono i rivali
rimasti chiusi tra i monti e impongono loro la resa umiliante
delle Forche Caudine.
Là successivamente correrà l'Appia antica e oggi l'area
dello scontro è aperta campagna, sita tra i comuni di Arienzo,
Forchia e Arpaia. Il celebre episodio vede i consoli capitolini
Veturio Calvino e Postumio Albino e i loro soldati passare in
ginocchio sotto un rudimentale giogo formato dai giavellotti
sanniti. La sconfitta per Roma è cocente ed è costretta alla
pace, nonostante infondate tradizioni orali e scritte più tarde
sostengano il rifiuto del Senato a sottoscriverla. La pace in
realtà è armata, i sanniti stringono alleanze con i sabini,
i lucani, i galli senoni, gli umbri e gli etruschi, non da meno
i romani si alleano con gli apuli. Nel 298 a.C. si riaprono
le ostilità e in soli tre anni i romani hanno ragione di tutti
gli alleati dei sanniti, vincendo la celebre battaglia di Sentino
e spingendosi sino all'Adriatico, sulle cui rive fondano Sena
Gallica, ovvero Senigallia. I sanniti sono costretti a retrocedere
e nel 290 ad arrendersi, capitolati, accettano come nuovo confine
con Roma il fiume Volturno.
Il Sannio si riduce, nel 268 a.C. cadrà anche Maleventum
ribattezzata Beneventum, l'Urbe controlla ormai quasi tutta
l'Italia centrale, da una costa all'altra. Lo spirito d'indipendenza
e la fierezza sannita si adattano a fatica alle nuove regole
imposte dai romani, che tuttavia permettono ai centri sottomessi
di mantenere forme autonome nell'organizzazione della vita cittadina
e confidano, come avverrà, nel tempo, per assistere al prevalere
del latino sulla lingua osca.
Quando nel
90 a.C. i popoli italici insorgono per rivendicare il diritto
alla cittadinanza romana sono i piceni e i sanniti a guidarli
e proprio i sanniti resteranno esclusi dalla concessione della
cittadinanza perchè rifiutatisi di arrendersi entro i termini
prefissati dai consoli. La guerra si conclude con la sconfitta
dei sanniti a Porta Collina nell'82 a.C., per opera di Crasso,
i superstiti sono sterminati per volontà di Silla.
Cinquant'anni più tardi gli eredi delle più autorevoli
famiglie sannite entrano con compiti di responsabilità nell'esercito
dell'Urbe.
Passano sei secoli e i Longobardi nel 570, mentre
Alboino conquistata Milano cinge ancora d'assedio Pavia, fondano
il ducato di Benevento, il cui capo Zottone ha il titolo di
Dux Sannitium.
Chiara è la volontà longobarda di ricollegarsi idealmente
ad un popolo guerriero di cui è sopravvissuta memoria e di cui,
affascinati, si sentono continuatori.
(n.15- 2002)