I SANNITI

di Davide Rossi

 


Nel sesto secolo a.C. nella zona del Lazio a oriente dei fiumi Aniene e Tevere è insediata la popolazione sabina, la cui città principale sarà Cunes, ricordata, secondo la tradizione, come luogo dei natali del re romano Numa Pompilio. In quello stesso periodo giovani sabini si spingono verso l'adriatico e il meridione, alla ricerca di nuove terre da assoggettare. Un secolo dopo danno vita ai primi insediamenti preurbani e si riconoscono in una comune lingua, quella osca, nata dall'incontro della lingua dei sabini con l'idioma etrusco della Campania e il greco delle colonie calabre. Strabone narra di loro come di un popolo spartano, rigoroso, guerriero e fa discendere il loro nome dal colle Sannio. Altri lo collegano al modo in cui i greci chiamano le lance sannite, saunìa.

Dediti alle attività militari, garantiscono nelle terre conquistate protezione ai contadini e ai pescatori in cambio dei prodotti del loro lavoro, si racconta che fossero tanto frugali da accontentarsi di case rimediate con i resti dei legni delle imbarcazioni in disuso. Del primo secolo del loro insediamento nell'Italia centro-meridionale, che li vede attestarsi lungo la dorsale appenninica, tra le attuali Marche e Campania, le sole costruzioni che ci tramandano sono i tumuli delle tombe, a struttura circolare e formati da terra e pietre. In seguito costruiranno anche luoghi di culto, quasi sempre nella prossimità di sorgenti d'acqua, simbolo vitale di fertilità, fecondità e abbondanza.

Ogni gruppo sannita ha un suo animale totemico il cui nome passa ad indicare la regione e gli abitanti dei luoghi occupati. Così il picchio, detto picos, trasmette il nome ai piceni, e il lupo, chiamato hirpos, è all'origine del termine che identifica gli irpini. La vicinanza con Roma è causa di attriti per il controllo del territorio e in particolare dei monti della Meta, ricchi di risorse metallifere.

L'alleanza romano-sannita del 354 a.C. sancisce la spartizione tra le due potenze delle terre dei Volsci e la scelta del fiume Liri come confine, tuttavia la pace è esile e di breve durata e infatti undici anni dopo, nel 343 a.C., si apre una lunga stagione di conflitti che dura mezzo secolo e si articola in tre momenti di guerra. Nel corso della seconda, nel 321 a.C., i sanniti, guidati secondo le cronache latine dal generale Gavio Ponzio, presso la valle vicina alla città di Caudium, l'attuale Montesarchio in provincia di Benevento, sconfiggono i rivali rimasti chiusi tra i monti e impongono loro la resa umiliante delle Forche Caudine.

Là successivamente correrà l'Appia antica e oggi l'area dello scontro è aperta campagna, sita tra i comuni di Arienzo, Forchia e Arpaia. Il celebre episodio vede i consoli capitolini Veturio Calvino e Postumio Albino e i loro soldati passare in ginocchio sotto un rudimentale giogo formato dai giavellotti sanniti. La sconfitta per Roma è cocente ed è costretta alla pace, nonostante infondate tradizioni orali e scritte più tarde sostengano il rifiuto del Senato a sottoscriverla. La pace in realtà è armata, i sanniti stringono alleanze con i sabini, i lucani, i galli senoni, gli umbri e gli etruschi, non da meno i romani si alleano con gli apuli. Nel 298 a.C. si riaprono le ostilità e in soli tre anni i romani hanno ragione di tutti gli alleati dei sanniti, vincendo la celebre battaglia di Sentino e spingendosi sino all'Adriatico, sulle cui rive fondano Sena Gallica, ovvero Senigallia. I sanniti sono costretti a retrocedere e nel 290 ad arrendersi, capitolati, accettano come nuovo confine con Roma il fiume Volturno.

Il Sannio si riduce, nel 268 a.C. cadrà anche Maleventum ribattezzata Beneventum, l'Urbe controlla ormai quasi tutta l'Italia centrale, da una costa all'altra. Lo spirito d'indipendenza e la fierezza sannita si adattano a fatica alle nuove regole imposte dai romani, che tuttavia permettono ai centri sottomessi di mantenere forme autonome nell'organizzazione della vita cittadina e confidano, come avverrà, nel tempo, per assistere al prevalere del latino sulla lingua osca.

 Quando nel 90 a.C. i popoli italici insorgono per rivendicare il diritto alla cittadinanza romana sono i piceni e i sanniti a guidarli e proprio i sanniti resteranno esclusi dalla concessione della cittadinanza perchè rifiutatisi di arrendersi entro i termini prefissati dai consoli. La guerra si conclude con la sconfitta dei sanniti a Porta Collina nell'82 a.C., per opera di Crasso, i superstiti sono sterminati per volontà di Silla.

Cinquant'anni più tardi gli eredi delle più autorevoli famiglie sannite entrano con compiti di responsabilità nell'esercito dell'Urbe.

Passano sei secoli e i Longobardi nel 570, mentre Alboino conquistata Milano cinge ancora d'assedio Pavia, fondano il ducato di Benevento, il cui capo Zottone ha il titolo di Dux Sannitium.

Chiara è la volontà longobarda di ricollegarsi idealmente ad un popolo guerriero di cui è sopravvissuta memoria e di cui, affascinati, si sentono continuatori.

 

(n.15- 2002)